Italianity

28 Lug

Nell’ufficio l’aria condizionata è rotta, i muri sono scrostati, nessuno mi ha risposto al telefono nei giorni precedenti, sul sito gli aggiornamenti risalgono al 2017. Accanto alle scritte “obbligo di mascherina” e “vietato fumare” c’è lo sportello e dietro c’è il dipendente pubblico, che in quel momento rappresenta l’Italia, senza mascherina e con la sigaretta in mano che mi chiede “lei che deve fa’?”.

Glielo spiego.

Ho già saputo da diverse fonti che a causa del covid le pratiche sono ferme da mesi: oggi stanno smaltendo quelle di marzo. Io ho fretta, non posso aspettare. Non si tratta di una questione di salute ed è stata una mia mancanza ridurmi all’ultimo momento (a onor del vero sto fori de sei mesi e se me fanno un controllo so’ cazzi).

Mi manda dalla collega che se ne occupa. Riassumo la situazione in versione melodrammatica, cercando di toccare un po’ l’istinto materno un po’ quello sessuale della signora e quella alla fine dice “calcola che ce stanno tipo 5000 pratiche accumulate… comunque appena torna l’altra collega vediamo che se po’ fa’”. Per farla breve, mi avrebbero dovuto dare l’appuntamento a fine novembre invece me l’hanno dato per lunedì prossimo.

Vivo nel Fuckin’ Nordeuropa da dieci anni e lì una storia del genere non è pensabile. Nel bene e nel male. Non voglio scadere nello stereotipo sull’italiano brava gente allergico alle regole ma ho pensato che questo aneddoto lassù non lo capirebbero, ne sarebbero forse disgustati. E a me fa strano, ma lo sento così “cosy”.

L’italianità è una sensazione dolceamara, un modus vivendi che un po’ fa sorridere un po’ fa incazzare. Penso che siamo un popolo abbandonato a sé stesso, anche a causa di sé stesso, che se può aiutare l’altro – senza che l’altro gli causi troppi cacamentidicazzo – lo fa volentieri. Siamo egoisti quando abbiamo paura di perdere il poco che abbiamo ma sappiamo ascoltare, inventare, impegnarci, trovare soluzioni, barcamenarci, cercare il meglio nel peggio e soprattutto sappiamo ridere anche quando ci sarebbe da piangere.

Buone vacanze ai neri che hanno il ritmo nel sangue alle donne che non sanno parcheggiare e agli omosessuali che si sanno vestire molto bene.

Disfunzioni à la belge

18 Giu

Ricevo una email della posta che mi dice che il 15 mi consegneranno un pacco, ma sono fuori casa.

Nella cassetta delle lettere trovo l’avviso di passaggio del postino che dice che dall’indomani posso ritirare il pacco all’ufficio postale vicino casa.

Il 17 mattina vado all’ufficio postale vicino casa con l’avviso di passaggio del postino, lo passo all’addetto, quello inserisce il codice nel Commodore64 che usano negli uffici comunali e dice no, guarda, è lo stesso caso del signore prima di lei (esticazzi?): il pacco non sta qui, sta al centro smistamento di Anderlecht. Allora chiedo quando arriverà da loro ma lui questo non lo sa però posso chiamare il servizio clienti che quelli sicuramente lo sanno.

Torno a casa e chiamo il servizio clienti. Per il francese premo 2, voglio informazioni su un pacco premo 2, ho il codice premo 1, non ero in casa al momento della consegna premo 1, ho ricevuto l’avviso premo 1, odio la musica free jazz punk inglese premo 3, parte la musichetta di attesa, ovviamente free jazz punk inglese, dopo una ventina di minuti mi risponde l’addetta.

Salve, è successo quello che ho scritto poc’anzi, mi sa dire quando il pacco arriverà all’ufficio postale vicino casa? Mi dia il codice, le do il codice, mmmh si trova al centro smistamento di Anderlecht, si questo lo sapevo ma quando arriverà? Eh questo non si sa, è tutto in ritardo per la pandemia, l’avviso che ha trovato nella cassetta era proprio per dire questo.

Fermiamoci un attimo.

Ho chiesto svariate volte se per caso avessi capito male ma no, è proprio così: il pacco è in ritardo ad Anderlecht QUINDI il 15 il postino passa lasciando un biglietto con scritto che il 16 posso andarlo a ritirare alla posta, io (come il signore prima di me e chissà quanti altri sventurati) mi reco alla posta dove mi dicono che il pacco non c’è perché sta ad Anderlecht e dio solo sa quando arriverà ma se chiamo il servizio clienti quelli me lo dicono subito giuro me cascasse il pisello, chiamo il servizio clienti che mi ribadisce che sta ad Anderlecht, aggiunge che questo carosello è tutta una strategia vincente delle poste per far sentire il cittadino meno solo e creare un po’ di movimento agli addetti dell’ufficio postale che sennò si annoiano tutto il giorno coi Commodore64 e che comunque dio solo sa quando arriverà.

Chiedo il senso di tutto ciò e la signorina mi ricorda gentilmente che siamo in Belgio e dico ah già merci au revoir. Bestemmio le antiche dvinità nordeuropee. Dopo un’ora mi citofona il postino con il pacco.

Buona giornata a chi ama il surrealismo perché in nordeuropa ha imparato l’arte di essere zen manco fosse un tempio shaolin.

Svariati motivi per non scrivere.

8 Giu

Se ultimamente sentite la mancanza di qualcosa di impalpabile che non riuscite ad afferrare, ve lo dico io: è tanto che non scrivo.

Non che uno aspetti direttamente che lo faccia, ma a livello inconscio la successione dei vocaboli che scelgo, assorbiti dall’occhio e quindi dal cervello, nei giorni successivi rilasciano delle endorfine che provocano un leggero benessere, moderata e immotivata breve euforia e in alcuni casi anche accenni di orgasmo, polluzioni notturne o squirting estremi. Ci sono dei corsi onlain, si chiama scrittura ricreativa subliseminale.


Quando è tanto che non scrivo le motivazioni possono essere svariate e visto che col telelavoro fate ancora meno di quando non facevate un cazzo in ufficio, andiamo ad elencarle.

– Non ho niente da dire, anche se sui social nessuno ne ha mai davvero ma lo dice lo stesso aggiungendo anche emoticons, foto, video, storie e cotillons.
– Ho tantissimo da fare nella vita reale che non ho tempo di pensare a quella virtuale, anche se tutti sanno che da anni mi dedico molto più alla seconda tanto che narra la leggenda che nella realtà io non esista più e tutti i neuroni, inclusi quelli bruciati, siano stati scaricati in un microchip emozionale inserito nel cervello artificiale di un automa con le mie fattanze e che il mio corpo fisico si trovi imbalsamato nel salone di una ricchissima fan molto anziana, usato come appendi abiti (dettaglio curioso: gli abiti non sono appesi sulle braccia).
– Le cose che sono accadute da capodanno 2020, che stavo malissimo a letto dicendomi vabbè dai inizio male così poi tutto andrà migliorando, mi hanno annichilito e ormai aspetto solo che Putin lanci un missile su Israele dicendo che è stata l’Europa insieme ai cinesi.
– Sono arrivati gli alieni sulla Terra si sono guardati in giro e sono scappati via gridando “voi siete matti” solo che nella manovra di decollo si è impigliata la corda dell’àncora dell’astronave (erano alieni oldskool) intorno alla mia caviglia ed ora sto fluttuando nello spazio siderurgico ma ancora riesco a scrivere perché il 5G cinese farà pure venire il covid ma funziona da paura, calcola che stiamo dalle parti di Saturno.
– Ho approfittato del sole nordeuropeo per abbronzarmi fino a diventare nero come il carbòn poi ho vinto un viaggio a Nuova York sono sceso dall’aereo sorridendo e un poliziotto m’ha sparato.
– Sto lavorando ad un progetto segreto per salvare il mondo dall’umanità insieme a due colleghi pangolini.
Onestamente: prima di febbraio voi sapevate dell’esistenza del pangolino?
– Non voglio alimentare il giro di affari dei colossi della tech che usano piattaforme gratuite come feisbuc per strapparci informazioni private con le quali si arricchiscono e ci ammaliano e ci manipolano e ci intortano e ci portano a casa loro e ci fanno bere e il mattino dopo non ricordi niente ma hai mal di testa e ti brucia il culo.

L’elenco potrebbe essere ancora molto lungo, potenzialmente infinito, tanto che sto cercando un editore per pubblicare un’ambiziosa serie di tomi intitolata “Infinite possibilità per non scrivere”.

Se avete altre idee per la lista di motivi per non scrivere, scrivetelo nei commenti o su uno scottex. Se conoscete un editore per favore mandatemi un messaggio provato. Se conoscete due gemelle ninfomani bisessuali pure.

Il “messaggio provato” è un refuso che però quando ho riletto mi ha procurato ilarità quindi ho deciso di lasciarlo sperando di procurarne anche a te, lettore attento che ti stai domandando perché cazzo continui a perdere tempo con i miei lunghissssimi post.

Panderia

21 Mag

Sono giorni che sto preparando un post lunghissimo e molto complesso che parte dalla sfera personale nella quale nel frattempo ho compiuto 41 anni e voi manica de stronzi non m’avete manco fatto l’auguri per poi spaziare a quella collettiva affrontando il tema della pandemia globale che da emergenza sanitaria presto chiudete tutto e baricateve in casa si è trasformata in emergenza economica aprite tutto mettete i saldi offrite il dessert se porti una fregna entri gratis il tutto ampliando l’orizzonte degli argomenti fino al riscaldamento globale alla globalizzazione alla riscaldizzazione al globamento riscaldale al capitalismo neoliberista estremizzato che preferisce l’estinzione del genere umano per far vincere i mercati quindi alla fine il mondo sarà un grande oceano senza più ghiacciai dove galleggeranno negozi gonfiabili senza commessi né compratori e cadaveri di animali esseri umani inclusi e quindi la luna consiglia: trasformatevi in pesci.

Però c’è il sole quindi preferisco uscire e non stare a perder tempo con le virgole che se ce pensi Saramago c’ha pure vinto l’Oscar come miglior punteggiatura originale.

Buona giornata a chi ha perso il conto dei giorni e degli anni e delle mezze stagioni e delle mezze misure e delle mezze maniche e delle mezze calzette.

MMDCCLXXIII a.U.c.

22 Apr

Quest’anno la poèsia è fuori tempo massimo perché anche se stamo in quarantena c’ho dumila cose da fa’ tra le quali du’ regazzini da bada’. Ma a 2773 anni figurate se Roma sta a vede’ che uno ariva co’n par d’ore de ritardo.

De Roma pòi di’ tutto eppoi l’opposto
Perché immezzo ar GRA c’è ‘n monno ‘ntero
E in tutto er monno nun ce sta antro posto
Che puro si casca a pezzi è così fiero

Roma da sempre è piena de disaggi
Se lamentamo da li tempi de Pasquino
Ma pare che è corpa solo de la Raggi
Si nella buca ce casca er motorino

Roma nun va bbene più a nisuno
Tutti vonno ‘na svorta a sta vergogna
Ma se trovasse mai si c’è quarcuno
Disposto a cambia’ nemmanco ‘n’ogna

Come te movi acciacchi quarche callo
A commercianti, preti o tassinari,
A li politicanti j’arovini er ballo,
Co li mafiosi e li palazzinari

E nun so’ mejo manco l’abbitanti
Che se lamentano der traffico, li vedi?
Tutti incazzati protestano, so’ tanti…
Ma ce fosse ‘n solo stronzo che va a ppiedi.

Roma sta ferma mentre tutto core
E noi coremo senza più guardalla
Ma lei ce guarda e piano piano more
Si nun se fermamo noi pe ripijalla

Ma da lontano sto gnappo s’è ‘mbucato
E de sicuro è ‘n pessimo elemento
Fa tanti danni da levacce er fiato
Che è mejo resta’ a casa chiusi drento

Ammazza tutti è davero na traggedia
Dice che ariva da ‘n pipistrello in volo
Ma si volemo tra pro e contro fa’ na media
Potemo disse che càpita a faciolo

Er monno girava forte come ‘n pazzo
Tutti corevamo senza sape’ ndo anna’
Nisuno ce stava più a capi’ un cazzo
Mo’ stamo fermi e potemo ripenza’

Ripenza’ ar senzo de le cose e un po’ de tutto 
A na normalità che era ammalata
Che pe na malatia che te pija brutto
Cià dato a tutti quanti na carmata

Tanti so’ morti e nun ce se po’ scherza’
Ma se po’ di’ che è superato er peggio
L’economia pe ‘n ber po’ tartajera’
Però mo’ c’è na cifra de parcheggio

Sta quarantena è na rottura de cojoni
Ma vale la pena de riflette sur Corona
Che se te pija te sfonna li pormoni
Ma che ha fatto ritorna’ l’aria bbona

Roma respira e sospira de sollievo
È tanto bbella da perdece la testa
Era dar tempo ormai der medioevo
Che nun stava così tranquilla a la sua festa.