I numeri della quarantena

31 Mar

Quarantena, giorno X.
Che non è “decimo” è proprio ics, ignoto.

Ho smesso di contare i giorni da quando ho deciso di vivere il presente, senza proiettarmi in un futuro ignoto, un futuro X, che essendo ignoto non è proiettabile. Sarebbe come mettere una sceneggiatura in un videoregistratore. Cioè la cosa strana sarebbe avere ancora il videoregistratore, ma comunque una volta infilata la sceneggiatura sarà rotto per sempre.

I giorni sembrano tutti uguali, ma solo ad uno sguardo superficiale. Un occhio che invece di guardare la luna che il saggio gli indica, guarda l’instagram di qualche zozzona che posta foto di lune, tramonti e chiappe de culo.

Ogni momento è unico e irripetibile ed ogni giorno ci si rompe il cazzo in maniera diversa. Le mura domestiche sono diventate il nostro carcere e se guardate cos’è davvero un carcere dovreste vergognarvi per averlo soltanto pensato.

Alla fine di tutto, niente sarà come prima.
O forse si ma noi no.
O forse noi no ma il resto si.
O forse un po’ e un po’.
Alla fine di tutto c’è l’ignoto.

È inutile proiettarsi nelle X a meno che non siano XXX.
Che non è “trentesimo” ma è VM18. 

Se vogliamo affidarci alla matematica, come spesso accade quando non si ha la più pallida idea di cosa stia succedendo (tipo dare il numero dei positivi senza contare tutti quelli che non sono stati tamponati o quelli che sono guariti senza manco saperlo, che senso ha nella big picture? Perché abbiamo bisogno di dati quando i dati molto spesso sono solo numeri? Cioè i dati sono sempre numeri, intendevo numeri in senso negativo, tipo quando ti accorgi che per la società sei solo un numero, senza nulla togliere all’importanza dei numeri ci mancherebbe, un mondo senza numeri darebbe i numeri: ma come potrebbe darli se non ci sono? C’è da impazzire all’interno di questa parentesi usciamone subito e non rientriamoci mai più) dicevo, restando in ambito matematico insensato ma necessario, VM18 può essere letto in numeri romano-arabi come (M = 1000, V =  5, ma la cifra anteposta rappresenta una sottrazione quindi 1000 – 5 = 995) + 18 = 1013. Se aggiungiamo i 30 di XXX otteniamo 1043 che sembra un numero primo ma non lo è.

Cosa significa questo? Che dobbiamo interpretare la cifra non come dato ma come data, cioè 10/43, ottobre 1943, mese e anno del rastrellamento del ghetto di Roma, quando migliaia di cittadini italiani vennero strappati dalle loro case e mandati a morire nei campi grazie a un’ideologia che ora stiamo rivalutando perché in fondo era solo folklore e tutto funzionava e la nostalgia è tanta e si vede che appendere il maiale a testa in giù non è bastato. Ma senza andare a toccare la coda di paglia e ricino dei nuovi fascisti moderati che esultano quando la gente affoga in mare, si può anche leggere la data come l’anno 1043, anno fondamentale durante il quale non è successo un cazzo a livello storico ma sicuramente nel piccolo ci saranno state coppie che si sono innamorate, bambini che hanno imparato a camminare, saranno state scritte poesie mai pubblicate, cantate canzoni ormai perdute, uccise persone per futili motivi come si usava all’epoca e insomma tutte quelle cose che uno dice “sono sempre uguali” ma no, non lo sono, sono uniche come i fiocchi di neve che compongono il grande mosaico del puzzle dell’universo in senso totale, quello per capirci – se mi state ancora capendo perché io mi sono completamente perso – che è tutto intorno a noi ma anche dentro di noi.

Senza il 1043 non ci sarebbe stato un 1044 e alla lunga nemmeno un 2020.

Forse qualcuno pensa che non sappia dove andare a parare, e in effetti lo pensavo anche io, nonostante fino a qui siano state disseminate svariate perle di saggezza che infilate a mo’ di collana farebbero fare all’umanità una bellissima figura in caso di evento mondano a livello galattico, e invece il cerchio anche questa volta quadrerà, perché la matematica può essere un’opinione, di questi tempi. E perché esiste Wikipedia.

Siamo partiti dalla quarantena, abbiamo vissuto il presente dando i numeri del passato e ci siamo ritrovati nell’universo con una bella collana di saggezza. E nell’Universo tutto prende un’altra prospettiva: il grande diventa piccolo, il piccolo diventa insignificante ma contraddicendo la frase precedente niente è insignificante anche se talmente piccolo da essere invisibile. Come un virus che può attaccare un sistema ritenuto infallibile fino a X giorni fa bloccando tutto e ponendo l’umanità di fronte a sé stessa e alla sua nuova collana. O come un minuscolo asteroide che volteggia da miliardi di anni nella fascia principale del sistema solare, insieme a centinaia di migliaia di suoi simili, e la parola “simili” non è usata a caso (come d’altronde nessun altra in questo testo, checché ne dicano i miei detrattori) perché simile non significa uguale.

E con ultimo sforzo finiamo questa storia.

Nel 1925 a Heidelberg, in Germania, un signore di nome Karl Wilhelm Reinmuth guardando nel cielo stellato col suo telescopio, come faceva da anni scoprendo un numero impressionante di asteroidi e dandogli i nomi più disparati, tra i quali pure Annafrank, notò un nuovo asteroide fluttuante tra l’orbita di Marte e quella di Giove (che è come dire “tra Shangai e Oriolo Romano”) e decise di dargli il nome della ragazza che amava in quel periodo che però continuava a chiedergli la luna e lui pensò mo’ non sarà la luna ma cazzo comunque è un pezzo di spazio voglio vede’ se non ce scappa almeno un pompino, e lo chiamò Beate. Ma insieme al nome associava sempre un numero, per rendere gli asteroidi davvero unici.
Il numero che volle associare a Beate è il 1043.

Possono partire i fuochi d’artificio.

Karl poi morirà all’età di 87 anni, 6 giorni prima della mia nascita, ma questo è un caso, se il caso può esistere in Universo che circonda tutta la realtà ed entra dentro di noi, più a fondo di quanto succede nei film XXX, togliendoci il respiro. Letteralmente.

Buona quarantena a chi mantiene l’equilibrio mentale e quello fisico guardando le zozzone sagge su instagram.

Umanità, terrorismo, cinismo e ricambio generazionale.

22 Mar

Bombe nella metro e all’aeroporto: quattro anni fa a Bruxelles accadeva l’impensabile. Impensabile quanto ora appaia “normale” quell’assurdità. Almeno i terroristi li puoi vedere, li puoi arrestare, li puoi combattere. Vuoi o non vuoi agiscono secondo una logica inumana, ma comprensibile alla nostra specie.

Ora la nostra specie, inclusi i terroristi, sta combattendo contro qualcosa che non si vede e che segue una logica non umana. Sta succedendo ovunque, la vera globalizzazione è questa. L’unico pensiero che mi permette di non impazzire è pensare che forse, nella tragicità del momento, ci possiamo ritrovare davvero come specie: Il virus sta facendo quello che il riscaldamento globale non era riuscito a fare.

Ma l’umanità è più forte di qualsiasi avversario che non riesca ad annientarla completamente ed è nei momenti di maggior difficoltà che si vede.

Quando la vita di ciascuno di noi è nelle mani dell’altro, quando la solidarietà può fare la differenza, quando ci rendiamo conto che i soldi non si possono mangiare, quando scopriamo quanto ci manca guardare la faccia degli sconosciuti in strada (leggi “il culo delle sconosciute”), quando ritroviamo il piacere delle cose semplici tipo giocare a carte sotto Xanax, quando abbiamo tempo da passare con le persone care (e magari scoprire che abbiamo sbagliato tutto e che era meglio restare scapolo o sposare il figlio del presidente di quella grande società come diceva tua madre o che forse 4 figli bastavano o che avresti dovuto fare medicina e non giornalismo o che dovevi continuare a suonare invece di lavorare nel negozio di tuo zio… aggiungete nei commenti altre possibilità che ci divertiamo, tipo “avresti dovuto perseguire il sogno di fare l’astronauta così ora te ne potevi andare in un posto sicuro”, dai è una nuova #quarantenachallenge), quando vediamo che se il sistema si ferma la natura ritorna a vivere, quando ci accorgiamo che siamo tutti ingranaggi di un meraviglioso meccanismo che comprende tutto l’universo e forse dovremmo scendere dal piedistallo di cristallo (scusate, adoro le assonanze) che ci siamo costruiti da soli alla faccia di tutti i disastri che abbiamo causato alla nostra casa…

È in momenti come questi che l’umanità dimostra tutta la sua forza e non si arrende: continua a litigare, a polemizzare, a sfruttare, a rubare, a dare la colpa agli altri, a guardare altrove, a cercare le pagliuzze negli occhi ignorando le travi nel culo.

Ed è in questi momenti che rispolvero il cinismo per non cadere in illusorie storie (scusate ancora) di presa di coscienza globale, di rinascita spirituale comunitaria e di evoluzione della società in senso ambientale, economico, sociale e culturale.

Ci spero, ma non ci credo più. Ci credevo da giovane poi invecchiando ho perso fiducia. Oggi un virus sta uccidendo gli adulti, magari è il ricambio generazionale necessario per far si che quelli che ci credono ancora, quelli dei Friday For Future, di Extinction Rebellion, di Occupy Wall Street, diventino la maggioranza e salvino il pianeta. Magari è solo che cerco un senso dove non c’è alcun senso, per rimanere in equilibrio.

Magari è solo che ho troppo tempo per pensare e quando penso se non mi metto a scrivere sento che la testa potrebbe esplodermi. E purtroppo per voi siamo nell’era del “condividi per esistere” quindi invece del diario segreto dei minipony uso i social. Sperando che, se mi è uscito, qualcosa di buono sia arrivato a qualcuno.

Tipo ai terroristi, che dopo aver letto sta manfrina insensata potranno scegliere di diventare il braccio armato di Greta Thumberg.

Equinozio

21 Mar
Stavo pensando ad un post sulla rinascita della vita insieme alla primavera in questo momento drammatico per l’umanità ma ormai si sono scoperti tutti artisti, poeti, navigatori, inventori, santi, eroi quindi l’avranno già scritto in mille e visto che coi pollini si risvegliano pure gli ormoni vado su youporn così me calmo.
 
Indossando la mascherina ovviamente.
 
Quella da porno amatoriale, ovviamente.
 
O da Ais Uaid Sciàt, se volete fa’ gli intellettuali.
 
E navigatori, inventori, poeti, santi ed eroi.
 
Mi inizio a preoccupare ma dissimulo. Però mi sa che non era proprio una semplice influenza.
 
Stringiamoci a coorte, che non ho mai capito capito che cazzo significa, ma in questo caso spero sia tipo quando i leoni marini creano quel fantastico tappeto mobile sulle spiagge dell’Antartide (controlla se in Antartide ci sono i leoni marini prima di postare), ovviamente in senso virtuale visto che tocca sta’ lontani.
 
Ma dimme te, ma come evento storico non bastavano le torri gemelle?
 
Buon uichènd a chi viaggia con la fantasia e però lo bloccano perché ha starnutito e se ritrova in quarantena pure nell’immaginario.

Lockdown on it

18 Mar

Il virus ormai si è diffuso in tutto il mondo. Anche in Belgio, dove erano convinti di essere immuni.

Da oggi a mezzogiorno anche il (bucio del) cuore d’Europa è in lockdown totale e si può uscire di casa solo ed esclusivamente per recarsi a lavoro, fare la spesa, correre al parco, andare alla posta, andare in banca, andare in libreria, portare i figli all’asilo e per motivi di salute. Ah e ovviamente per andare dal parrucchiere, ma solo un cliente alla volta.

Sarebbe facile prendersi giuoco di chi come prima misura di sicurezza ha eliminato i voli per e dall’Italia, pensando che il virus fosse un prodotto nostrano, tipo la pasta alla carbonara (panna, prosciutto cotto e cipolle) Panzani da scaldare al microonde, ma in realtà capisco che per accettare una situazione così assurda ci voglia tempo.

E poi parliamoci chiaro: poteva il resto del mondo sospettare che per una volta l’Italia andasse presa come esempio da seguire?

A noi, come nucleo famigliare dico, non ci è cambiato molto perché eravamo in auto-quarantena dall’8 marzo nonostante tutti ci prendessero per pazzi. E invece tiè, Italians do it better.

Su queste pagine di solito mi lamento del mio paese (d’altronde è sport nazionale) ma stavolta vorrei elogiarlo perché vedere i miei connazionali che seguono le regole (vabbè almeno per una buona percentuale), si aiutano a vicenda e soprattutto inventano modi creativi e ironici per passare questi giorni drammatici mi fa anche rimettere in discussione certe scelte di vita. Cioè l’idea che i miei figli crescano con la mentalità belga – quella che ti vuole in quarantena ma coi capelli a posto – mi uccide.

Comunque l’importante in questi momenti è mantenere alto il livello della retorica e mi pare che ci stiamo riuscendo benissimo.

La cosa fondamentale adesso è usare il tanto, troppo, tempo libero a disposizione per riflettere.

Erano anni che non ci concedevamo questo lusso. O almeno voi, visto che io penso talmente tanto e da tanto tempo che nella mia testa siamo già nell’anno 4356, il mondo è un unico grande paese meticcio (le razze si sono estinte a partire dal 3163 con l’editto globale antirazzista totalitario che ha vietato la riproduzione tra persone dello stesso colore per arrivare ad una popolazione color nocciola dagli occhi allungati, fisici atletici e già tatuati – quest’ultima caratteristica si era già sviluppata intorno al 2378 e gli scienziati non se la sono mai spiegata) che crede in un Dio che non esiste e non rompe il cazzo a nessuno (grazie al ritrovamento di un antichissimo libro portato da una cicogna a due pastorelle ninfomani bisessuali, nel quale c’era scritta tutta la verità ed era una verità talmente comoda e piacevole per tutti che l’umanità si è convertita in un batter d’occhio anche se il Vaticano Israele e l’Islam si sono coalizzati per sconfiggere questo nuovo credo ma si sono ritrovati praticamente solo il Papa quattro rabbini e cinque Imam che pareva l’inizio di una barzelletta stupida e allora se ne sono andati in un bordello – kosher e halal – a festeggiare la fine dell’oppio dei popoli, fumando vero oppio) vive in pace e prosperità senza soldi ma con tanto amore a 360 gradi ed energia rinnovabile, che poi coincidono.

Si può riflettere su cosa sia la vita, sul nostro sistema sociale basato sul produrre e consumare a ritmi vertiginosi non avendo tempo manco per cucinare una cazzo di carbonara come si deve, su cosa facciamo per migliorare noi stessi e quindi il mondo, sul fatto che sono gli altri che devono migliorarsi perché io già vado bene così, sul fatto che forse tutta sta storia sia organizzata da qualcuno che ci guadagna sul breve o sul lungo periodo tipo Netflix e Amazon o i Cinesi e il gruppo Bondersbock, del quale ancora non avete ancora sentito parlare perché infatti puntano al lunghissimo periodo (io li ho visti uscire allo scoperto solo nel 2789 dopo la Terza Guerra per i Server), su cosa preparare per cena, su come muoversi rapidamente per casa evitando di incrociare figli e congiunti, su chi siamo veramente e cosa vogliamo veramente.

É un momento assurdo, una prima mondiale alla quale nessuno era preparato (a parte le decine di film e libri apocalittici che ci hanno mostrato tutti gli scenari possibili). Un momento in cui riscopriamo che questo pianeta è piccolo quanto noi e che siamo tutti sulla stessa barca, senza distinzioni geografiche, religiose, economiche o anagrafiche. Un momento in cui ci ritroviamo, forse per la prima volta nella storia moderna, uniti come umanità. E per la nostra salvezza dobbiamo isolarci. Proprio adesso che ci siamo ritrovati. Una sceneggiatura pessima.

Speriamo solo che il finale sia uno di quegli happy ending patinati con la musica strappacore in cui tutti hanno capito gli errori e quando usciremo dalle case l’aria sarà pulita, gli animali saranno liberi di scorrazzare ovunque, i mezzi inquinanti saranno vietati, le richezze verranno equamente distribuite, i pesticidi saranno aboliti, ognuno coltiverà la propria  verdura e la propria erba, la droga sarà legalizzata, ci saranno sound system ovunque (di tutti i generi musicali tranne il reggaeton) e si ballerà tutti insieme, sorridenti, sudati ed empatici, fino all’alba di una nuova era, quando il meteorite finalmente colpirà la Terra e i dinosauri potranno fare il loro leggendario ritorno.

Buona quarantena a chi riesce a stare fermo senza pensare a niente e a godersi il presente, che bello o brutto che sia è pur sempre un presente per chi ce l’ha.

The rhythm of the Covid

12 Mar

Anno ventiventi, inizi di marzo, Europa “unita”.

L’umanità è segnata, il virus ormai è fuori controllo, moriremo tutti.

Cioè tipo di vecchiaia, di incidenti stradali, di malattie veneree contratte ai soliti festini dove ci scambiamo siringhe e umori con sconosciuti (ritorneranno, non disperate), di infarti, di soffocamento, di attacchi terroristici, di noia, d’amore. Ma anche di Covid19, detto Corona perché comunque, piaccia o non piaccia, the rhythm of the night ha fatto storia.

Scrivo dal Belgio, paese dove miracolosamente i casi sono pochissimi, grazie alla geniale strategia medica detta “dello struzzo” che consiste nel non fare test a meno che non stai pe’ mori’: meno test, meno risultati positivi, meno malati.

Qui le scuole continuano ad essere aperte, si va a lavoro, in ospedale, in palestra e fino a 999 persone possono radunarsi tranquillamente, perché da una ricerca pare che il virus prima di diffondersi conti i presenti. Infatti noi ci siamo auto messi in quarantena e non apriamo nemmeno agli esattori delle tasse. Che tra l’altro bussano da due giorni.

Vorrei scrivere delle banalità sul ritrovare il tempo perduto, riscoprire la famiglia, perdere i contatti con l’amante, quando c’è la salute c’è tutto, i soldi non fanno la felicità… ma sono impegnato a trovare dei modi creativi per passare il tempo con i miei cari. Leggiamo libri, recitiamo poesie, ascoltiamo musica, raccontiamo storie… ma per le altre 10 ore non sappiamo cosa cazzo fare.

Tra l’altro siamo una famiglia intellettuale e responsabile quindi non abbiamo la TV e non usiamo Amazon, ma ho appena ordinato 4 televisori con Prime. Anzi 5 che se la quarantena si prolunga hai visto mai che arriva pure il terzo figlio? In realtà ci stiamo provando da mesi ma la mia compagna non sa che me so’ fatto la vasectomia.

Fermare tutto quanto non è per forza un male. Sostengo da sempre che abbiamo creato un sistema che non è umano ed ora che si tratta di proteggere la salute dell’umanità esitiamo per proteggere l’economia. Mi sembra folle. Sarebbe come se per aumentare l’economia fottessimo le risorse del pianeta e alimentassimo un cambio climatico che potrebbe spazzarci vi… ah già.

Quando ci si ferma è bello dire che poi si sarà pronti a ripartire ma per una volta concentriamoci sullo stare fermi a riflettere un po’ su chi siamo e su cosa vogliamo davvero. In tempi di crisi (che qua le crisi non ce mancano) bisogna attingere alle proprie risorse e forse il senso di risorgere è proprio questo, checché ne dicano dizionari ed etimologi, ricercare le proprie risorse, pescare nel nostro profondo e tirar fuori cefali di conoscenza che potranno sorprenderci, una volta messi sulla brace della realtà che muta. Muta perché per pescare è meglio indossarla e muta perché con poca gente in giro c’è molto silenzio. E in qualche post fa ho scritto delle cose molto profonde sul silenzio che ora non ricordo (non mi rileggo mai, scrivo troppo e mi rompo i coglioni alla seconda riga) ma se volete potete andare a cercare e riassumere qui nei commenti, insieme ad una parola di conforto e se siete delle belle tope potete anche mandarmi delle foto zozze in privato così vi sentite meno sole.

Qualcuno ha detto: ricordate che non siamo soli, siamo solo isolati. E penso che sia una bella frase, se letta nel modo giusto. Che in altri modi è inquietante.

Buona quarantena a chi crede in sé stesso ma anche nell’umanità che in fondo non è altro che l’insieme di miliardi di sé stessi.

(Scritto e riletto solo fino alla seconda riga perché poi mi sono rotto i coglioni, se ci sono errori o concetti che possono farmi perdere consenso avvertitemi che correggo subito!)

Quello che nessuno vi ha mai detto sul coronavirus e ci sarà un perché.

7 Mar

Il problema spesso più che il problema stesso è parlare continuamente del problema.

Spegnete la TV, accendete il cervello e uscite di ca… ah no, meglio di no.

C’è gente che ancora non ha capito che la pericolosità del virus non è per noi giovani belli e abbronzati (cit) ma è che noi giovani belli e abbronzati (cit) potremmo essere portatori sani e portarlo sanamente a qualcuno che poi lo porta a qualcun altro che poi lo porta a una farfalla che sbatte le ali in Oklahoma e qualcuno più debole potrebbe morire in Brianza. Quindi non dite che “tanto è solo un raffreddore”, come dei novax qualsiasi e piuttosto seguite le consegne. Soprattutto quelle a domicilio se non potete uscire di casa.

Poi ci sono i complottisti ma quelli è inutile ascoltarli che tanto sono pagati dalle lobby dei rettiliani per sterminare il genere umano attraverso la diffusione della teoria gender.

È una guerra umanità versus virus, (che come tutti i nemici si somigliano – https://youtu.be/DoANmDxZFO0) e tutti sanno che in tempi di guerra è bene fare scorta di conserve, infatti sono state prese d’assalto le nonne. Così se non ci pensa il corona ci pensa il botulino, quello che muori con le labbra a canotto.

Essendo finite le nonne (erano rimaste solo quelle vegane, tre in tutta Europa) sono andato al supermercato per i beni di prima necessità: casse di Prosecco, lattine di birra, cioccolata, gocciole, crostatine, patatine, noccioline, geeeeelatiii, Boooorghettii, pasta liscia (era rimasta solo quella mortacci vostra), carta igienica lavabile, acqua per la pasta pronta all’uso già salata e bollita in comode taniche termiche da 15 litri, sale rosa dell’himalaya in quantità da ricostruire lo stesso Himalaya in scala 1:10 e lo zenzero, perché fa bene a qualsiasi cosa.

Poi mi sono ricordato di un proverbio cinese (che ho letto con la mascherina, tranquilli) e ho preso tre galline e una mucca per avere sempre a disposizione uova e latte. Solo che pare che non funzionino e iniziano pure a puzzare, mi sa che devo riportarle dal macellaio.

(Che poi il detto cinese parlava di pesce e me sa che manco era cinese.)

Oltre all’amuchina cercate il buonsenso: evitate posti affollati ché tanto nessuno ci farà caso, lavatevi spesso le mani e pure le ascelle e fatevi il bidé zozzoni, tossite e scatarrate in maniera composta coprendovi con l’incavo del gomito o se ci riuscite del ginocchio, se potete indossate una mascherina da ospedale o da arlecchino o da pornazzo amatoriale a seconda del mood, evitate i baci, gli abbracci e i preliminari in generale e andate dritti al sodo, anche se con sta storia del metro di distanza se riuscite a fare all’amore siete dei fenomeni.

Abbiate fiducia nei nostri govern… nella nostra informaz… nel nostro siste… in Vostro Signor… vabbè niente, però state tranquilli che alla fine tutto passa, in un modo o nell’altro. Ma magari non nell’altro, dai.

Mentre scrivo ste cazzate c’ho tosse e mal di gola e spero che il karma non faccia brutti scherzi, che ho sempre creduto in lui.

Ecco, abbiate fiducia nel karma, che è la virtù dei forti.

Buon uichènd a chi sta in quarantena anche se non gliel’ha detto nessuno perché tanto ormai siamo tutti alienati asociali schermodipendenti.

Scegli

18 Feb

Scegli una bella casa, un lavoro di merda, uno schermo grande come una parete grande che ci vorrebbe un pennello grande, scegli un abbonamento ai film alla musica al web allo shop online al sesso virtuale, scegli tutti i desideri che non potresti realizzare ma che basta indebitarti per poter ottenere qualcosa di bello e prezioso che non serve a un cazzo se non a farti dimenticare per un piccolo momento che la vita di merda che hai scelto l’hai scelta proprio per poter godere di quel piccolo momento che ti fa dimenticare il resto, scegli di far finta di aver capito la frase precedente, scegliti gli amici, i nemici, gli amori, gli obbiettivi, tipo il grandangolo e il tele, il super tele, il freesbee, i racchettoni, le infradito, l’infrachiappa, gli occhiali a infrarossi che si vede sotto i vestiti che in realtà è una fregatura ma li vendevano sui giornaletti insieme alle scimmie di mare e ci sono cascati a migliaia, scegli una musica che parte piano e sale in un climax micidiale, tipo che da due note di pianoforte minimale si arriva ad un’orchestra di cento elementi con supporto di cassa dritta distorta, in due minuti e mezzo, poi silenzio, che è il rumore più assordante che esista perché esplodono i pensieri tutti insieme in una gang bang psichedelica che in realtà voleva essere big bang ma si sa come sono fatti i lapsus, scegli di guardare dritto e camminare dritto e stare sempre dritto anche quando ti vorresti piegare perché il piegamento non è socialmente accettato, la flessibilità si ma il piegamento al massimo è quello che fai la mattina per essere tonico, scegli un’acqua tonica, scegli uno snack senza glutine, senza olio di palma, senza zucchero, senza leggere gli altri ingredienti, senza badare al quintale di plastica che lo imballa, scegli di non guardare cosa c’è dietro, scegli di dare la colpa a qualcun altro, scegli di ignorare i problemi che non ti toccano direttamente come nella poesia di Neruda che alla fine quando vennero a prendere lui non c’era più nessuno, scegli di controllare su gugol per scoprire che Neruda non c’entrava un cazzo ma era il pastore tedesco Martin Niemöller, scegli di non pensare che un cane lupo possa scrivere cose così profonde perché non farebbe ridere nemmeno un bambino di 40 anni, scegli un bicchiere mezzo pieno, perditi in un bicchiere mezzo pieno perché perdersi è l’unico modo per ritrovarsi quando capisci che puoi scegliere di non scegliere quello che è stato scelto da altri e che gli altri non sono tutti quindi è meglio che scegli tutti gli altri, per ricominciare a scegliere chi sei: è una tua scelta.