Fine enta

12 Mag

Oggi iniziano i miei ultimi 365 giorni negli “enta”.

Non che sia una cosa brutta. Manco bella. Funziona così da quando sei piccolo: ogni anno si compie un anno in più, senza eccezioni. A meno che non ti fai ibernare. Ma quello è un trucco che neanche si sa se funziona e soprattutto anche in quel caso gli anni passano comunque. Cioè ti ritrovi a 700 anni con l’aspetto di quando ti sei fatto ibernare e senza un briciolo di esperienza in più. Con tutti i tuoi amici e famigliari morti da anni. Mi pare una cosa abbastanza stupida. Ma d’altronde la gente fa la fila di notte davanti ai negozi per comprare il telefonino appena uscito quindi de che stamo a parla’? È che noi anziani poi andiamo così a braccio, ci confondiamo tra ricordi e film visti da giovani, tra canzoni e frasi sussurrate all’orecchio nel buio di un caldo abbraccio, tra desideri reali e pubblicità accattivanti, tra cose che abbiamo fatto e cose che non si sarebbero dovute fare ma che rifaremmo mille volte ma che non vorremmo facessero i nostri figli ma che però rifaremmo mille volte e spesso siamo ripetitivi perché ci confondiamo tra una vita che avremmo voluto vivere e quella che stiamo vivendo e non sappiamo quale sia la più bella. Guardandosi indietro si vedono cose piccole che prima sembravano enormi, si sente un calore dolce amaro per quello che non può più tornare ma in fondo è dentro di te. Guardando avanti si vede sfocato, perché non trovo gli occhiali, e perché è meglio guardare dove ti trovi adesso. Adesso tutto va bene, un anno è passato e molto è cambiato anche se giorno dopo giorno non sembra. Altri anni si spera che passeranno. I cambiamenti spaventano ma senza cambiamenti sta vita sarebbe un’infinita rottura di coglioni. A sette anni ero felice ma se oggi fossi ancora lì a cantare le canzoni di Cristina D’Avena e giocare coi Masters ci sarebbe qualcosa di storto. La felicità cambia con gli anni. Anche se comunque i personaggi dei Masters sono molto più fichi delle puttanate con cui giocano i bambini di oggi. Invecchiare significa non capire più i giovani, criticare i loro usi e costumi, la loro musica di merda, i loro capelli ridicoli, i troppi tatuaggi. Forse è solo invidia. Siamo ripetitivi, nostalgici e pure noiosi. La vita è un misto di emozioni riassumibili in allegria nostalgia rabbia disperazione gioia dolore godimento ma forse la vita non è riassumibile è solo vivibile e per alcuni non lo è nemmeno troppo quindi che cazzo state lì a lamentarvi? È che noi anziani ci lasciamo andare a questi flussi interminabili ed è per questo che i giovani non ci capiscono, perché in effetti la cosa è reciproca. Quindi ora vado a cercare un bel cantiere da guardare con le mani dietro la schiena canticchiando canzoni degli anni 90 guardando con odio le diciottenni coi capezzoli in trasparenza e pensando che si stava bene quando si stava meglio ma si sta meglio quando si sta bene e in fondo si sta bene anche qui in fine “enta” e avoja a te a quanta acqua ha da passa’ ancora sotto i ponti.

Insomma mi e ci faccio tanti auguri.

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Progetto di rinascita

17 Apr

Quando torna la primavera (con circa un mese di ritardo ‘tacci sua) torna la voglia di rinascita, tipo Gesucristo a Pasqua, e i progetti si moltiplicano e le idee fioriscono e la creatività s’impollina e mentre l’arietta frizzante ti solletica la pelle e i pollini ti solleticano le mucose nasali (ricordandoti che sei nato in città e che la natura ti è avversa ma per fortuna fai parte del genere umano il quale ha inventato gli antistaminici e quindi alla fine sei mejo te) e il cielo azzurro e gli alberi in fiore fanno da sfondo a tutto questo spettacolo di vitalità esplosiva ecco che ritorna l’ancestrale problema delle gonnelline svolazzanti e delle magliettine senza reggiseno e quindi tutte le idee alla fine sono incanalate in una sola direzione accompagnate da litri di birre ghiacciate per raffreddare il tutto.

Vivere una favola

12 Apr

Era un giorno imprecisato tra gli 80 e i 90 e avevo appena infilato una musicassetta nello stereo per ascoltare per la prima volta in un intero album quello che sarebbe poi diventato un pezzo fondamentale della mia personalità tanto da dare, quasi trent’anni dopo, il suo nome a mio figlio.

Il bambino dell’epoca ascoltò con interesse quelle poesie cantate e rimase colpito dal verso “cosa non darei / per stare su una nuvola”. Iniziò ad immaginare una sensazione di ovattamento, di morbidezza ma anche di altezza e di vertigine, di guardare giù il mondo piccolo piccolo e saltare e rimbalzare su quella gomma bianca avvolgente.

Poi sono successe una cifra di cose, perché trent’anni sono lunghissimi, anche se non sono niente di fronte all’eternità, tra le quali possiamo brevemente rammentare a caso la prima volta che ho fatto all’amore, le Twin Tower, il trasferimento a Bruxelles, la morte di mio nonno, la nascita di mio figlio, la Roma che vince col Barcellona.

E così arriviamo ad oggi.

Stamattina quando ho guardato fuori dalla finestra il primo istinto è stato quello di mettermi a piangere e urlare, sbattere la testa al muro e chiedere a Vostro Signore perché ho sbagliato tutto e mi sono andato ad impelagare con tutte le scarpe nel Fuckin Nordeuropa ma per fortuna c’era mio figlio e ho dovuto mantenere la lucidità e la calma.

Il cielo era completamente bianco e i tetti avvolti dalla nebbia. Ma era una nebbia densa, strana, come fosse una… una…

E il bambino degli anni 80, quello che comunque sta sempre là, risvegliato in qualche modo dal bambino di oggi che porta il nome del poeta che da sempre mi accompagna nei momenti di difficoltà (ma anche di gioia o di rabbia o di amore o che insomma è tipo il nero che sta bene su tutto) mi ha ricordato quel verso di quella prima canzone di quella musicassetta. E allora ho preso mio figlio in braccio e gli ho detto a bassa voce “Vasco guarda fuori: stiamo su una nuvola!”.

E in quel momento, guancia a guancia, io peloso lui morbidissimo, a cercare la bellezza nella nebbia di un paese che odio e amo come tutte le cose importanti, ho pensato che invece non c’è niente di sbagliato in quello che ci succede nella vita. Possiamo cambiarlo o dobbiamo subirlo, ci rende felici o ci uccide dentro ma comunque è quello che succede nella nostra vita. È la nostra vita.

È la nostra favola.

Un po’ di musica

12 Mar

Una parte di me vorrebbe tornare indietro
a quando c’erano i capelli
e tutto era più leggero
tranne la musica.

Una parte di me vorrebbe saltare in avanti
a quando il mondo avrà deciso
se divorare sé stesso
o cambiare la musica.

Ogni parte di me spinge o tira
in direzioni differenti
mentre seduto in poltrona
metto un po’ di musica.

(tratto da “Poesie improvvisate”, edizioni mentali, 2018)

Alle donne

8 Mar

A Natale c’è “Una Poltrona Per Due”,
l’otto marzo c’è “Alle Donne”.

Alle Donne (light remix)

Auguri alla prima donna che ho incontrato, quella che mi ha dato la vita.
E all’ultima, quella con la quale questa vita la voglio dividere.

Auguri a quelle che ho conosciuto, che conoscerò e che ho dimenticato.
Auguri a quelle che mi hanno voluto bene e anche a quelle che non mi hanno voluto, che non sanno cosa si sono perse.

Auguri alle amiche, alle parenti, alle conoscenti, alle vicine e alle colleghe.
Auguri alle nonne, alle mamme, alle figlie.

Auguri alle stronze, a quelle col cuore spezzato, alle incredibili romantiche, a quelle che amano divertirsi senza paura di esser chiamate zoccole, a quelle che sognano il matrimonio, a quelle che sposano un vecchio pieno di soldi, a quelle che sono fedeli al proprio uomo, a quelle che tradiscono senza problemi, a quelle che scelgono sempre l’uomo sbagliato.

Auguri alle donne che amano le donne.

Auguri alle donne che usano il proprio corpo per fare successo, a quelle che lottano affinché il corpo di una donna non sia considerato merce, a quelle che odiano i maschi perché nessuno se le scopa, a quelle che non si piacciono anche se non ce n’è motivo.

Auguri alle donne che non hanno tempo di pensare ad una gravidanza perchè sennò devono saltare la palestra, a quelle che dedicano la propria vita alla famiglia, a quelle che hanno una propria vita, una propria famiglia e vanno pure in palestra.

Auguri alle donne che sanno di essere belle, a quelle che lo sono ma non lo sanno e a quelle che credono di esserlo ma non lo sono. Auguri alle donne che se ne fregano di come sono e riescono ad essere molto più piacevoli di tante altre.

Auguri alle strafiche.
Auguri ai catamarani.

Auguri alle donne che vogliono fare gli uomini, a quelle che li detestano, a quelle che non riescono a farne a meno, a quelle che si sentono superiori, a quelle che si sentono inferiori, a quelle che si sentono uguali, a quelle che si sentono diverse.

Auguri alle donne che hanno cambiato la storia del mondo, che ci hanno fatto sognare, che ci hanno fatto innamorare. A quelle che restano sempre nell’ombra, a quelle che si espongono in prima linea, a quelle che fanno la differenza, a quelle che sono morte per farla.

Auguri a quelle che se la tirano e a quelle che la danno.

Auguri alle donne intellettuali, a quelle simpatiche, a quelle sensuali, a quelle alla moda, a quelle alla moda alternativa che è sempre moda ma non è percepita come tale, a quelle femminili, alle “maschiacce”, a quelle sempre in tiro, a quelle sempre in tuta.

Auguri alle donne che sanno far ridere, che sanno eccitare, che sanno far riflettere e sanno cucinare.

Auguri alle cretine, a quelle che fanno finta di essere cretine, a quelle che non sanno neanche fare il caffè.

Auguri alle shampiste, alle professioniste, alle suore e alle mignotte.

Auguri alle donne che non possono denunciare un marito o un padre brutale, a quelle che subiscono molestie sul lavoro, a quelle che non potranno mai più dimenticare una violenza.

Auguri alle donne che sopportano, che rispondono, che reagiscono.
Auguri a quelle che non ci riescono.

Auguri alle donne che vengono vendute, comprate, maltrattate, uccise e mutilate.
Auguri alle donne lapidate, incarcerate, schiavizzate ed umiliate.

Auguri alle donne vittime di una cultura che va avanti da millenni, che crea una giornata mondiale per far guadagnare i fiorai, le pizzerie e i locali di strip maschili. Auguri alle donne di tutto il mondo che di una giornata come questa non se ne fanno un cazzo.

Auguri a tutte le donne che non credono in questa festa, perchè le battaglie per i diritti si combattono giorno per giorno, non una volta l’anno.
Ma che comunque se ricevono un mazzetto di mimosa sono contente e ti sorridono.

Perchè sono donne.
E sono la cosa più bella che esista a questo mondo.

CesKoZ recita la Divina Commedia

7 Mar

In questa cupa stagione di superficialità ed ignoranza ostentata spetta agli artisti riportare la cultura alla sua centralità ed importanza nella società.

Purtroppo tutti gli artisti erano impegnati e allora m’hanno chiamato a me che non c’avevo niente da fa’.

Esternazione Reale

1 Mar

Non è importante scrivere, disegnare o comporre: l’importante è tirar fuori. Un disegno può essere il capitolo di una canzone scolpita in una fotografia dipinta danzando. La sostanza cerca di assumere una forma o forse la forma sta in forma perché ha assunto una sostanza. Quindi ora la sostanza ha un lavoro ed un salario, che sembra qualcosa col sale invece spesso è molto sciapo.
Sciapó, tuscé, selavì.

Tirar fuori non significa razionalizzare anzi significa il contrario e cioè erazzilanoizar che in una lingua inventata potrebbe voler dire “tutto” e “niente”. La stessa parola per due concetti così contrastanti creerebbe confusione ed è per questo che quella lingua è morta prima di nascere rimanendo inventata, una condizione talmente perfetta da non poter essere reale.

Ciò che è reale appartiene al re, ma la realtà è di tutti. Per questo dobbiamo sovvertire il re, non ne abbiamo bisogno. In realtà non abbiamo bisogno del reale, né del reame. Il mondo è il nostro reame reale e si fotta il re e tutta la sua corte. Le bugie hanno le gambe a corte: ti convincono che ti serve un re e invece sei tu che servi lui. Ma a lui non servi, a lui non serve niente perché ha tutto. Dobbiamo riprendercelo.

Dobbiamo riprenderci tutto.
Dobbiamo riprenderci tutti.
Tiriamo fuori sostanze in varie forme.
Formiamo varie sostanze.
E si fotta la Sua volontà.