Archive | luglio, 2013

PER ESEMPIO

19 Lug

Qualche anno fa girava una bellissima pubblicità progresso (che sembra un ossimoro, tipo “guerra civile” o “bombe intelligenti” o “rivoluzione pacifica”, invece se fatti bene questi spot hanno un altissimo potenziale educativo, ora scendo dalla cattedra ed esco dalla parentesi, ciao) in cui si vedevano degli adulti con figli al seguito, in comportamenti sempre peggiori, dal fumare una sigaretta allo gettare per terra i rifiuti, alla crisi di rabbia, al razzismo, alla violenza sulla donna… E accanto all’adulto era impressionante vedere questi bambini fare lo stesso. Il testo era più o meno “loro guardano, loro imparano”; una campagna per sensibilizzare i neo genitori ma più in generale tutti i cosiddetti adulti ad avere un’influenza positiva.

Quando i bambini fanno qualcosa di sbagliato è compito dei genitori fargli capire l’errore con un rimprovero, un discorso o un castigo, a seconda dei casi e degli stili. Ma cosa succede se sono i genitori stessi a comportarsi male? Un bambino cresciuto in un clima di violenza o di illegalità assorbirà quei valori prendendoli per buoni, seguendo l’esempio di chi per lui rappresenta una guida.

Gli italiani sono un popolo allegro, generoso e caoticamente indisciplinato, siamo un po’ bambinoni. Non vi incazzate, è uno stereotipo calzante: parliamo a voce alta, passiamo avanti nelle file, supplichiamo lo sconto, siamo insistenti, scarichiamo le colpe, ci prendiamo confidenze a volte invasive, cerchiamo un modo di sfangarla anche quando si tratta di pagare un biglietto dell’autobus. E’ una generalizzazione semplicistica ma molto vicina alla realtà, non prendiamoci per il culo. Vivendo nel fuckin’ nordeuropa questa cosa la sento ancora di più, sia osservando i miei connazionali qui (nonché me stesso, ma in quanto analista super partes godo dell’immunità, anche perché un’altra nostra caratteristica è quella di criticare sempre tutti… GLI ALTRI; tipo l’italiano all’estero che dice “io odio gli italiani all’estero”, come se lui fosse uno svedese a Stoccolma; ora richiudo la parentesi, è che si sta bene qui dentro, ci si sente più liberi, è come una frase sussurrata all’orecchio del vicino durante un monologo teatrale, che in effetti quello potrebbe pure girarsi incazzato per zittirti… vabbè passo e soprattutto chiudo), che ad ogni ritorno a casa. Purtroppo sembra che ultimamente le cose stiano peggiorando, all’allegria e al simpatico “famose i cazzi nostri ma volemose bene” sono subentrate rabbia e insoddisfazione. Se prima ci bastava un piatto di pasta che basta aggiungere una seggiola, ora la pasta me la magno tutta io e la seggiola la devi paga’. La corsa a chi è più furbo a passare avanti si è trasformata in corsa a chi è più stronzo e per passare avanti ti butta fuori strada. Mi sembra di vedere un paese allo sbando, senza nessuno che abbia il potere per dire adesso basta, fate pace e andate a giocare insieme.

Siamo una classe in gita scolastica ad Amsterdam mentre i professori sono chiusi in albergo presi solo da loro stessi.

Che, voglio dire, se lasci dei sedicenni sciolti per Amsterdam li rendi felici, ma ad un certo punto finiranno i soldi dei genitori, qualcuno si sentirà male per i funghetti, un altro penserà che sia normale comprare il sesso dalle vetrine… Perché non arriva un professore a dire “adesso basta, si va al museo di Van Gogh e poi a dormir presto!”, che i ragazzi alzeranno gli occhi al cielo ma anni dopo capiranno che era giusto così?

DOVE CAZZO SONO I PROFESSORI!?
Professori istruiti e PAGATI per far crescere al meglio quei ragazzi, per insegnargli ad affrontare la vita reale, a conoscere la disciplina ed il rispetto per gli altri, a scontrarsi in maniera costruttiva, a diventare adulti e prendersi le proprie responsabilità.

Sono chiusi in albergo a fare le cose loro.
Si sono dimenticati che il loro compito è favorire il futuro dei ragazzi e stanno chiusi nelle stanze a litigare sulle cattedre e sui programmi. Si insultano senza un briciolo di dignità e di rispetto, fanno più confusione loro che le classi a ricreazione, parcheggiano in doppia fila, rubano i computer della scuola, fumano in bagno, scopano sui banchi, disdegnano la mensa e ordinano aragosta, un ragazzo di prima è stato portato via dai bidelli di un’altra scuola ma il suo professore dice che non se n’è accorto e quindi non c’entra niente, il preside gli da ragione ed è più importante mantenere alto il buon nome (!?!?) dell’istituto quindi si va avanti con l’anno scolastico…

Ma i ragazzi di questa scuola cosa possono imparare?
Chi potranno diventare?

Il fatto è che non sono, non siamo, più bambini e nonostante tutto, quello che vogliamo essere dobbiamo deciderlo noi, prendendocene la responsabilità, da adulti coscienti.

Entrare alla seconda ora rimanda solo l’interrogazione, non la cancella.

Non sarà giunto il momento di andare nell’ufficio del Preside e dichiarare l’occupazione della scuola?