Archivio | dicembre, 2016

Il Gigante e il Microcosmo

31 Dic

Quando un anno finisce si dovrebbe fermare il tempo per metabolizzare quello che è successo: studiare gli errori, approfondire le esperienze, assaporare i ricordi, mandare un saluto a quelli che se ne sono andati e un abbraccio a quelli che sono arrivati. Invece il tempo va avanti imperterrito e abbiamo giusto una giornata senza sciopping per ripulire casa, disintossicarci dalla sera prima e ritrovare le falangi saltate insieme ai botti per poi ricominciare da dove si era lasciato, anzi continuare quello che non è mai finito, con qualche chilo e buon proposito in più che a mano a mano ci lasceremo alle spalle.

Durante dodici mesi in un microcosmo può succedere di tutto mentre nel macrocosmo non succede un bel niente, è come il lento battito di ciglia di un gigante, serve solo ad inumidire quei grandissimi occhi che ci guardano compassionevoli esaltarci per l’importanza della nostra specie al centro dell’universo, come se avessimo davvero idea di cosa sia l’universo.

Mentre strappiamo le pagine di un calendario dove annotiamo appuntamenti che ci cambieranno la vita, funerali di personaggi famosi che senza di loro l’arte sparirà, elezioni che cambieranno il corso della storia, invenzioni rivoluzionarie per il progresso della società, atti di guerra che destabilizzeranno per sempre il nostro emisfero… il gigante sbadiglia perché ha già visto tutto, con nomi e mezzi diversi ma con lo stesso identico succo dal gusto dolceamaro, su migliaia e migliaia di calendari con i conteggi più strani, nelle epoche più remote, che non hanno mai davvero cambiato vite, arrestato l’arte, rivoluzionato società, destabilizzato emisferi.

Ma a noi di questo gigante cinico in fondo non ce ne frega un cazzo perché l’importante è il nostro microcosmo, quello che ci tocca di più, quello in cui siamo invischiati con tutti i sensi, che cerchiamo di mantenere più ordinato e ben arredato possibile, per farlo assomigliare al macrocosmo che ci piacerebbe per tutti.

Un anno non cambia niente, ma un giorno può fare la differenza.

Con questa frase ad effetto in cui ognuno può trovare quello che vuole, il mio microcosmo vi augura – per fortuna senza riferimenti alle teagedie della guerra o dei terremoti o del terrorismo o della globalizzazione o del neoliberismo selvaggio o del consumismo o dell’inquinamento – un buon proseguimento di microcosmo a voi e famiglia.

E non dimentichiamo mai che un macrocosmo migliore è possibile.

Babbo Natale 2016

24 Dic

Nevica nel paese di Babbo Natale, come d’altronde ogni giorno dell’anno ad eccezione del mese di agosto che però dura solo tre quarti d’ora durante i quali le temperature salgono a -10 gradi e finalmente si può uscire senza la canotta di marmo, la più pesante. 

Babbo Natale ormai è vecchissimo, si mantiene sempre uguale solo perché è praticamente congelato (comunque le foto sulle lattine di Coca Cola sono datate) e non ce la fa più a lavorare come una volta.

La guardia di finanza gli ha fatto un sacco di storie per i suoi Piccoli Aiutanti tirando in ballo il lavoro minorile (vaglielo a spiegare che sono folletti) e si è dovuto andare a cercare nuovi costruttori di giocattoli in Asia che gli costano pure meno ma i peluche sono bruciati per autocombustione e le macchinette inquinano davvero.

Un gruppo di militanimalisti ha imbrattato la sua stalla con scritte inneggianti alla libertà per le renne e aperto il recinto facendole scappare nella neve sconfinata e ovviamente sono tutte morte di fame o sbranate dal cugino di campagna, Yeti Natale, un tipo veramente abominevole.

Grazie ai droni di Amazon Babbo Natale ha risolto il problema di come volare ma prima di decollare gli hanno fatto perdere un sacco di tempo a controllare ogni singolo pacchetto e tira fuori il tablet e togli stivali, cintura e cappello e questa bottiglietta è da 150ml non può passare e che due coglioni te credo che alla fine uno si fa esplodere.

Per non parlare poi dei casini in cielo tra scie chimiche, contraerea russa, droni americani che bombardano democrazia e voli low cost che ormai c’è più traffico a 9000 metri che sulla tangenziale.

Fortunatamente il suo lavoro continua a gratificarlo: fare felici i bambini è l’unica cosa sensata rimasta in questo mondo alla deriva. Purtroppo non può farli felici tutti, non perché esistano bambini cattivi ma perché esistono uomini di merda. E anche altre culture, ci mancherebbe.

Qualcuno dice che Babbo Natale non esiste, poi magari va a pregare un Dio uno e trino che sta nel cielo e tutto vede ma nulla fa.

Babbo Natale è la menzogna di cui abbiamo tutti bisogno per credere che ancora ci sia del buono in noi: un essere umano che dona qualcosa solo per avere un sorriso in cambio, sembra davvero impossibile.

Brindate con i parenti, scofanatevi le mille portate, mandate un pensiero ipocrita ai meno fortunati che negli altri giorni malsopportate, scartate i prodotti del consumismo, togliete i canditi dal panettone e per una sera siate leggeri e speranzosi, come i bambini che guardano le stelle alla ricerca di una slitta volante.

Buone Feste ai bambini buoni e cattivi di tutte le età!

PieSse:
Stanotte lasciate sotto l’albero un panino e un bicchiere di vino, non si sa mai.

Cicli

17 Dic

Nella notte dei tempi, quando quindi era ancora buio, la Terra era abitata dai Giganti, che si estinsero perché non trovavano mai i vestiti della misura giusta. Poi fu il periodo dei dinosauri, che per secoli abitarono i continenti alla deriva, finché arrivarono il meteorite e/o le glaciazioni e/o una giunta cinquestelle che insomma portò la fine. Poi ci furono le avanzatissime civiltà supertecnologiche di Atlantide e Mu che in un escalescion di progresso si distrussero a vicenda a suon di guerre preventive e giuste. Poi arrivarono Adamo, Eva e il Rettiliano e tutte le loro generazioni bibliche. Poi vennero gli Egiziani delle Piramidi, i Fenici dell’alfabeto, i Greci della filosofia, i Cinesi delle contraffazioni…

Insomma la sto prendendo molto alla larga per dire che la vita, la storia, l’universo si basano su cicli che iniziano, si sviluppano e poi finiscono per dare vita ad un altro ciclo e parlo così in grande perché il grande si rispecchia sempre nel piccolo ma del piccolo di solito non gliene frega niente a nessuno a meno che non si tratti del suo piccolo.

Ecco, nel mio piccolo, e arrivo al dunque dopo due paragrafi completamente fuorvianti ma ricchi di spunti per discussioni a cena con gli amici o per attaccare bottone con la vicina di autobus, sto chiudendo un ciclo per aprirne un altro.

I cicli non sono belli o brutti o buoni o cattivi, semplicemente sono, e vanno da un inizio che era una fine ad una fine che è un altro inizio. È inutile giudicarli o etichettarli, sono così e basta: ciclici ed intersecanti. Ogni ciclo può interrsecarsi in un altro ciclo e la fine di uno non significa necessariamente la fine dell’altro. E’ un po’ tipo la teoria degli insiemi matematici con la pratica degli ingranaggi meccanici: la nostra vita è un ciclo continuo di cicli tangenti e/o concentrici.

Nel mio piccolo, dicevo, si chiude il ciclo del posto fisso da cameraman e si apre quello del disoccupato freelance mantenuto dallo Stato che dopo anni di “hai talento dovresti provare a fare altro” ha deciso di provare a fare altro. È una decisione importante, avevo iniziato a scrivere un post strappacore, poi uno strappamutande, poi ho preferito buttarla in caciara, come piace a noi non più giovani fuori ma dentro sempre.

Si chiude il ciclo del 2016 col solletico della novità, la paura di fare cazzate, l’entusiasmo di provare, il terrore dell’incognita, la curiosità di capire, la leggerezza di mandare affanculo situazioni che non mi appartenevano più.

I cicli non finiscono mai, sono in continua evoluzione, in un caos ordinato che è più divino che umano. Non ha senso aspettare, programmare, ponderare troppo: nel ciclo della vita la cosa migliore da fare è saltare sul ciclo che ci piace di più e vedere con quali altri si intersecherà.

Ci vediamo nel prossimo ciclo, e non parlo di calendari, che quelli sono solo bizness.

Negozio

13 Dic

L’ironia è l’unico modo per uscire – più o meno indenne – da questa situazione così difficile.

L’ironia, ovvero il sorriso che nasce dal letame come i fior, può tirarti fuori dai freddi guai e adagiarti su un’isola tropicale all’ombra di una palma da cocco.

Ho bisogno di ironia, così nessuno si farà male.

Tanta ironia, un elicottero col serbatoio pieno e una valigetta con un milione di euro sennò gli ostaggi faranno uno per uno la fine del gattino che vi ho mandato in video.

Non scherzo, è inutile che mandate un negoziatore, io i negozi li odio!

Buona giornata a chi calpesta i diritti altrui per difendere i propri.

Classe politica

1 Dic

Volevo fare i complimenti alla classe politica del mio (sempre più lontano) paese per la campagna referendaria sobria e misurata basata su semplici e chiare spiegazioni riguardo la riforma per dare ai cittadini gli strumenti per ragionare e decidere con la propria testa.

A prescindere dal voto, perché ricordiamo che la democrazia si basa sulla libertà di voto, l’importante è tenere a mente che da quella X sulla scheda dipende semplicemente il futuro del paese, la tenuta del governo, la crisi economica, il debito pubblico, la dittatura delle banche, l’uscita dall’Europa, l’adesione dell’Italia al Califfato Islamico, il ritorno delle mezze stagioni o l’inverno perenne, l’introduzione della pena di morte, il nucleare vicino casa tua, la vita di milioni di bambini, un attacco alieno e poi me sa che c’era pure una riforma ma boh quella non frega un cazzo a nessuno, il governo ci ha dato una responsabilità ben maggiore, ormai siamo un popolo maturo è ora che sappiamo di chi siamo figli…

Buona giornata a chi si chiede perché si dica ancora classe politica visto che la classe non è acqua e questi la fanno da tutte le parti.

#iohogiàvotato