Devi votare il meno peggio

27 Feb

Dice devi votare.
Dice devi votare il meno peggio.
Dice devi votare l’unico partito in grado di guidare l’Italia (dove, non si sa).
Dice guardiamoci negli occhi, anzi nelle palle degli occhi, anzi nelle palle e basta e poi martelliamocele.

Dice che è tutta colpa degli immigrati e delle unioni tra persone dello stesso sesso.
Dice che Berlusconi con la Mafia non c’entra niente.
Dice che Renzi non è il centrosinistra che il centrosinistra è quell’altro.
Dice che c’è pure D’Alema.
Dice D’Alema e Berlusconi mi ricorda qualcosa che preferisco dimenticare.

Dice che bisogna ridursi lo stipendio ed essere onesti, non importa saper fare politica.
Dice che poi l’Italia si riprende, le aziende si riprendono, il morale si riprende.
Dice meno tasse e più lavoro.
Dice reddito per tutti.
Dice un milione di posti di lavoro.
Dice più Europa e meno spesa pubblica.
Dice no all’euro anzi si anzi forse.
Dice ognuno quello che vuole tanto nessuno poi andrà a chieder conto, come sempre.

Dice che quelli che avrei votato non sono riusciti a presentarsi all’estero.
Dice che la dice lunga anche se dice che l’hanno ostacolati.

Dice comunque devi votare perché è un dovere.
Dice che gli altri so’ tutti ladri.
Dice che se voti quelli butti il voto.
Dice che comunque votare è un diritto.

Dice che il voto è segreto.
Dice che se non voti bene lasci il paese alla destra.
Dice che siamo in democrazia.
Dice che alla fine un popolo ha quello che si merita.

Dice che io voto come cazzo me pare e poi non ne voglio più parlare.

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In difesa della famiglia tradizionale

24 Gen

– Veni papà ti faccio vedee: qui c’è a casetta, lì ci sono gli aminali, là c’è il tenino e poi guadda, qui ci sono e foto.

Lo so che ci sono le nostre foto di famiglia sopra al suo appendiabiti, ci ho appeso lo zainetto mille volte, ma oggi Vasco mi ha fatto da Cicerone nella sua scuola e vederlo così sicuro e contento di mostrarmi quello che è a tutti gli effetti il suo mondo mi ha innescato una crisi di panico perché sta crescendo e non ha più bisogno di me reso fiero della sua sempre maggior indipendenza e ancora più convinto della scelta di questa scuola.

E’ una scuola cattolica (eh, lo so) a pedagogia attiva (se qualcuno dovesse essere interessato può scrivermi nei commenti e/o in privato) ma soprattutto è un posto in cui bambini e genitori sono stimolati con iniziative per l’ecologia o per l’integrazione o con raccolte per i rifugiati… Insomma un bell’ambiente con sani valori.

Oggi era stata organizzata eccezionalmente una colazione con i genitori, ognuno doveva portare qualcosa da mangiare e bere ed è stato un successo: i bambini erano felici per la presenza di mamme e papà, le mamme e i papà si sono scambiati quintali di dolci fatti in casa e ho potuto passare un po’ più di tempo in questo luogo dove a quanto dice Vasco alla domanda “cosa hai fatto a scuola” ogni giorno si fa “niente, adesso veni a giocae”. Quando siamo arrivati alle foto sull’appendiabiti mi è venuta la curiosità di guardare le altre famiglie. Qualche malalingua può pensare che volessi individuare eventuali mamme fregne che ancora non conosco ma la mia coscienza è candida. Mentre facevamo l’elenco dei nomi dei nonni si è avvicinata una bambina della classe accanto.

(tradotto dal mio orrido francese)
– Ciao, come ti chiami?
– Lulù
– Che bel nome. E tua mamma è fre… e dove sono le foto della tua famiglia?
– Laggiù, io ho due mamme!
– Ma dai, ancora meglio che una sola no?
Lei ha sorriso.

Ho risposto di getto in maniera surreale perché ho pensato prima che fosse un’assurdità da bambini poi che magari il papà fosse separato e riaccoppiato. Sono stati gli unici miei due pensieri. Poi siamo andati a vedere le foto e il papà proprio non c’era: c’erano due belle mamme sorridenti, la foto di un fratellino nato da poco e un’altra in cui erano tutti e quattro. Era una bellissima foto di famiglia, in mezzo ad altre decine di foto di famiglia. Poco dopo ho scoperto, sempre tramite le foto, che un rappresentante dei genitori, in effetti alquanto effemminato, è uno dei due papà di un altro bambino.

A quel punto sono stato assalito dai dubbi. Come può un bambino crescere senza avere come riferimento le figure di un padre e di una madre? Come può imparare a discernere i ruoli sociali tipo quello della mamma casalinga sottomessa che si fa gli spriz alle 10 del mattino o del padre in carriera che non c’è mai e va avanti a cocaina e trans? Come può un bambino senza famiglia tradizionale (tipo quella in cui l’altro giorno il padre ha ucciso la madre di fronte alla figlia e si è sparato dopo aver aperto il fuoco sulla folla) venire su sano? Come può crescere equilibratamente ignorante, sessista, razzista, omofobo, opportunista e anche un po’ testadicazzo?

Questo succede nella scuola (cattolica) di mio figlio in Belgio, nel Fuckin’ Nordeuropa, dove spesso quando vedo il cielo grigio e bevo il caffè annacquato mi prende la nostalgia di casa, poi però mi accorgo di questi dettagli, che infatti sono solo piccoli fottuti dettagli perché è PIENO di famiglie “tradizionali” tipo la mia, tipo quelle dei compagni di classe di origine arabe o africane e ovviamente quelle di tutti gli autoctoni, che sono contenti di mischiarsi alle altre culture e che neanche notano chi è la mamma o chi è il papà ma che si preoccupano di mandare i figli in una scuola in cui venga insegnato il rispetto per l’ambiente, il rispetto per gli altri e un’idea di comunità per la quale tutti devono aiutare tutti per stare bene tutti.

Stamattina con Vasco ho visto decine di foto di bellissime famiglie che hanno scelto di provare a rendere il futuro dell’umanità un po’ più bello del cupo presente che stiamo vivendo. Perché quando vedo i manifesti elettorali nel mio paese per la “difesa della famiglia tradizionale”, come se questa fosse davvero in pericolo per qualche oscuro motivo ma soprattutto come se fosse sinonimo di amore e perfezione, mi sento un bruciore allo stomaco che manco tutti i dolci fatti in casa mangiati stamattina.

Una famiglia è dove c’è amore, calore, sincerità e risate, non c’entra niente il genere o il numero dei genitori. Una famiglia è il nucleo di base della società: una famiglia in cui qualcuno si oppone alla felicità di un’altra famiglia solo perché è diversa dalla sua non è una famiglia tradizionale, è una famiglia di stronzi, che crea una società negativa. La famiglia tradizionale non esiste: esistono uomini che picchiano le mogli, donne che tradiscono i mariti, figli che uccidono i genitori, persone che si amano, mamme e papà che coccolano i figli, uomini e donne che sognano una società positiva. La tradizione è il panettone a natale, sono i gavettoni l’ultimo giorno di scuola, è l’applauso quando l’aereo atterra mentre gli altri scuotono la testa. La tradizione è attaccata ai simboli e la famiglia non è un simbolo, è la vita. E se qualcuno si permette di usarla per un suo vile tornaconto personale non si rende conto del valore che ha e farebbe meglio a concentrarsi più sulla sua, che magari i problemi della società nascono proprio da quelle tradizioni legate a simboli duri a morire.

Mentre comunque la vita cresce forte, allegra e colorata e diventa sempre più bella alla facciaccia vostra.

Via col vento

18 Gen

The answer my friend is blowin’ in the wind.
Che uno pensa sia una citazione di Bob Dylan e invece è una citazione di Renato Zero che all’inizio del brano Piper Club (1982) cita Bob Dylan, pensa un po’.

Avevano detto che sarebbe stata una giornata ventosa a Bruxelles e in effetti ci sono stati un po’ di problemi.

Stavo giocando con mio figlio alla fermata dell’autobus lanciandolo e riprendendolo al volo ma una folata improvvisa l’ha portato fuori della mia visuale, tra le nuvole. Per fortuna cinque minuti dopo la maestra mi ha chiamato assicurando che Vasco era arrivato in classe sano e salvo ma che avrei dovuto ripagare il vetro della finestra dalla quale è entrato a 120km/h per fortuna senza danni per sé o per gli altri. Poi è passato l’autobus, sottosopra strisciando sulla parte superiore e neanche ha potuto frenare, ma tanto non mi serviva più.

Il balcone è un casino totale: i vasi si sono rovesciati, le piante sono diventate una specie di graffito sul muro, il tavolo è sul tetto del dirimpettaio e le sedie sono ad Anversa. Il balcone stesso ora si trova sul lato opposto del palazzo. Sto cercando di mandare un SMS ma ogni volta che premo INVIO il vento lo ricaccia dentro. La cosa brutta è che sto sul divano in salone, solo che il tetto è volato via e sembra che sia diventato un’attrazione al parco giochi dietro casa. Dietro casa di mia zia, a Monfalcone.

Spero di riuscire a postare questa testimonianza, mentre mi è anche volato il parrucchino. Non so di chi sia, mi è appena volato in testa ma devo dire che ‘sto biondo platino mi dona.

Un abbraccio forte, più che altro per tenersi saldi, e buona giornata a quelli che il vento non li piega ma li sbatte al muro e li schiaffeggia e gli dice di scendere dal piedistallo che qua stamo tutti sulla stessa barca. Alla deriva nel mare mosso.

Buon 2018

11 Gen

L’anno è ricominciato ma è solo una convenzione perché il vero anno inizia a Settembre quando si torna a scuola dopo la pausa estiva e si fa a gara con i compagni a chi ha pomiciato di più o chi è più abbronzato o chi ha fatto la vacanza più esotica (Salento o Gatteo a mare) e poi tutti di corsa a copiare i compiti dal secchione che è l’unico che li ha fatti e li lascia copiare di buon grado per sentirsi accettato dal gruppo e anche per evitare di essere pestato sennò poi sarebbe bullisimo che è una piaga sociale e nessuno vuole piaghe sociali.

A proposito dei buoni propositi si è detto tutto perché l’essere umano vive in loop dai tempi dell’industrializzazione e quindi ogni anno si ripete stancamente senza più nemmeno crederci che palestra-dietasana-corso di zumba/inglese/spermacultura ‘sta volta appena passa la befana giuro che lo faccio poi però Carnevale arriva in un attimo ed è subito frappe e coriandoli e si deve pensare alla Pasqua che si può fare un viaggetto anche se sta cosa che cade sempre di domenica è seccante che alla fine è solo un lunedì di vacanza ma comunque si va a mangiare fuori e ci si sfonda senza più nessuna memoria dei buoni propositi farlocchi di inizio anno ma in fondo si vive una volta sola e di qualcosa si dovrà pur morire e quindi oste portace un altro litro de quello della casa che fa schifo ma dopo il secondo bicchiere ti abitui e non ce pensi più.

La campagna elettorale impazza e tutti danno il peggio del peggio fregandosene di pensare ai poveri elettori in stato confusionale tranne i sostenitori cinquestelle che sembrano Jake Blues quando vede la luce mentre la sinistra si scinde in milioni di piccolissime particelle sperando forse di fare come i granelli di sabbia in un ingranaggio mentre la destra si fa grossa grazie al vuoto sinistro, alla destrosità di Renzi, alle puttanate che dicono in televisione travestite da notizie o tolcsciò e agli appelli onlain che bisogna far girare perché gli arabi perché gli zingari perché gli immigrati perché comunque qualcun altro è la causa di tutto.

La fine del mondo non è arrivata neanche quest’anno ma ci sono un sacco di calendari diversi dal nostro quindi non disperiamo e riprendiamo la vita ordinaria come se niente fosse, come se fosse niente, mentre la vita ordinaria al contrario è tutto ciò che abbiamo, la cosa più bella e più brutta che ci poteva capitare, la più preziosa, che quest’anno si arricchisce di un anno in più. Come ogni anno d’altronde.

Buon anno a chi si allontanerà dai luoghi comuni, abbandonerà le banalità, inizierà a pensare con la propria testa e si ritroverà quindi solo come un cane.

PieSse:
Chi fosse interessato al corso di spermacultura può contattarmi in privato.

Spazio ai Lettori, aderite copiosi.

7 Dic

Caro/a lettore/a,
dopo anni di piacere gratificante ricevuto dallo scorrere delle tue pupille sulle mie parole penso sia giusto ricambiare il favore. Il presente blog ha deciso – senza interpellarmi ma si sa come sono fatte queste creature virtuali che gli dai un Giga e si prendono un Tera – di dare spazio alla tua storia.
Pensiamo, io e il presente blog, di ricevere moltissime adesioni, tipo una o due, cioè una oltre quella che scriverò io con il feic accaunt.

Guardando le statistiche della provenienza geografica mi sono incuriosito e visto che la rete è fatta per condividere (anche se ormai si pensa che esista solo feisbuc che poi vende nostri dati alle aziende che poi ci seducono con merci che neanche sapevamo di desiderare più di un pompino/cunnilingus in spiaggia/montagna) abbiamo pensato, io e il presente blog, che sarebbe carino che ci raccontaste qualcosa di voi, a prescindere da dove siete e cosa fate, nei commenti o se volete restare anonimi via mail a ceskoz@gmail.com.

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Ad esempio:
Chi minchia sta in Kazachstan e a fare cosa?
Chi è oltre oceano come si trova, cosa fa?
Chi sta in Italia come riesce a sopravvivere a questa spaventosa invasione di neofascisti di merda?
Che significa “Unione Europea” come luogo geografico?
Se poteste decidere una professione o un luogo o un rapporto sessuale, cosa scegliereste?
Cosa avete mangiato ieri?
Il vostro colore preferito?
Una frase di qualcun altro che sembra parlare per voi, specificando la fonte?
Cosa si vede dalla finestra della vostra cucina?
Il segreto che custodite da anni ma adesso volete rivelare?
Volete mandare una foto del vostro ufficio?
Volete scoprire cosa si prova a inviare una foto zozza (ahò io ce provo sempre)?

Insomma per dare un senso di scambio che non sia quello neoliberista a questa rete nella quale siamo ormai tutti intrappolati e senza alimentare le spropositate ricchezze di Zuckerberg e compagnia brutta, se vi va scrivete qualche parola su di voi: triste o allegra, lunga o corta, bella o brutta. Basta che sia vera. O falsa.

Se superiamo le due adesioni sarà un grosso passo per l’umanità, che forse ancora vuole ritrovare sé stessa.

PieSse:
Le eventuali storie/commenti/frasi/insulti/foto non verranno restituite, saranno sempre attribuite all’autore (o “anonimo” se specificato) e non verranno pubblicate se specificato dall’autore. Avete tempo fino alla fine del 2020 ma se lo fate oggi è meglio.

In ogni caso, grazie di cuore a chi ogni tanto passa qui a lasciar scorrere un po’ le pupille.

 

Le 7 cose che mi fanno incazzare dei social

6 Dic

1) Gli elenchi e le liste: ci sono un milione di modi di esprimere il proprio pensiero, perché farlo in questa maniera fredda, abusata e noiosa?

2) Esprimere la propria opinione su qualsiasi fatto come se gli altri non l’avessero capito bene come noi, che però non abbiamo alcuna base solida per capirlo meglio degli altri.

3) Il parlare dei propri affari personali e postare scatti privati come fosse scontato che tutti siano interessati ad essi. Ovviamente le foto secsi sono escluse, quelle interessano a tutti/e.

4) Il fingersi qualcuno che non siamo o il rendersi conto di non essere quello che vorremmo essere o il temere di dover essere come non siamo mentre invece siamo quello che non vorremmo o peggio che non vorrebbero gli altri ma magari di questo punto ne parlo meglio con la psicoterapeuta.

5) Il sollevare polemiche infinite su qualsiasi argomento molto spesso decentrando il nocciolo dell’argomento e spostandolo su futili dettagli pruriginosi o razzisti o fini a sé stessi mentre il nocciolo rimane in un angolo da solo e tremante a seguire atterrito le feroci lotte scatenate (non) in suo nome.

6) Quelli che devono per forza fare le battute su quasiasi cosa che se gli fai notare che magari non è il caso pensano che gli stai tarpando le ali in nome del belpensantismo mentre in realtà è solo un modo per dire che non fanno ridere, cosa che invece la battuta dovrebbe fare.

7) Quelli che stanno sui social a criticare i social o su internet a criticare internet: ma andatevene al bar a criticare il bar invece di rompere i coglioni che qui siamo tutta brava gente e non siamo razzisti ma questi ci vengono a stuprare le donne anche se in effetti se una si veste così un po’ se l’è cercata.

8) Quelli che mettono i titoli tipo “le 7 cose…” “i 15 motivi…” poi gliene viene in mente uno in più e non correggono il titolo.

Macchietta

28 Nov

C’è un problema nella società.
Una parte della società prova a risolverlo, magari sbagliando.
Nel tentativo di soluzione c’è una macchietta.
Non parlo del fallito raggiungimento dell’obiettivo, a quello si potrebbe arrivare solo andando fino in fondo.
in fondo non si riesce mai ad arrivare, a fondo invece si
Parlo di una piccola macchietta.
Che basterebbe sciacquare via con un po’ d’acqua.
La società vede la macchietta.
Parte della società si scaglia contro la macchietta.
L’altra parte si scaglia contro la parte di società che si è scagliata contro la macchietta.
Inizia una feroce battaglia in difesa e in attacco della macchietta.
La polemica si amplifica intasando i media e i social.
La macchietta diventa il trend del momento.
Tutti parlano della macchietta.
Nessuno parla più del problema.

C’è un problema nella società.
Anzi ce ne sono tantissimi.
E mentre la società affonda nei suoi problemi, tutto diventa una macchietta.