Perizzezolo e tuttologia

30 Mag

Tutto, ottut.

Si può scrivere tutto e il contrario di tutto.

Per esempio quest’anno vanno i pantaloni a vita alta e quindi non si vedono più quegli elegantissimi perizomi che facevano capolino sulle schiene abbronzate però i ricchioni etero-friendly che decidono le mode hanno scelto di far sparire il reggiseno quindi l’equilibrio torna sottoforma di capezzolino, cioè il capezzolo che fa capolino.

Ma questo che c’entra col contrario di tutto?

C’entra perché potrei parlare della fine dell’era del Capitano o dei vaccini che vanno fatti senza rompere il cazzo o dell’omoepatia che non si deve sostituire alla medicina ma sarebbe di una noia mortale a confronto con il perizezzolo, cioè quella branca della scienza che si occupa di moda estiva, perizomi e capezzoli e quindi invece di scrivere tutto o il contrario di tutto mi sono messo a guardare il viavai primaverile (grigio, fuckinnordeuropeo ma pur sempre primaverile) e ho scritto uno status lunghissssimo e alquanto inutile che se hai letto veramente ora devi dimostrarlo scrivendo nei commenti la tua squadra del cuore, la taglia di reggiseno e/o di boxer e il nome che daresti ad un eventuale furetto domestico.

Buona giornata a chi cerca il pelo nell’uovo e poi si ricorsa che doveva cercarlo da un’altra parte.

Details

22 Mag

A volte basta un dettaglio per cambiarti l’umore della giornata.

Tipo ricevere un telegramma da New York che ti informa che è appena morta una zia ricchissima di cui sei l’unico erede vivente e devi andare a firmare le carte per la proprietà di 3 grattacieli a Manhattan. Oppure un caffè al sole prima di andare a lavorare perché sei un po’ in anticipo. O anche trovare 50 euro nella tasca del signore di fronte che tanto sta dormendo.

Buona giornata a tutti i piccoli dettagli che faranno grandi i nostri seni.

Sorrisi, volevo dire sorrisi.

Primavera, poifinta.

18 Mag

Bruxelles è un luogo magico che ti fa sentire più vicino a Dio. Parliamo ovviamente di magia nera. E non è riferito al quartiere congolese.

Ieri faceva caldissimo e proprio nel suddetto quartiere, sudando come un rinoceronte in sauna e rischiando continui incidenti in bicicletta per non perdere neanche una scollatura d’ebano o afrominigonna ondeggiante ma cercando anche di evitare frontali con auto e investimenti personali, nel senso di mettere sotto persone, che voi con la mente economica chissà che avete pensato, mammamia come siete attaccati al danaro, insomma ero lì in bici con la testa tipo spettatore di partita di tennis a tripla velocità e ringraziavo Vostro Signore per averci donato il sole, il cielo azzurro, i fiori ma soprattutto quelle creature che quando sbocciano loro in primavera anche i fiori si girano a guardarle e poi esternano pollini di felicità e pensavo che di questa città è facile parlar male ma è un posto incredibile dove nel giro di un giro in bici in una giornata assolata a metà maggio puoi riempirti gli occhi e il cuore con tutte le etnie possibili, incroci inclusi e innamorarti per qualche secondo di capelli biondi, occhi nerissimi, pelli salmonate, sguardi a mandorla, sorrisi lentigginosi, treccine elaborate, acchitti nostrani, e tutti gli eufemismi che si potrebbero riassumere in multietnofregne ma risulterebbe meno aulico e qualcuno potrebbe non cogliere la poesia che si cela dietro tette e culi primaverili ma per farla breve ieri ero felice.

Oggi ci sono dieci gradi in meno e piove, in giro ci sono solo uomini vestiti male con le facce incazzate e chiaramente si tratta di una maledizione, cioè magia nera, da cui il luogo magico dell’inizio del post e come dicevo sto facendo di tutto per avvicinarmi a dio, perché se riesco ad acchiapparlo…

Buona giornata a chi ha la primavera dentro ma soffre d’allergia e starnutisce l’anima. E a chi abita nel sud del mondo dove non c’è lavoro, non ci sono servizi, ma ci sono le cosce di fuori.

Ammamma

14 Mag

È il sorriso che ti rimette al mondo
La voce che ti accarezza il cuore
Lo sguardo che ti vede dentro
L’amore crudo e puro.
È il rifugio in cui sei al sicuro
Il profumo che ti ridà equilibrio,
Il fiore che vorresti non appassisse mai.

È una,
È unica.

È la regola e l’eccezione
È il limite e la scoperta
È la causa e la conseguenza
È forte come una roccia
È fragile come un cristallo
È preziosa come un diamante.

È il ricordo del tempo
Le radici di te stesso
La tua prima parola
Le polpette col sugo.

È una risata un po’ amara e un pianto dolcissimo.

È la prima donna che ami
E che amerai per sempre
Ti da tutto per niente
A volte rompe
Tutte le altre aggiusta
Non è perfetta
Ma è perfetta com’è.

È un pezzo di te
Forse il pezzo più bello,
È la fonte della vita
Della tua vita.

È la tua mamma
Anzi è la mia
Son tutte belle le mamme del mondo
Ma la mia un po’ di più.

Tanti auguri mammà
Grazie per tutto
Grazie per sempre!

Me e più Me (appunti, vol.2)

11 Mag

A volte trovo degli appunti con titoli o frasi che dovrebbero essere evocativi e farmi scattare l’ispirazione che in un primo momento ho dovuto reprimere e invece mi gettano in un buco nero interdimensionale.

Non ho idea di quando li ho scritti e soprattutto non ho idea di cosa volessi provare a ricordarmi scrivendoli. E’ come se ci fosse un altro me che prova a comunicare con me ma uno dei due è troppo scemo per capire l’altro oppure, come recitava il titolo di un famoso film, siamo uomini o caporali.

Ah no, era scemo e più scemo.

Comunque mi sto appassionando a queste tracce lasciate dall’altro me e ho la netta sensazione che alla fine, mettendo tutti gli indizi insieme e ordinandoli, venga fuori un aforisma erroneamente attribuito a Oscar Wilde che in realtà era stato pronunciato decenni prima da un comandante dell’esercito francese.

Alla fine nel senso che subito dopo morirò, vecchissimo.

L’altro me invece continuerà a saltellare allegramente canticchiando filastrocche di Oscar Wilde nel buco nero interdimensionale.

Appunti

4 Mag

Prendi un’idea, trattala male, dille che non è più quella di una volta, dille che ne preferisci una più commerciale, dille che se non cambia non andrà da nessuna parte.

Guardala piangere, guardati piangere.

Riprendi tutto da diverse angolazioni e fai un montaggio veloce con un crescendo di musica triste, pianoforte all’inizio, poi archi, poi orchestra. Al culmine del climax l’idea si trasforma in una donna con un abito giallo che tu corri ad abbracciare, a rallentatore. Nel momento in cui la tocchi si fermano contemporaneamente musica e video.

Silenzio e fermo immagine di un abbraccio appena nato, con giro di camera a 360 gradi, tipo Matrix per capirci.

Poi i colori si fanno più intensi, la musica diventa funk soul e la donna col vestito giallo si trasforma in due top model mulatte, gemelle, che ti spogliano e ti cospargono il corpo nudo di olio di cocco.

Titoli di coda.

(da: “Appunti di un artista inconsapevole”, 2017, edizioni mentali)

Idee

3 Mag

Il problema non è avere idee: è imbrigliarle in qualcosa di sensato; limarle, aggiustarle, modellarle, renderle appetibili, riuscire a trasformarle in qualcosa di commerciabile o quantomeno fruibile all’esterno, inteso come esterno del proprio cervello ed infine ammirarle e non riconoscerle più perché all’inizio erano una cosa diversa, ma era solo un’idea.

Idea per un’istallazione artistica: mi metto seduto ad occhi chiusi su una sedia e oscillo leggermente il capo. Titolo dell’opera: flusso di idee. Opzionale: sono nudo, su una sdraio sotto una lampada abbronzante e due top model mulatte mi cospargono di olio di cocco mentre oscillo la testa. Titolo dell’opera: flusso di idee di un artista paraculo.

Buona giornata a chi non smette mai di pensare e mentre sta cercando di concretizzare qualcosa si distrae inseguendo una libellula su un prato ma scivola perché piove da due giorni e finisce nella merda, di alano, ma dice che porta fortuna. Titolo dell’opera: marron glacé. Perché fa pure un freddo cane. Anzi un freddo alano.

E chi si aspettava un “freddo all’ano” è davvero una persona squallida.