Archivio | aprile, 2019

Spazio

24 Apr

So che quando non scrivo per un po’ le azioni di wordpress crollano e gli azionisti mi mandano le madonne e so anche che avevo scritto che avrei scritto di più ma d’altronde sono in tanti a dire che faranno qualcosa e poi non la fanno e anzi peggiorano la situazione e però scrivono che è colpa dei media corrotti e che in realtà va tutto bene ma in realtà non va bene un cazzo ma tanto loro continuano a percepire i loro cospicui stipendi e nessuno di loro verrà malmenato o finirà in galera quindi in fondo magari fanno bene loro anche se non capisco quelli che li sostengono e che se gli dici qualcosa ti dicono eh perché invece il PD come se tu sostessi il PD che manco l’hai mai votato il PD anzi per te il PD è uno dei mali che hanno portato alla situazione attuale in cui non va bene un cazzo ma in fondo non volevi parlare di politica quindi ora o cancelli tutto e ricominci (che tanto i lettori non sanno che l’hai già fatto venti volte in venti maniere completamente diverse e stavi per rinunciare ma poi ti sei detto che per scrivere bisogna scrivere e quindi ti sei buttato in un flusso di incoscienza improvvisato) oppure metti un punto anche perché il punto l’hai perso insieme al filo quindi è meglio che basta.

Ecco.

Il fatto è che si parla tanto di crisi economica e crisi dei migranti e crisi culturale ma nessuno mi aveva parlato della crisi dei quarantanni. Non che li abbia ancora compiuti, ci mancherebbe, sono ancora giovanissimo per qualche settimana. Ma mettici quelli, mettici due figli, mettici il lavoro, mettici la burocrazia, non c’è più spazio per metterci niente.

Ecco.

Mi manca un po’ di spazio.

Sto vivendo uno dei periodi più interessanti del film della mia vita, ricco di colpi di scena, di momenti di felicità pura, mi sento abbastanza libero, sono fortunato, consapevole, innamorato, ho ricominciato a fare le flessioni quindi sono bellissimo e sti giorni c’è anche il sole.

Manca solo un po’ di spazio.
Quel silenzio lento nel quale fluttuare con la mente per creare qualcosa, anche solo per me.

O per te.

Ma per scrivere bisogna scrivere, per disegnare bisogna disegnare, per fare bisogna fare e per amare bisogna amare. A (quasi) quarantanni sto in overdose d’amore ed è bellissimo.

Ma aspetto il ritorno dello spazio.
So già che tornerà.
E’ che non so come saranno le cose.
Dall’altra parte.

Maledette convenzioni anagrafiche.

Buona giornata a chi sale sulla bilancia per fare un bilancio ma poi pensa che sia meglio uscire a fare una passeggiata, finché si può.

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L’Italia è razzista solo sulla carta

15 Apr

L’Italia vista dall’Italia è molto meglio dell’immagine che mi ero fatto dal Fuckin’ Nordeuropa, filtrata dai giornali e dai social.

Da lontano mi pare un paese razzista, arrabbiato, impoverito culturalmente ed economicamente e conseguentemente incattivito. Il calore, l’allegria, la passionalità che ci hanno reso famosi in tutto il mondo (almeno secondo la nostra idea autoromantica) sembrano solo un ricordo in bianco e nero.

Poi c’è stato l’invito all’IFF (Inclusione Film Festival, dove la I significa anche identità, integrazione, intercultura) di Bergamo per presentare il mio Paters che, senza starmi a dare arie da regista vero, rappresenta comunque un punto di vista di italiani emigrati e quindi, seppur in modo leggero, parla di integrazione.

Tornando in Italia per una volta non in vacanza (durante la quale tutto è falsato dai manicaretti a tavola e/o dai perizomi in spiaggia) ho trovato un paese molto migliore di quello che percepivo da lontano. Fuori dalle pippe sensazionaliste e marchettare dei giornali, fuori dalla perenne campagna elettorale di un governo inetto e dannoso, fuori dalle polemiche sterili degli attivisti da tastiera, ho scoperto che esiste il famigerato paese reale.

Ed è un bel posto!

Persone che fanno cose belle. Gente che ha dei sogni e li persegue e li realizza e li diffonde. E diffondere sogni significa dare una pennellata di colore a quei ricordi in bianco e nero che così tornano attuali, in una società che mai è stata tanto colorata. La solidarietà, l’interesse per gli altri, la contaminazione reciproca che sta ALLA BASE della nostra cultura e della stessa italianità (siamo frutto di un incredibile meltin’pot iniziato al tempo degli etruschi, solo gli ignoranti possono ignorarlo) e che ha fatto di noi quel popolo passionale, allegro e caloroso che diciamo di essere.

L’impressione che ho avuto è che ci sia uno strato di paurosi, taccagni, conservatori che gridano all’invasione e alla fine delle nostre tradizioni (ma quali? dio patria famiglia? abbiamo già dato, grazie) e poi ci sia la forza della realtà, fatta di bambini che crescono con amichetti di tutti i colori che anche solo parlando e raccontandosi tra loro avranno tanta più conoscenza di questo mondo rispetto ai loro genitori.

Di fronte alle bellissime giovani coppie miste o alle comitive multiculti che parlano nei vari dialetti locali, tutti gli slogan di odio si riducono a patetici sussurri di chi non sa bene chi sia e quindi ha paura degli altri e non ha idea di come reiventarsi e vorrebbe che tutti restassero fermi intorno a lui per farlo sentire al sicuro, poveretto.

Per fortuna invece la vita è impetuosa e vuole saltare in avanti e scoprire più cose possibili per rendersi più divertente, più interessante, più bella e sorprendente. Per le nuove generazioni l’amichetto del cuore sarà Samir “quello con la felpa gialla” non “quello con la pelle scura” e la cameriera del bar non sarà “la cameriera cinese”: sarà semplicemente “la cameriera”.

Trovando così tante belle persone ognuna delle quali, direttamente o indirettamente, dà il suo contributo per diffondere l’idea che se stiamo tutti bene stiamo bene tutti, ho avuto finalmente l’impressione di una rinascita del paese.

Una rinascita inarrestabile, lontana dalle notizie viziate da emergenze inesistenti che alimentano solo il triste gioco tra politici e giornalisti, sempre più chiusi in sé stessi e lontani dalla reltà. Una rinascita talmente semplice da essere la più potente di tutte. Una rinascita generazionale, fatta di amicizie e di amori che nessuno slogan post-fascista o titolone acchiappa-clic potrà scalfire.

Quella sera a Bergamo, guardando Fatima che ridendo scattava una foto a Mohammed e Yoon, uniti dalla passione per il cinema, dall’impegno sociale e dalla lingua italiana, ho capito che i conservatori aggrappati ad un passato che esiste ormai solo nelle loro menti possono gridare quanto vogliono in questo presente caotico e cangiante perché tanto il futuro è già qui e di certo non li ascolta.

Ed è infinitamente più bello di loro.