Archivio | aprile, 2018

Progetto di rinascita

17 Apr

Quando torna la primavera (con circa un mese di ritardo ‘tacci sua) torna la voglia di rinascita, tipo Gesucristo a Pasqua, e i progetti si moltiplicano e le idee fioriscono e la creatività s’impollina e mentre l’arietta frizzante ti solletica la pelle e i pollini ti solleticano le mucose nasali (ricordandoti che sei nato in città e che la natura ti è avversa ma per fortuna fai parte del genere umano il quale ha inventato gli antistaminici e quindi alla fine sei mejo te) e il cielo azzurro e gli alberi in fiore fanno da sfondo a tutto questo spettacolo di vitalità esplosiva ecco che ritorna l’ancestrale problema delle gonnelline svolazzanti e delle magliettine senza reggiseno e quindi tutte le idee alla fine sono incanalate in una sola direzione accompagnate da litri di birre ghiacciate per raffreddare il tutto.

Annunci

Vivere una favola

12 Apr

Era un giorno imprecisato tra gli 80 e i 90 e avevo appena infilato una musicassetta nello stereo per ascoltare per la prima volta in un intero album quello che sarebbe poi diventato un pezzo fondamentale della mia personalità tanto da dare, quasi trent’anni dopo, il suo nome a mio figlio.

Il bambino dell’epoca ascoltò con interesse quelle poesie cantate e rimase colpito dal verso “cosa non darei / per stare su una nuvola”. Iniziò ad immaginare una sensazione di ovattamento, di morbidezza ma anche di altezza e di vertigine, di guardare giù il mondo piccolo piccolo e saltare e rimbalzare su quella gomma bianca avvolgente.

Poi sono successe una cifra di cose, perché trent’anni sono lunghissimi, anche se non sono niente di fronte all’eternità, tra le quali possiamo brevemente rammentare a caso la prima volta che ho fatto all’amore, le Twin Tower, il trasferimento a Bruxelles, la morte di mio nonno, la nascita di mio figlio, la Roma che vince col Barcellona.

E così arriviamo ad oggi.

Stamattina quando ho guardato fuori dalla finestra il primo istinto è stato quello di mettermi a piangere e urlare, sbattere la testa al muro e chiedere a Vostro Signore perché ho sbagliato tutto e mi sono andato ad impelagare con tutte le scarpe nel Fuckin Nordeuropa ma per fortuna c’era mio figlio e ho dovuto mantenere la lucidità e la calma.

Il cielo era completamente bianco e i tetti avvolti dalla nebbia. Ma era una nebbia densa, strana, come fosse una… una…

E il bambino degli anni 80, quello che comunque sta sempre là, risvegliato in qualche modo dal bambino di oggi che porta il nome del poeta che da sempre mi accompagna nei momenti di difficoltà (ma anche di gioia o di rabbia o di amore o che insomma è tipo il nero che sta bene su tutto) mi ha ricordato quel verso di quella prima canzone di quella musicassetta. E allora ho preso mio figlio in braccio e gli ho detto a bassa voce “Vasco guarda fuori: stiamo su una nuvola!”.

E in quel momento, guancia a guancia, io peloso lui morbidissimo, a cercare la bellezza nella nebbia di un paese che odio e amo come tutte le cose importanti, ho pensato che invece non c’è niente di sbagliato in quello che ci succede nella vita. Possiamo cambiarlo o dobbiamo subirlo, ci rende felici o ci uccide dentro ma comunque è quello che succede nella nostra vita. È la nostra vita.

È la nostra favola.