Archivio | agosto, 2016

Inserimento

29 Ago

“Chicco oggi starai un po’ di tempo con un sacco di altri bimbi come te. Potrai giocare con loro, l’asilo è pieno di giocattoli, ci sono costruzioni, tappi di sughero, macchinine e libri colorati. Le maestre vi faranno ballare, che a te piace tanto, prepareranno una pappa buonissima e se ti sporchi o ti fai male loro saranno li a consolarti e a prendersi cura di te. Poi ci sono i pesciolini che fanno ap ap ap dall’acquario con le bolle. Potrai abbracciare tutti i bimbi e andare ad appoggiarti sui morbidi seni della maestra capoverdiana. Poi tanto papà torna a prenderti.”
Sembra tutto bellissimo.
Ma allora perché mi sento sporco?
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N.B.:

oggi è il primo giorno di inserimento, stiamo parlando di 20 minuti di asilo.

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Holiday on Ice Cream (Opera)

19 Ago

L’estate è come un gelato mangiato sotto al sole di ferragosto.

Una frase così, corredata di parentesi col mio (nome e cognome) potrebbe benissimo finire nei diari degli adolescenti disadattati o a mo’ di didascalia sotto foto semi sexy di fanciulle in bikini leccanti sul bagnasciuga. Il bello degli aforismi (belli) è la loro completezza, il non dover aggiungere niente perché è tutto già spiegato nella frase istessa che poi ognuno interpreta in maniera leggermente diversa dagli altri a seconda del proprio livello di sensibilità o dello storico di esperienze personali o della taglia di reggiseno.

Ma questo diario virtuale di post-adolescente disadattato imprigionato nel corpo di un bellissimo giovane uomo alto e stempiato è famoso – per lo meno tra la nicchia di fortunatissimi dei quali fai parte anche tu se stai leggendo codeste righe – per rovinare ogni cosa ben iniziata.

Chi ben comincia è a metà dell’opera.

Ma magari aveva pagato il biglietto intero e si sa che i biglietti dell’opera costano un casino quindi gli rode pure il culo essersi perso tutto l’inizio. Tra l’altro già non si capisce un cazzo quando cantano tenori e soprani che si mangiano tutte le consonanti, in più ti ritrovi che non sai bene come si è arrivati a quella scena e non puoi neanche chiedere al vicino “scusi che è successo finora?” che quello dice “ah ci’ col casino de euri che ho pagato te devi sta’ zitto” e allora quello dietro fa “ssssst” e il tuo vicino dice “guardi che ha iniziato lui” e quello dice “non mi frega un cazzo chi ha iniziato basta che la finite che ho pagato un casino di euri” e allora un altro dice “a purciari qua già non ce se capisce un cazzo che questi se magnano tutte le consonanti, se non c’avete i soldi pe veni’ all’opera annate a vede’ Checco Zalone” e allora il vicino si altera e fa “guardi che Zalone mette in scena un’intelligente critica al malcostume italiano un po’ come il grande Albertone” e allora si alza un intellettuale di sinistra citando Nanni Moretti “ma che stiamo su un film di Alberto Sordi?” e finisce in rissa prima verbale poi fisica, con gli attori che restano basiti a guardare il pubblico che fa a botte mentre l’orchestra enfatizza la bagarre con un sostenuto andante imperioso.

Quindi, tornando alla storia del gelato, l’idea iniziale del post era rappresentare con un’immagine la brevità appagante della stagione preferita da tutte le persone normali. Ma non basta la frase in sé. Magari su un diario rosa si, ma non qui. Qui dobbiamo scavare a fondo. Come fanno i bambini nella sabbia cercando l’acqua ma sognando il petrolio, piccoli capitalisti incoscienti.

Mentre lecchi il gelato che ti rinfresca dall’arsura in una sfida di velocità contro i raggi del sole che con le loro leccate bollenti lo riducono in gocce, sei anche vestito. Indossi una Polo bianca e pantaloni di Lino Beige. Lino Beige te li ha prestati volentieri ma si è raccomandato di non sporcarli perché poi per lavare la lana sono cazzi. Quindi la goccia di cioccolato scivola prima sulla Polo bianca, lungo tutta la carrozzeria, sul parabrezza e poi cola dal fanale sulla coscia dei pantaloni di lana. Imprechi e ti chini per cercare di riparare il danno quando il bambino che sta giocando vicino a te manda una spruzzata di sabbia sul gelato, si volta per chiederti scusa ma rimane in silenzio a guardarti una manciata di secondi poi inizia ad indietreggiare lentamente mantenendo lo sguardo terrorizzato su di te mentre cerca la mamma. Lo senti bisbigliare “mamma quello è un transformer pazzo?” ma la mamma lo prende per mano e si allontanano velocemente in cerca del bagnino o della polizia. Stramaledici il tuo amico Lino Beige e il tuo amico Franco Italiano, che poi sono la stessa persona, per averti prestato un paio di pantaloni di lana a ferragosto ma soprattutto quel tuo maledetto gusto per gli stupidi giochi di parole che manco gli adolescenti disadattati sotto trip prenderebbero in considerazione. Eppure hai trovato il modo di indossare un’automobile Volkswagen pensando di far ridere qualcuno.

L’estate sta finendo, non c’è un cazzo da ridere.

Il gelato è appagante ma ti ha macchiato il vestito e siccome l’hai mangiato di fretta per non farlo squagliare ti si è piazzato sullo stomaco. Ecco, tutto questo era per spiegare didascalicamente l’aforisma iniziale.

L’estate è come il gelato: hai un senso di appagamento, ti porti addosso qualche segno e qualcosa ti brucia nello stomaco.

E vorresti altri mille gelati.

(Nome Cognome)

Empatia

11 Ago

Vi capita mai di avere la sensazione di aver sbagliato tutto fino ad ora e che sia troppo tardi per tornare indietro poi però una luce blu illumina il vostro terrazzo e arriva un professore pazzo che ha inventato la macchina del tempo e vi dice che viene dal futuro dove siete diventati un dittatore sanguinario e vuole cercare di evitare la catastrofe ma voi gli tagliate la gola, saltate nella macchina del tempo, tornate indietro all’estate 2001 e vi ubriacate con tutta la città per lo scudetto della Roma?

A me no, ma sarebbe una ficata.

Cold Story

10 Ago

Mille idee, mille progetti, mille alternative possibili.

Finite le vacanze estive torno a casa nel Fuckin’ Nordeuropa pieno di entusiasmo e voglia di fare e per superare il trauma del repentino cambio climatico – prendere un volo Roma/Bruxelles è come viaggiare nel tempo: parti ad agosto e atterri a novembre – mi butto subito su una bella birra ghiacciata, l’unica cosa per cui sono contento di stare in questo paese.

Mille idee nella testa da portare fuori di lì.

Spalanco il frigo e una ventata di aria calda e odore di cipolle morte mi si infila nel naso, sale nel cervello e mi si tuffa nel cuore. Il frigo è rotto, le birre sono calde, l’umore si scioglie come il guazzetto nel congelatore (per fortuna vuoto).

Mille progetti da plasmare con le mani.

Frigo a incasso in colonna con microonde, per tirarlo fuori devo smontare tutto. Respiro polvere, produco sudore, sogno sempre di più la birra ghiacciata. Quando sono tutto sporco e affaticato mi ricordo di essere un maschio beta, di quelli che scrivono poesie seduti su uno scoglio mentre gli alfa cacciano mammut a mani nude, quindi chiamo un tecnico.

Mille alternative possibili per trasformare questa realtà.

Il tecnico arriverà dopo le due, quindi ho tempo di prepararmi il pranzo, pasta al sughetto di pomodoro e mammut affumicato. Butto la pasta e il tecnico arriva, con un’ora di anticipo. Entra, saluta, posa la cassetta, si sdraia sotto al frigo, da un paio di cazzotti al motore, poi si alza con la faccia come a dire “mi dispiace, non c’è niente da fare” e mi dice: “mi dispiace, non c’è niente da fare”. Ma subito dopo aggiunge: “sono settanta euri per la chiamata”.

Mille sogni da realizzare, mille idee da fissare, mille santi da tirare giù a fucilate.

Pago, prendo la ricevuta, cerco di spegnere il suo sorriso con lo sguardo ma è impossibile farlo con uno che in 10 minuti ha guadagnato 70 euri. Sè la vì, dicono i franzosi. Il tecnico va via, do un occhio ai prezzi dei frigoriferi e lascio il fucile che avevo rivolto ai santi per prendere un bazooka. Ma non è colpa loro. Non è colpa di nessuno. Poi mi ricordo la pasta.

Mille bozzoli mentali da dischiudere, mille possibilità da indossare, un piatto di pasta scotta dal gusto amaro da mangiare.

Questa volta la colpa è solo di una persona. E’ inutile prendersela con gli altri quando si fa qualche cazzata. I santi non c’entrano niente. Qui c’è lo zampino di Vostro Signore in Persona.

Ma c’è un colpo di scena positivo: ho il congelatore separato, dove avevo inserito un paio di 33cl poco prima. La freschezza onomatopeica del FZSSS accompagnato dalla schiumetta che imbianca la lattina. Raffreddo la rabbia, rassodo la pasta, disseto l’umore.

Le idee, i sogni e i progetti comunque sono sempre lì, in attesa di un frigo nuovo.