Archivio | maggio, 2013

SIAMO fatti COSI’

28 Mag

Potrei riciclare vecchie perle del blog andato in fumo
e se ne accorgerebbero solo i miei 12 fedeli lettori di lunga data
ma l’onestà è uno dei miei peggior difetti
quindi si: quella che segue è una ristampa, rivisitata. 

 

E’ cominciare un discorso così, di punto in bianco.

E’ cercare ovunque gli occhiali che hai in testa; e’ usare il detergente intimo per lavarsi i capelli, è pensare che a volte sei proprio una testadicazzo. E’ chiedere un pacchetto di sigarette al tabaccaio e non capire il suo sguardo perplesso finché ti chiede quale marca preferisci. E’ premere ripetutamente T per salire a casa; è concludere che l’ascensore è rotto e andare a piedi, per 8 piani.

E’ prendere il casco per andare in macchina; è credere che te l’hanno rubata ogni volta che cambi parcheggio; è non avere la più pallida idea di dove cazzo l’hai lasciata l’altra notte, davvero.

E’ scordarsi sigarette accese in tutti i posacenere di casa e accenderne altre di continuo; è chiedersi come diavolo facciano i pacchetti a durare così poco. E’ correre trafelato in cucina convinto di trovare la caffettiera ormai esplosa e rendersi conto che neanche avevi messo su il caffè.

E’ cercare come un pazzo il telefono e non ricordare più chi volevi chiamare; è comporre un numero e chiedere di un’altra persona, è appoggiare il telefono all’orecchio senza comporre il numero e aspettare all’infinito.

E’ bruciare puntualmente i toast.

E’ iniziare mille cose insieme e non portarne a termine neanche una; è pianificare dettagliatamente il futuro e non seguire neanche un punto dell’elenco. Anzi.

E’ renderti conto che dovevi scendere tre fermate fa; è arrivare in perfetto orario, ma nel posto sbagliato, è dare un appuntamento e presentarsi puntuale, il giorno prima.

E’ non riuscire a trattenere le risate perché ti sei appena girato il film più comico del mondo; anche se la situazione non lo consentirebbe. Ridere sotto i baffi e poi ridere di sé stessi perché stai ridendo sotto i baffi; ridere da solo in mezzo a severi estranei, che non sanno cosa si stanno perdendo.

E’ trovare mezza sigaretta sull’orecchio a fine serata; è buttare via il pacchetto nuovo tenendo quello vuoto; è gettare il pacchetto col fumo dentro e tuffarsi nel cassonetto a recuperarlo, sotto gli sguardi allibiti dei passanti. E’ uscire con un accendino blu, grande, e tornare a casa con due piccoli, verdi.

E’ buttare la cenere nel bicchiere da cui stai bevendo; è incazzarsi perché qualcuno ti ha buttato la cenere nel bicchiere. E’ addentare la birra e sorseggiare il supplì. E’ confondere quel film con quell’altro con quell’attore che è butterato ma non è Bill Murray

E’ fare fatica a seguire il filo del discorso; del tuo discorso.

E’ fumare solo questo e poi basta, ogni spinello che ti passano o che prepari.

E’ non ricordare più dove diavolo volevi arrivare, né il punto di partenza.

E’ finire un discorso così, di punto in bianco.

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