Archive | ottobre, 2015

Fuori Tema – Crisi

30 Ott

crisi

Siamo arrivati al uichènd ma siamo in crisi.
O siamo arrivati alla crisi ma siamo al uichènd.
L’importante comunque è arrivare, anche senza sapere dove.

Fuori Tema ritorna, nonostante nessuno l’avesse chiamato.

Una puntata confusa, contusa e collusa.
Anzi coll’usa e getta.
Ma il segreto… è un segreto.

http://www.eunews.it/2015/10/30/crisi/44177

Profile – Insaccati no, Insetti si.

29 Ott

Mentre l’Organizzazione Mondiale della Sanità ufficializza la cancerogenità delle carni rosse e degli insaccati, l’Unione Europea dà il via libera agli insetti nell’alimentazione, risolvendo così il problema delle zanzare o delle formiche o delle cavallette.

cescoOMS

Facciamo i bambini per salvare il mondo

28 Ott

I cambiamenti vanno affrontati serenamente.
(Steven Philling, serial killer) 

Oggi per la prima volta ho lasciato mio figlio all’asilo. L’ho rassicurato che ci saremmo rivisti presto, gli ho dato un bacio in fronte e l’ho affidato ai morbidi seni della giovane capoverdiana che casualmente ho sfiorato col dorso della mano, ma questo è un dettaglio trascurabile. Lui ha spalancato gli occhi, si è guardato un po’ intorno, poi li ha fissati nei miei e ha cominciato a piangere e ad urlare, mentre io sorridendo falso scendevo le scale all’indietro facendo ciao con la mano, fino ad uscire dal suo campo visivo.

Se mi avessero traforato il petto con una trivella per frullarmi il cuore forse avrei sofferto meno. Certo non starei qui a scriverlo e sarebbe stata una scena alquanto splatter. Uno si domanda pure perché mai qualcuno dovrebbe farmi una cosa del genere, ma il mondo è pieno di malati quindi non ci si può stupire di niente.

Il mondo è pieno di malati perché è un mondo malato. Anzi no, il mondo è sano, è la società ad essere malata. Cioè in realtà la società malata sta infettando anche il povero mondo, ma sono sicuro che alla fine sarà lui a vincere, come ha già fatto con quegli stronzi dei dinosauri; per la società invece non c’è niente da fare.

Le urla di mio figlio hanno risvegliato con forza il bambino che è in me, ma anche in ognuno di voi, che ha cominciato a sua volta a protestare.

Ogni mattina, mentre l’organismo sta ancora sognando scene lesbo con due gemelle capoverdiane (è un sogno ricorrente, ne ho parlato al mio analista ma quello mi ha chiesto se gli potevo passare il DVD; forse è ora di cambiarlo, il DVD dico, che ormai lo so a memoria) quando suona la sveglia riportandomi alla brutale realtà dell’occidente globalizzato neoliberista, nella quale per poter mangiare sei costretto a fare un lavoro che se anche non facessi il mondo andrebbe avanti uguale perché la base della vita sono solo l’agricoltura, la pastorizia e l’amore, come possono testimoniare le antichissime tribù amazzoniche che puntualmente sfrattiamo come fossero bacarozzi per perseverare nel nostro vuoto stile di vita fatto di plastica che poi è lo stesso che porterà alla nostra fine, come un serpente che si sta mangiando la propria coda coprendo il sangue col ketchup, ecco questi sono i primi pensieri al suono della sveglia… insomma dicevo, ogni mattina quel povero bambino che è dentro di me inizia a piangere disperato perché vorrebbe ancora dormire, scaldarsi con lo splendido corpo che si trova nel suo stesso letto e farsi la cacca addosso.

Ogni mattina, con pazienza, è mio dovere di adulto esterno al bambino fargli capire che deve stare zitto, si deve vestire carino ed essere puntuale a fare quello che non ha senso che venga fatto se non per mantenere in piedi tutto il carrozzone che poi sfratta le antichissime tribù amazzoniche. Insegnargli che è giusto così e che lui è solo un bambino e non può capire.

Oggi però quel bambino non era solo.
Era in coro con un bambino vero, che amo alla follia.
E due voci sono più difficili da non ascoltare, a parte Paola e Chiara.

Un bambino non ha bisogno di avere un bambino interno per preservare le cose più belle e semplici: un bambino E’ le cose più belle e semplici. Un bambino vuole stare con la mamma e il papà, l’asilo nido è una violenza come lo è il suono della sveglia, come lo è il distruggere paesi lontani per il nostro benessere apparente, come lo è il decidere che alcuni nostri simili non possono oltrepassare delle linee inventate anche se dietro quelle linee rischiano di fare la fine delle tribù amazzoniche.

Quei due bambini stamattina mi hanno gridato che stiamo sprecando la nostra unica vita facendo cose senza senso invece di dedicarci a noi stessi e alle persone che amiamo, e non riesco a togliermi la loro voce dalla testa. Anche se dopo 20 minuti sono andato a riprendere il bambino vero perché ancora stiamo facendo solo l’inserimento graduale all’asilo.

E’ tutta una follia, l’equilibrio l’abbiamo perso tempo fa; per parafrasare un poeta che porta lo stesso nome di mio figlio.

L’unico modo per salvarci è fare i bambini.

Far uscire i bambini che sono in noi, lasciarli sfogare, saltare nel fango, correre sotto la pioggia, arrampicarsi sugli alberi, assaggiare tutto anche se non è commestibile, ridere a squarciagola per un niente e piangere con tutta la forza se qualcosa non va, essere sempre curiosi, esplorare tutto, cercare un seno da succhiare, fare la cacca quando ci va, tentare di superare i nostri limiti e non smettere mai di provarci, non preoccuparci troppo delle conseguenze, non provare alcun senso di colpa se abbiamo agito in buona fede, agire sempre in buona fede, scegliere le persone con le quali stiamo bene e incazzarci se ce le portano via. Come vedete non ci sarebbe tempo per caricare la sveglia o per andare a fare un lavoro insensato o per tracciare confini o accumulare ricchezze. Ad un certo punto ci verrebbe fame, ma la natura non ha mai smesso di darci ciò di cui abbiamo bisogno, senza plastica o loghi o coloranti: dobbiamo solo imparare di nuovo a prenderlo. Chiedendo aiuto ai sopravvissuti delle antichissime tribù che ogni giorno schiacciamo come fossero bacarozzi, in nome di un’illusoria superiorità basata solo sulla forza.

L’unico modo per salvarci è fare i bambini.

Sono l’unica cosa pura che ancora siamo in grado di fare, facciamone tanti e lasciamo tutto in mano loro. Noi leviamoci dal cazzo una volta per tutte, per la gioia del povero mondo e delle sue antichissime tribù che però sono millenni che continuano a vivere allo stesso modo, senza aver mai subito guerre mondiali, crack finanziari o smartphone che si scaricano dopo mezz’ora.

Risvegliamo il bambino che è in noi e addormentiamoci, stavolta senza caricare la sveglia.

One Apple Per Dio…

27 Ott

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( https://twitter.com/Apple_IT_/status/651353168534704128 )

Pensare che migliaia di giovani che fanno i camerieri poi passano la notte in fila fuori dal negozio quando esce il nuovo modello di aifon per averlo per primi. Saranno teste di cazzo, su questo non ci piove, ma ci scommetto lo stipendio che nessuno di loro fa l’imprenditore. Tanto prima che arriva state freschi.

Errore di marketing?
Caduta di stile?
O magari è giunto il momento di unirci tutti insieme, scendere in piazza armati e spaccare tutto per riportare l’ordine naturale delle cose?

Ah già, non si può perché dovete fa’ la fila per il nuovo Aifon.

E vabbè, sarà per la prossima occasione sprecata.

Ottobrata

26 Ott

Un giorno di sole nell’ottobrata bruxellese è un evento raro.
Che non ci siano grandi eventi politici in questo periodo né trasferte è un evento raro.
Che invece di godersi il sole alla fine tocca sta’ chiusi in ufficio a fare dirette per tappare i buchi dell’informazione italiana dove – a parte il fatto che gli hamburger fanno male e che Marino è stato messo in mezzo – non sta succedendo una minchia, è ordinaria amministrazione.

E quindi siamo sotto i neon a guardare il sole che già si prepara ad andare a dormire mentre troppa gente guarda la televisione invece di pensare con la propria testa.

Buona giornata a chi sa che qualcosa non va, e che non è qualcosa di piccolo, ma qualcosa che riguarda tutti noi, che ci perdiamo sempre più spesso il sole.

Daddy Cool – Cambiamenti

23 Ott

DC 07

La nostra vita è una linea dal punto A al punto B, su questo non ci piove.
Ma prima di arrivare al punto B, che è inutile che ve grattate tanto ci arriveremo tutti, la linea subisce una continua serie di scossoni, innalzamenti, ribassi, sospensioni finché alla fine ognuno avrà il proprio grafico univoco, tipo elettrocardiogramma, che potrà stampare ed appendere al muro, anche se ormai sarà troppo tardi perché dal punto B non si torna.
Ma a parte questa filosofia geometrica spicciola sulla vita, tra i vari scossoni subiti, uno dei più importanti sicuramente è l’arrivo di una nuova linea che interseca la nostra dopo una precedente intersezione con la linea del/lla nostr@ partner.
Detto in soldoni, che sennò me capisco solo io: l’arrivo di un figlio porta una serie di vari cambiamenti a catena.

Come si trasformano quelli che una volta erano i nostri severi educatori, aka “i nonni”?
Cosa succede al nostro aspetto fisico?
Come si adatta la vita sociale?

Queste ed altre domande ma anche qualche risposta nella nuova puntata di Daddy Cool, su Pianetamamma.it:

http://www.pianetamamma.it/la-famiglia/diventare-papa-la-famiglia/cambiamenti-vita-uomo-che-diventa-padre.html

Selfie-Stick

22 Ott
Penso che il “bastone da selfie” sarà studiato nei libri di scuola come il punto di non ritorno della civiltà occidentale neoliberista. Mi chiedo solo chi ci sarà dopo di noi.
 
L’impero del califfato islamico? La Grande Russia siriano cinese? Le tribù della foresta amazzonica che raderanno al suolo tutti i nostri monumenti per piantare alberi? Gli scimpanzé?
 
Mentre bambini lontani muoiono di fame, uomini vicini vengono schedati, rinchiusi rimpatriati o spediti in paesi a cazzo di cane, i mari la terra l’acqua e l’aria vengono riempiti di merda chimica che sta uccidendo il mondo però il problema sono le droghe che si prendono i giovani per divertirsi, i lavoratori sono sempre più sfruttati e non possono più far girare l’economia e il sistema sta scricchiolando, esce il bastone da selfie, ad un prezzo stracciato.
 
L’obbiettivo, l’attenzione, il cuore si capovolgono di 180 gradi, due volte 90 gradi, una doppia inculata, allontanandosi da quello che c’è fuori e rivolgendosi verso la nostra individualità, “libera” di esprimersi di apparire di comprare e di non rendersi conto di nient’altro che del proprio naso e della propria bocca a buciodeculo.
 
Ci chiudiamo in noi stessi, nelle nostre case, nei nostri monitor, nei nostri selfie.
 
E quando arriveranno i posteri, chiunque essi siano, troveranno miliardi di foto di facce sorridenti e si chiederanno ma se erano così felici perché so’ finiti così male?
 
Cerchiamo una soluzione prima che sia troppo tardi e vediamo di capire dove si potrebbero infilare questi bastoni.