Archivio | marzo, 2019

Figli di padri sposati

19 Mar

Giuseppe è stato fatto santo perché nonostante tutto è rimasto con Maria, ha riconosciuto il figlio e manco ha corcato de botte l’arcangelo Gabriele.

Oggi, come ogni 19 marzo dall’anno zero lo ricordiamo con i bigné alla crema perché evidentemente nonostante l’aspetto un po’ grezzo tipico del falegname galileano, dentro era molto dolce. Ed era innamorato fritto della sua giovine sposa sedicente vergine.

Ma senza andare così indietro nel tempo, e scendendo un po’ più nel personale, il 19 marzo è una data molto importante in quanto 49 anni fa due persone, oggi anziane ma di bell’aspetto e buona salute, si conoscevano e si innamoravano e decidevano di sposarsi, tutto dalla mattina alla sera dello stesso giorno, per dare poi alla luce qualche anno più tardi, in un giorno diverso che non staremo a segnalare per non confondere le idee già abbastanza confuse, colui il quale adesso scrive questo post e che 36 anni dopo essere stato messo alla luce, in questo stesso giorno di quattro anni fa dava a sua volte alla luce, attraverso il corpo e l’utero e il dolore da parto dell’amata compagna, vergine anch’essa, colui il quale faceva si che egli potesse da quel dì a sua volta festeggiare la festa del papà, e che quest’anno lo fa pure con una figlia in più.

Insomma il 19 marzo è una giornata di estrema vitalità per la mia famiglia tra, in ordine di apparizione, anniversario dei genitori, compleanno del figlio, festa del papà.

Ma soprattutto per i bignè di San Giuseppe e la primavera incipiente. Se solo non stessi nel Fuckin Nordeuropa dove fanno i waffle e piove.

Buona giornata a tutti i papà che non sarebbero papà se non ci fossero mamme che non sarebbero mamme se non ci fossero figli, insomma buona giornata a tutti e basta.

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Metereopatique

14 Mar

Il sole splende e scalda gli animi di chi lo accoglie su di sé, in chissà quale parte del mondo visto che qua in Fuckin’ Nordeuropa piove ininterrottamente da giorni, alternando anche grandine e raffiche di vento violentissimo, che devo tenere mio figlio per mano con lui che sta in aria tipo palloncino e poi a casa metterlo mezz’ora sul termosifone per scongelarlo.

Il vicino sta costruendo una misteriosa barca gigante in giardino e ha messo strani annunci per trovare coppie di animali eterosessuali. Nel dubbio mi sono iscritto insieme alla mia compagna.

Ma dietro quelle nuvole nere si cela un cielo azzurro. Che è come dire “dietro quei jeans si cela un perizoma interdentale rosa schoking”. Cioè, che me frega di sapere che c’è qualcosa nascosto se non posso goderne? Ma dice che bisogna essere positivi e ho deciso di reagire: infatti oggi indosso un perizoma interdentale rosa shocking.

Buona giornata a chi si bagna e se ne lagna ma poi magna ‘na lasagna, che messa su un ritmo tropicàl potrebbe essere il tormentone dell’estate. Titolo: Reggaeton a l’amatrichana.

Alle donne (2019 version)

8 Mar

A Natale c’è “Una Poltrona Per Due”,
l’otto marzo c’è “Alle Donne”.

Alle Donne (2019)

Auguri alla prima donna che ho incontrato, quella che mi ha dato la vita.
Auguri a quella con la quale questa vita la voglio dividere.
E che ha dato la vita ad un’altra piccola donna, alla quale quest’anno faccio più auguri che alle altre, non me ne abbiate.

Auguri a quelle che ho conosciuto, che conoscerò e che ho dimenticato.
Auguri a quelle che mi hanno voluto bene e anche a quelle che non mi hanno voluto, che non sanno cosa si sono perse.

Auguri alle amiche, alle parenti, alle conoscenti, alle vicine e alle colleghe.
Auguri alle nonne, alle mamme, alle figlie.

Auguri alle stronze, a quelle col cuore spezzato, alle incredibili romantiche, a quelle che amano divertirsi grazie al sesso, a quelle che sognano il matrimonio, a quelle che sposano un vecchio pieno di soldi, a quelle che sono fedeli al proprio uomo, a quelle che lo tradiscono, a quelle che scelgono sempre l’uomo sbagliato.

Auguri alle donne che amano le donne.

Auguri alle donne che usano il proprio corpo per fare successo, a quelle che lottano affinché il corpo di una donna non sia una merce, a quelle che odiano i maschi perché nessuno se le scopa, a quelle che non si piacciono anche se non ce n’è motivo.

Auguri alle donne che non hanno tempo di pensare ad una gravidanza perchè sennò devono saltare la palestra, a quelle che dedicano la propria vita alla famiglia, a quelle che hanno una propria vita, una propria famiglia e vanno pure in palestra.

Auguri alle donne che sanno di essere belle, a quelle che lo sono ma non lo sanno e a quelle che credono di esserlo ma non lo sono. Auguri alle donne che se ne fregano di come sono e riescono ad essere molto più piacevoli di tante altre.

Auguri alle strafiche.
Auguri ai catamarani.

Auguri alle donne che vogliono fare gli uomini, a quelle che li detestano, a quelle che non riescono a farne a meno, a quelle che si sentono superiori, a quelle che si sentono inferiori, a quelle che si sentono uguali, a quelle che si sentono diverse.

Auguri alle donne che hanno cambiato la storia del mondo, che ci hanno fatto sognare, che ci hanno fatto innamorare. A quelle che restano sempre nell’ombra, a quelle che si espongono in prima linea, a quelle che fanno la differenza, a quelle che sono morte per farla.

Auguri a quelle che se la tirano e a quelle che la danno sportivamente.

Auguri alle donne intellettuali, a quelle simpatiche, a quelle sensuali, a quelle alla moda, a quelle alla moda alternativa che è sempre moda ma non è percepita come tale, a quelle femminili, alle “maschiacce”, a quelle sempre in tiro, a quelle sempre in tuta.

Auguri alle donne che sanno far ridere, che sanno eccitare, che sanno far riflettere e sanno cucinare.
Auguri alle cretine, a quelle che fanno finta di essere cretine, a quelle che non sanno neanche fare il caffè.

Auguri alle shampiste, alle professioniste, alle suore e alle mignotte.

Auguri alle donne che non possono denunciare un marito o un padre brutale, a quelle che subiscono molestie sul lavoro, a quelle che non potranno mai più dimenticare una violenza.

Auguri alle donne che sopportano, che rispondono, che reagiscono.
Auguri a quelle che non ci riescono.
Auguri alle donne che vengono vendute, comprate, maltrattate, uccise e mutilate.
Auguri alle donne lapidate, incarcerate, schiavizzate ed umiliate.

Auguri alle donne vittime di una cultura che va avanti da millenni, che crea una giornata mondiale per far guadagnare i fiorai, le pizzerie e i locali di strip maschili.

Auguri alle donne di tutto il mondo che di una giornata come questa non se ne fanno un cazzo. Auguri a tutte le donne che non credono in questa festa, perchè le battaglie per i diritti si combattono giorno per giorno, non una volta l’anno.

Ma che comunque se ricevono un mazzetto di mimosa sono contente e ti sorridono.

Perchè sono donne.

E sono la cosa più bella che esista a questo mondo.

No Good

4 Mar

Aim de trabol starta, pankin instigheita.

Un tunnel in bianco e nero, un loop incredibilmente semplice e semplicemente incredibile. Due creste, una lingua, una felpa a stelle e strisce.
E Keith Flint è entrato al primo colpo di cassa di Firestarer nell’olimpo degli idoli dei giovani della mia generazione.

Li ascoltavo dai tempi di Out of Space (ammetto che Chase the Devil l’ho scoperta grazie a loro, che a me il raggae mi rompe il cazzo), li ho adorati con Music for the Jilted Generation (il loro album più bello, secondo me) ma con quel video li ha conosciuti tutto il mondo, com’era giusto che fosse.

I Prodigy erano techno ed erano punk. Erano la sintesi dei due generi con i quali cercavo di caricarmi per combattere quel mondo ottuso e arido che invece continua ad essere sempre qua. Oggi con un idolo in meno.

Nello stesso giorno sono morti Luke Perry e Keith Flint, che all’epoca non mi sarei mai sognato manco lontanamente di mettere insieme. Oggi lo faccio per una mera questione nostalgica. Quando se ne vanno simboli più o meno importanti della tua giovinezza si prova quella leggera morsa allo stomaco, quel battito del cuore in meno, quel sospiro più lungo del dovuto.

Tu sei ancora qui, diverso eppure uguale. E dentro di te, da qualche parte, in mezzo allo stress da mondo ottuso e arido, sotto le gioie più mature, dietro la malinconia acutizzata, nascosto dalle nuove inderogabili responsbilità, c’è ancora quel ragazzino che saltava e pogava e ballava una notte intera e se guardava pure Beverly Hills all’ora di pranzo ed era sicuro che avrebbe vinto lui, che la vita era troppo bella per lasciarla in mano ai cattivi, che con la musica a palla si sarebbe risolto tutto.

Poi gli hanno fatto credere che i cattivi non erano così cattivi, che l’ottusità serviva a raggiungere gli obbiettivi, che l’aridità proteggeva dai dolori.
Tutte stronzate. Quel ragazzino diceva che gli adulti non capivano un cazzo e aveva dannatamente ragione.

Gli adulti non capiscono un cazzo.
Gli adulti pensano solo a sé stessi.
Gli adulti pensano di sapere più dei giovani solo perché hanno dimenticato chi sono stati.
E hanno creduto agli adulti.
Che non capiscono un cazzo.

You’re no good for me, I don’t need nobody
Don’t need no one, that’s no good for me.

Ciao Keith, insegna agli angeli a brì de prescia.

E voi giovani di oggi, sbrigatevi a strapparci il mondo dalle mani perché non ci stiamo capendo un cazzo!