Archivio | maggio, 2018

Fine enta

12 Mag

Oggi iniziano i miei ultimi 365 giorni negli “enta”.

Non che sia una cosa brutta. Manco bella. Funziona così da quando sei piccolo: ogni anno si compie un anno in più, senza eccezioni. A meno che non ti fai ibernare. Ma quello è un trucco che neanche si sa se funziona e soprattutto anche in quel caso gli anni passano comunque. Cioè ti ritrovi a 700 anni con l’aspetto di quando ti sei fatto ibernare e senza un briciolo di esperienza in più. Con tutti i tuoi amici e famigliari morti da anni. Mi pare una cosa abbastanza stupida. Ma d’altronde la gente fa la fila di notte davanti ai negozi per comprare il telefonino appena uscito quindi de che stamo a parla’? È che noi anziani poi andiamo così a braccio, ci confondiamo tra ricordi e film visti da giovani, tra canzoni e frasi sussurrate all’orecchio nel buio di un caldo abbraccio, tra desideri reali e pubblicità accattivanti, tra cose che abbiamo fatto e cose che non si sarebbero dovute fare ma che rifaremmo mille volte ma che non vorremmo facessero i nostri figli ma che però rifaremmo mille volte e spesso siamo ripetitivi perché ci confondiamo tra una vita che avremmo voluto vivere e quella che stiamo vivendo e non sappiamo quale sia la più bella. Guardandosi indietro si vedono cose piccole che prima sembravano enormi, si sente un calore dolce amaro per quello che non può più tornare ma in fondo è dentro di te. Guardando avanti si vede sfocato, perché non trovo gli occhiali, e perché è meglio guardare dove ti trovi adesso. Adesso tutto va bene, un anno è passato e molto è cambiato anche se giorno dopo giorno non sembra. Altri anni si spera che passeranno. I cambiamenti spaventano ma senza cambiamenti sta vita sarebbe un’infinita rottura di coglioni. A sette anni ero felice ma se oggi fossi ancora lì a cantare le canzoni di Cristina D’Avena e giocare coi Masters ci sarebbe qualcosa di storto. La felicità cambia con gli anni. Anche se comunque i personaggi dei Masters sono molto più fichi delle puttanate con cui giocano i bambini di oggi. Invecchiare significa non capire più i giovani, criticare i loro usi e costumi, la loro musica di merda, i loro capelli ridicoli, i troppi tatuaggi. Forse è solo invidia. Siamo ripetitivi, nostalgici e pure noiosi. La vita è un misto di emozioni riassumibili in allegria nostalgia rabbia disperazione gioia dolore godimento ma forse la vita non è riassumibile è solo vivibile e per alcuni non lo è nemmeno troppo quindi che cazzo state lì a lamentarvi? È che noi anziani ci lasciamo andare a questi flussi interminabili ed è per questo che i giovani non ci capiscono, perché in effetti la cosa è reciproca. Quindi ora vado a cercare un bel cantiere da guardare con le mani dietro la schiena canticchiando canzoni degli anni 90 guardando con odio le diciottenni coi capezzoli in trasparenza e pensando che si stava bene quando si stava meglio ma si sta meglio quando si sta bene e in fondo si sta bene anche qui in fine “enta” e avoja a te a quanta acqua ha da passa’ ancora sotto i ponti.

Insomma mi e ci faccio tanti auguri.

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