Archivio | settembre, 2017

Autunno

22 Set

Autunno.
Cadono le foglie.
E i capelli.
L’estate è finita e si tira fuori la giacchetta.
A Bruxelles pure i piumini, lo scalda-sonno, la legna da bruciare la notte intorno al letto, il bue e l’asinello.
Il mare è un ricordo lontano.
Ma sta per arrivare l’inverno.
E presto sarà Natale.
Non ci saranno i soldi per andare in settimana bianca.
E farà così freddo che non si potrà più uscire di casa.
Ci nutriremo del bue e dell’asinello alla brace.
La natura sembrerà morta sotto il manto nevoso.
Gli animali si preparano per il letargo.
Il sole sarà pallido e tiepido.
Ma non si deve perdere la speranza.
Perché forse prima dell’inverno ci sarà la guerra nucleare.
E finalmente potremo scaldarci.
Ma intanto godiamoci l’allegra malinconia autunnale.
Portatrice di meravigliosi colori, di profumo di foglie bagnate, di castagne e vino rosso e di antidepressivi in supposte giganti.

Buon autunno a chi sotto la scorza di cinismo ha ancora un cuore caldo che batte.
Potremmo mangiarglielo in caso di necessità.

Annunci

Perché lo Ius Soli è una legge sbagliata

15 Set

Ius Soli: diritto di cittadinanza incondizionato o con alcune condizioni a chi nasce nel paese.

Si fa un gran parlare di questa proposta di legge ultimamente, spesso per meri obbiettivi elettorali, ma nessuno fa chiarezza su cosa significherebbe davvero la sua approvazione e sulla catastrofe che ne conseguirebbe.

Immaginiamo una coppia di persone non italiane (magari con la pelle di colore un po’ più scuro e che pregano un dio che incita i credenti a farsi esplodere nei luoghi affollati) che in qualche modo sono riusciti ad arrivare sul territorio italiano. Avranno rischiato la propria vita, pagato ogni centesimo dei loro averi ad organizzazioni criminali – a volte anche nostrane, per fortuna – e finalmente sono riusciti a raggiungere questo angolo di paradiso.

Immaginiamo che l’uomo sia assunto come raccoglitore di pomodori, togliendo quindi il posto a tutti gli italiani che lo agognavano, pagato un paio di euro al giorno per spaccarsi la schiena dieci ore sotto al sole e mantenere competitivo il prezzo della nostra rinomata polpa da sugo e la donna collezioni vesciche sotto i piedi andando per chilometri su e giù in spiaggia a molestare gli inermi bagnanti proponendo cose da selvaggi tipo treccine e tribali all’henné.

Immaginiamo che questi due poi la sera trovino anche le forze per scambiarsi delle effusioni, abbracciarsi, stringersi forte pensando al loro paese lontano e magari fare all’amore come fanno – better – gli italiani. E che da questo atto oscenamente sessuale nasca anche un bambino, scuro come la mamma e il papà. Non parliamo del fatto che la donna, a causa di questa sua condizione deliberatamente cercata, dovrà essere anche assistita dal sistema sanitario nazionale come se fosse una di noi e avesse gli stessi diritti degli altri esseri umani, pardon, italiani ma ovviamente visto lo scarso reddito famigliare neanche pagherà le tasse. E magari lo stato incredibilmente gli da pure una mano invece di lasciarli morire di fame e aiutare noi a finire di pagare le rate del SUV, l’abbonamento a SKY e la nuova PS per nostro figlio.

Immaginiamo allora questo bambino, che avrà un nome strano, crederà in un dio che odia porchetta e romanella e magari oserà anche avere un grosso pisello. Questo bambino crescerà in Italia, andrà a scuola in Italia a spese nostre e forse imparerà pure qualche cosa tipo usare il cuore e il cervello, avrà amichetti italiani, parlerà perfettamente il dialetto del luogo in cui si trova, tiferà una squadra di calcio italiana, canterà le canzoni di merda che passa la radio, guarderà la monezza che passa la TV e forse verso i quindici anni metterà le sue mani nere sotto la maglietta di qualche indifesa figlia di italiani per poi dire di esserne pure innamorato.

Pensiamo innanzitutto che in Italia non si fanno più figli. Non perché non si faccia all’amore, per carità: semplicemente non ce n’è la possibilità. Non si riesce a vedere il futuro, c’è un senso di paura e rabbia generalizzata che blocca le nuove generazioni – o per lo meno quelli che restano nel paese (ma noi all’estero non siamo stranieri, perché siamo bianchi, cristiani e occidentali). Se passasse lo Ius Soli quel bambino automaticamente – o se i genitori soddisfano i requisiti – sarà considerato italiano. Cioè oltre a toglierci il lavoro da raccoglitore di pomodori, usare i nostri dottori, far innamorare le nostre figlie, adesso gli stranieri entrerebbero anche nei conteggi demografici e quindi l’Italia magari tornerebbe ad avere un risultato positivo. Ma colorato.

Questi che arrivano dalla disperazione vedono il nostro futuro nero come fosse rosa e quindi non gliene frega niente della preoccupazione di non avere un posto fisso e non potersi comprare l’ultimo aifon e per amore creano un nucleo famigliare senza stare troppo a pensarci su e fanno i bambini. Io non so se voi avete presente cosa sia un bambino.

Un bambino è qualcosa di magico. Una sorta di immeritato dono fatto da Madre Natura all’essere umano, nonostante tutto ciò che quest’ultimo ha fatto a Lei. Un bambino piange, ride, scorreggia e mangia senza pregiudizi, sovrastrutture né lavaggi del cervello perpetuati da decenni di informazione, politica, interessi economici chiusi in sé stessi, distaccati dalla realtà e volti ad appiattire il genere umano riducendolo a un esercito di consumatori apatici, paurosi e individualisti. Un bambino vuole il contatto con gli altri, ha bisogno solo di latte e coccole e non gliene frega un cazzo di nient’altro.

Un bambino è l’essere più pericoloso per il sistema di chiunque altro.

Ammettendo lo Ius Soli si darebbe la possibilità ad un bambino figlio di una cultura mista – quindi non quella tradizionale e ampliamente testata da secoli che ha portato ad esempio al nazifascismo o alla distruzione del pianeta per arricchire le multinazionali o al divario abissale tra ricchi e poveri – che parla in dialetto, cresce e studia in Italia, di diventare italiano. Una follia. Così aumenterebbe il numero di giovani menti pensanti che gli ultimi governi stanno in tutti i modi cercando di tenere il più basso possibile o di esiliare all’estero e si rischierebbe di avere una nuova linfa vitale nel paese, trovare soluzioni diverse da quelle che da circa settant’anni continuano a finire nei nostri culi ripetendosi in un loop infinito, avere una visione più ampia del mondo, rendersi conto che stiamo buttando le nostre vite appresso a futili oggetti privi di valore chiusi nelle nostre case blindate e dando ascolto a persone che si pretendono autorevoli ma che hanno venduto la loro umanità per un bene superiore: il LORO bene.

Lo Ius Soli sarebbe una follia in questo quadro. Sarebbe un segno di civiltà, di solidarietà, di umanità. Potrebbe essere il primo passo per un cambio nell’Unione Europea mosso proprio dall’Italia che invece di solito viene bacchettata. Sarebbe un cambio di direzione verso quel fottuto altro mondo possibile che poveri stronzi come me continuano a sognare.

Per fortuna ci sono i Fascisti e i giornali a ricordarci che gli immigrati sono la causa di tutti i mali, così possiamo continuare tranquillamente a prendercela con loro e con i loro bellissimi figli mentre a quarant’anni abitiamo ancora con mamma e papà, giochiamo alla Play, ci piangiamo addosso e guardiamo il paese che muore di vecchiaia, in mano alla Mafia, all’ignoranza, al sessismo, all’omofobia e ci tiriamo su con l’idea che però la polpa di pomodoro italiana è la migliore del mondo.

Checco Ione per Red Bull (esclusiva)

6 Set

In esclusiva per gli abbonati al blog “col nome più brutto del mondo ma che se lo leggi diventi una persona migliore” ovvero Facile da Ricordare ovvero il blog che state leggendo e forse a sto punto vi state chiedendo perché diavolo continuiate a farlo ma la risposta a questa e ad altre domande che neanche sapevate di esservi posti è nel link sottostante e cioè la nuova pubblicità della Red Bull che vede protagonista il nostro anzi vostro ballerino preferito Checco Ione.

Siete appena riusciti a leggere una frase lunghissima senza neanche una virgola, questo è un altro dei numerosissimi motivi per continuare a leggere il suddetto blog.

Il terzo ed ultimo motivo è perché un po’ vi faccio tenerezza.

Ma bando alle ciance che abbiamo già cianciato abbastanza, ecco lo spot.
Se non sei già iscritto al canale sarebbe il caso di farlo.
Sempre per il discorso della tenerezza.

L’anno nuovo

1 Set

L’anno nuovo inizia a settembre, non ci stancheremo mai di ripeterlo.

L’anno nuovo inizia a settembre, l’anno nuovo inizia a settembre, l’anno nuovo… vabbè magari a na certa si, ci stanchiamo di ripeterlo. Resta il fatto che lo crediamo fermamente.

Ma perché diavolo parliamo al plurale? Non lo sappiamo, ma la smetto subito.

Settembre è l’anno della rinascita, quando dopo le vacanze sei bellissimo/a, rilassatissimo/a e pensi che finalmente quest’anno cambierai radicalmente la tua vita. Poi è un attimo che arriva Capodanno e ti ritrovi pallido/a e alticcio/a a fare il caundaun con lo spumante in mano e mentre conti ti ripeti che dal primo gennaio farai di tutto/a per cambiare radicalmente la tua vita/o.
E dal primo gennaio non vedi l’ora che arrivino le vacanze estive.

Si torna a scuola, si torna in ufficio, si torna ad odiare gli immigrati, si torna a credere nella democrazia pensando possa cambiare qualcosa e intanto la vita cammina insieme a te, mentre tu ne cerchi il significato o vorresti cambiarla o vorresti tornasse un po’ indietro o che almeno si fermasse un secondo per parlare un po’ ma lei manco ti guarda e continua inesorabile ad andare avanti: sfuggente, misteriosa, un po’ stronza ma bellissima.

Buon anno nuovo a chi trova qualcosa da cercare, che spesso è meglio di trovare qualcosa che si cercava.

(Scrivi nei commenti i tuoi buoni propositi o cosa hai trovato da cercare o anche solo la parola “mammalucco”)