Archive | settembre, 2012

ANCHE L’EGO VUOLE LA SUA PARTE

25 Set

ovvero: Apologia del Cameraman Ignoto

Cercherò di essere breve, pur essendo alto un metro e novantasei.

Il mio lavoro, che è quello di altre centinaia di persone, non viene riconosciuto.

Ne usufruite tutti, ogni giorno, senza di noi oggi non saremmo dove siamo (oddio… magari sarebbe stato meglio… ecco sto divagando già alla terza riga… di coca intendo… niente, chiudiamo sta parentesi sennò non ne usciamo più) eppure è come se non esistessimo.

Faccio il cameraman, da tre anni mi sono trasferito a Bruxelles e la maggior parte delle volte che vedete i Vostri politici da queste parti in tv, dietro la camera ci sono io o qualche mio schiavo. Avete mai visto il mio nome da qualche parte?

Non voglio affrontare il discorso sui diritti del lavoro perchè è un argomento troppo ampio che coinvolge praticamente tutti i settori e se ce penso mi viene subito er sangue amaro.

Ma pensate al povero ego di un cameraman.

Ogni giorno, più volte al giorno, sullo schermo guardate le immagini che egli ha scelto, inquadrato, bilanciato, messo a fuoco, panoramicato, zoomato; è come se in qualche modo guardaste attraverso i suoi occhi. Il montaggio poi seleziona le scene e crea una sequenza logica a seconda di quello che il giornalista sta dicendo.
Servizio di XYZ, montaggio di ZYX.

E le immagini chiccazzo le ha fatte?
Chi è che è stato dodici ore in giro con qualsiasi condizione climatica, senza tempo per mangiare o magari fisso in uno stesso posto in cui il tempo non passa mai, per poter fare trenta secondi di immagine di qualcuno che quasi sempre neanche rilascia una dichiarazione?
Perchè non riconoscere il valore di ciò che ha fatto, per due lire, senza garanzie e con la gastrite galoppante?

In caso di errori tecnici (conosciuti in gergo professionale come “cappelle”) la televisione di turno non esita a “contestare” il lavoro svolto e finalmente il nome del cameraman verrà segnato, anche se su una blèclist. Altrimenti nessuno ti considera, tranne rarissimi casi di telefonate di ringraziamento.

Il servizio è una creatura che si concepisce in due (in realtà in 3 col montatore, ma non facciamo confusione anche perchè sennò mi va a puttane la similitudine musicale che sto per fare), è fatto da una testa, o meglio da un testo, e da un occhio, o meglio un’ottica (e si, da due mani che montano ma ho detto di lasciar perdere sto passaggio, non mi distraete) e l’uno senza l’altra non ha ragione di esistere.
E’ come se Mogol avesse fatto il poeta e Battisti dei pezzi strumentali (capite che il montatore non avrei saputo dove infilarlo): i capolavori sono nati quando hanno messo insieme la loro arte.

Ora non voglio paragonare un servizio del tg a “La Collina dei Ciliegi”, ma capita anche di fare cose più elaborate, più lunghe, in cui magari hai passato 3 giorni del uichènd a lavorare invece di drogarti come al solito, per un servizio che andrà, parlo sempre in termini ipotetici, stasera su Ballarò e sul quale non ci sarà mai il tuo nome, solo perchè sennò quella gran troia di Mamma Rai potrebbe essere costretta ad assumerti, dopo un tot di servizi fatti per lei.
Come se poi tutti scalpitassero per andare a lavorare da Mamma Rai: quelli erano gli anni 60!

Se le immagini sono brutte è giusto che si sappia chi ha fatto lo scempio, in modo che i cani tornino al canile e i professionisti abbiano finalmente più spazio e magari un compenso adeguato.
Se le immagini sono meravigliose, come saranno quelle di Ballarò questa sera, perchè negare un piccolo riconoscimento a chi si è fatto il culo (e la schiena, gli occhi, le gambe, le palle…) per contribuire alla realizzazione di un prodotto che sarà visto da migliaia di persone?

Quando guardo Rai Storia, con le vecchie immagini di repertorio, sono sicuro che si sa perfettamente chi ha fatto cosa. Tra trent’anni avremo solo immagini senza nome, alcune bellissime e alcune inguardabili, e ci ricorderemo solo di un vago cameraman ignoto, a volte competente, a volte scandaloso, ma senza volto e senza nome.

— (digressione aneddottica facoltativa non attinente al concetto globale, per evitarla supera la linea tratteggiata) —

Facciamo un lavoro importante, difficile, spesso pericoloso.
Quanti cameramen sono morti o rimasti feriti nelle zone di guerra o durante le catastrofi naturali o per incidenti sul lavoro?

Spesso ci troviamo a dover prendere decisioni fondamentali in pochissimo tempo, non c’è nessuno che può dirti cosa fare.

Nel caso ad esempio di una diretta dal G8 de L’Aquila post-terremoto, quando la dolce Emma D’Aquino raccontava agli italiani l’atmosfera del corteo e tre loschi figuri si avvicinavano furtivamente alle sue spalle, il cervello del cameraman aveva già capito quale sarebbe stata la conclusione e che cosa avrebbe dovuto fare.
La decisione è stata rapida: dare il tempo al paese di vedere con i propri occhi quella che era la REALE atmosfera del corteo, il tempo che TUTTI E TRE potessero esprimersi, per poi stringere l’inquadratura e tornare alla normalità.

PROTESTA G8 AL TG1

Mio padre gioca a basket con una squadra di giornalisti della carta stampata e il giorno dopo tutti parlavano di quella diretta. Per la prima volta in vita sua ha potuto dire con orgoglio e con la voce quasi rotta dalla commozione: “dietro quella telecamera c’era MIO FIGLIO”.

Se avessi stretto subito forse la Storia avrebbe seguito un altro corso.

Ora oltrepassiamo la linea tratteggiata e torniamo all’argomento principe.

—————–

I cameraman sono il mezzo attraverso il quale si possono raccontare le notizie in televisione, le dimostrazioni, le rivolte dei lavoratori, ma nessuno li considera come tali. Abbiamo un potere che non ci immaginiamo neanche e molti di noi continuano a lavorare in nero, anche per 50 euro al giorno, che può arrivare a 10, 12 o più ore.

Qualcuno si sta muovendo, primo tra tutti il CLB (Comitato Lavoratori Broadcast) con il presidente maximo Stefano Bacci e tutti i suoi soci, consapevoli della propria condizione e dei propri diritti. E tra le battaglie che portiamo avanti non da ultimo c’è quella di poter finalmente vedere il proprio nome sui servizi che giriamo.

Tra i miei sogni c’è uno sciopero totale dei cameraman.
Proviamo ad immaginarlo:

Sigla del tg.
Sommario con immagini di repertorio.
Schermo nero.
Giornalista: “100% di adesioni allo sciopero generale dei cameraman, vediamo il servizio”.
Schermo nero.

Abbiamo in mano un enorme potere contrattuale ma tanto non facciamo altro che farci le scarpe tra noi giocando al ribasso. Vogliamo giustizia ma come tutti i lavoratori di questo periodo storico continuiamo ad accettare le briciole che ci danno.

Non abbiate paura, ma dateci almeno questo piccolo contentino, per una soddisfazione personale, mettete quei cazzo di nomi e cognomi impressi sugli schermi.

Le nostre mamme ne sarebbero felici.

PieSse:
Si lo so, non sono stato breve.

UN ALTRO BLOG È POSSIBILE

11 Set

C’era bisogno di un nuovo blog?
No, ma è gratis e mi piace perdere e far perdere tempo alla gente.

Come milioni di voi sapranno, dopo la chiusura del gettonatissimo blog PerleDaiPorci (causa autodistruzione di splinder.com) e i suicidi di massa, le manifestazioni e i disordini che ne sono seguiti, ho deciso di aprirne uno nuovo, per tentare di continuare a riempire quel vuoto che si annida in ognuno di voi e aiutarvi a scoprire la verità assoluta.

Durante questo percorso ho perso il socio di blog, mio fratello maggiore Kollaps, che dopo essersi trasformato da punk in hippie, ora vaga scalzo per il mondo preparando yogurt e mangiando peyote.
Beato lui, aggiungerei.

Rendendomi conto dell’importanza e dell’attesa di questo evento ho deciso di utilizzare il miglior atteggiamento possibile, l’unico che conosco e col quale affronto ogni avversità e la mia istessa vita: a cazzo di cane.

Nell’era della comunicazione di massa so bene che è fondamentale trovare un nome accattivante, che sia evocativo e soprattutto facile da ricordare, quindi dopo aver speso milioni in esperti di marketing, ho deciso di licenziarli e chiamare il blog proprio così: facile da ricordare.
Genio o testadicazzo?
Da anni critici e teologi che mi studiano s’interrogano sulla soluzione del quesito, ma saranno i posteri a sentenziare arduamente, tanto finchè sono in vita posso bloccare i commenti.

Il primo post è stato scritto il 21 aprile 2012, per celebrare il natale della città eterna (nonché mia città natale) e per un lungo periodo è rimasto in stand by, anche per creare false speranze su un’eventuale virata poetica del blog.

Nel frattempo mi sono preso un periodo di pausa per cercare l’amore, acquistare cd, assumere sostanze stupefacenti, sfondarmi i timpani sottocassa e ogni tanto andare a lavorare.

Per chi non mi conosce, mi chiedo cosa diavolo ci facciate qua.
Gli altri stiano tranquilli perché come al solito si parlerà di filosofia, politica, economia, religione, fregna, droga e rock’n’roll.

Mentre gli altri bloggers sbrodolano parole sul niente, su queste pagine potrete trovare il segreto della felicità, ritrovare voi stessi, me stesso, essi stessi e se prestate attenzione forse anche qualcun altro.

Un post egocentrizzato in cui in realtà non si è detto un cazzo, ma che se letto tra le righe potrebbe rivelarvi comunque un cazzo, è un ottimo biglietto da visita per questa nuova creatura virtuale. Un biglietto da visita di quelli scrausi con la grafica squallida, fatto alle macchinette del centro commerciale sotto casa vostra.

La domanda è: come faccio a sapere dove si trova casa vostra?

A queste e ad altre questioni troveremo le risposte, o nuove domande, o magari parleremo di tutt’altro.
O magari non scriverò per i prossimi 6 mesi.

Intanto vi auguro una buona lettura di questo post, anche se farlo alla fine non ha senso, e se davvero siete arrivati a leggere fin qui, scrivete un commento col cognome da nubile di vostra madre, la vostra squadra del cuore e l’iniziale della persona che amate.

Per partecipare alla rubrica “parla col Ceskoz”, ai contest di foto in topless o semplicemente per domande, suggerimenti, insulti e minacce potete scrivere a ceskoz@gmail.com, il mio staff (mia mamma e due pesci rossi) penserà a smistarle e organizzarle.

Grazie di esistere, a tutti noi.

Con estrema superficialità,
Ceskoz_

PieSse:
La critica “ti dilunghi troppo” verrà cestinata automaticamente grazie all’email scanner di google.