Archivio | giugno, 2018

Scrivere

21 Giu

Quando non scrivi per tanto tempo e poi ti ritrovi davanti al foglio bianco c’è sempre quell’attimo di panico che fortunatamente passa subito perché nel 2018 nessuno scrive più sui fogli bianchi. Quindi apri il monitor del Mac e inizi a scriverci sopra con il pennarello a punta fina senza starti a fare troppe domande.

Scrivere è una malattia.
Scrivere è una malattia che afflige soprattutto chi legge.
Scrivere è una malattia e allo stesso tempo una cura.
Scrivere può essere una chiave di lettura.

Quando non scrivo per un po’ mi si intasa il cervello, che è già lento di suo. Mi ritrovo la testa piena di concetti e parole e idee stupefacenti che collimano tra loro come atomi impazziti fino a diventare talmente tanti che si addensano in una specie di blob informe da espettorare sotto forma di caratteri più o meno sensati. Che ovviamente non rappresentano nulla delle bellissime cose che avevo in testa se non un ultimo minuscolo riflesso lontano come di una stella morente dall’altra parte della galassia.

Scrivere è come andare in bicicletta o nuotare o fare all’amore.
Scrivere è una bicicletta che fa all’amore mentre nuota.
Scrivere è l’amore per una nuotatrice in bicicletta.
Scrivere è nuotare nell’amore per una bicicletta.

Quando scrivi senza rileggere quello che hai scritto stai facendo una violenza ai potenziali lettori. E’ come i messaggi mandati da ubriaco alle tre di notte a quel numero che ogni volta cancelli dalla rubrica ma tanto ce l’hai tatuato nel cuore. Quando scrivi senza rileggere non puoi correggere le frasi ma le devi riscrivere. E’ come i messaggi mandati da strafatto alle cinque di mattina a quel numero che non hai più in rubrica ma tanto ce l’hai tatuato sulle palle.

Scrivere potrebbe avere un fine nobile, se fossi nobile.
Scrivere potrebbe cambiare il mondo, se avessi ancora speranza.
Scrivere potrebbe farmi stare meglio, se avessi qualcosa che non so.
Scrivere potrebbe, se solo volesse, se solo volessi, se solo potrebbi.

Quando scrivi per curarti è meglio non rileggere perché sennò cancelleresti tutto e se cancelleresti tutto sbagliassi il congiuntivo e se sbagliassi il congiuntivo fosse meglio che evitasti di scrivere o almeno prima studierebbi un po’ i verbi cazzo. Se cancellassi tutto ti ritroveresti di nuovo di fronte al foglio bianco sul monitor freddo, come me qualche momento fa, prima di espettorare questo scatarro momentistico.

Scrivere è gratuito e gratificante.
Scrivere non è letteratura o saggistica o giornalismo: è solo un atto.
Scrivere è un atto in diversi atti.
Scrivere può avere un fine ma l’importante è che alla fine ci arrivi.

Fine.

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