Archivio | febbraio, 2019

La teoria dei bambini onniscienti

15 Feb

Ho elaborato una teoria sul pianto dei bambini.

Non sono né pediatra, né neuroscienziato, né psicologo anzi facciamo prima a dire che non ho fatto l’università, anche se prima o poi me la daranno ad honorem, proprio un’università dico, non solo la laurea, ma mi pare di capire che ultimamente meno sai le cose più devi spiegarle agli altri perché l’importante è ripeterle più volte possibile, non serve aver studiato né tanto meno aver ragione che alla fine la gente ti crede. E ti vota anche.

Anyway.

La teoria è nata guardando Linda che ogni tanto diventa tutta rossa e si muove a scatti come se avesse l’urgenza di dire qualcosa ma non ne avesse la capacità. E’ molto metafisica la cosa eh.

Tutti si preoccupano della morte, di cosa ci sarà dopo, ma in pochi si interrogano sul “prima”. Veramente vogliamo credere che semplicemente eravamo scissi tra le palle di papà e le ovaie di mamma e poi questi ultimi hanno fatto all’amore (o sono andati in centri specializzati, o hanno affittato un utero insomma ci siamo capiti) e una specie di girino ha bucato una specie di uovo e siamo nati noi? Dai, è come accettare ciecamente che la terra sia rotonda e giri intorno al sole: roba da medioevo.

E l’anima dove la mettiamo?
E il soffio della vita?
Appunto.

La mia teoria è che i bambini provengano da quello spazio-tempo eterno nel quale forse andremo a finire anche noi dopo la morte, in cui passato presente e futuro si mescolano in un caos assurdo che manco il raccordo venerdì sera. Quel momento in cui, mi piace credere, torni a far parte del tutto e tutto prende un senso.

Anche se questo tutto, un senso non ce l’ha.

Ecco, secondo me la vita è talmente una beffa che i bambini, appena nati, hanno una memoria chiarissima del posto dal quale provengono e hanno ancora la conoscenza infinita e quando si rendono conto del dove e del quando sono arrivati gli prende un colpo e cercano disperatamente di spiegarci come fare per salvare l’umanità, gli animali, la vegetazione, gli oceani, per evitare le guerre, la fame, la povertà, le ingiustizie… Solo che non possono perché sono intrappolati in questo corpicino terrestre che inizialmente ha solo funzioni basiche. Quindi sono lì che si sbattono per dirci di fare attenzione, di non fare cazzate che stiamo sbagliando tutto, ma quello che esce sono solo dei fortissimi “Uèèè… Uèèè” e noi che gli facciamo le faccine buffe e cerchiamo di consolarli mentre loro tentano di salvarci.

Poi pian piano la fontanella (che funge da ricettore interdimensionale, lo sanno tutti) si richiude, le informazioni terrestri e quindi terra-terra invadono il cervello e nel tempo in cui il bambino ha imparato ad esprimersi non si ricorda più niente della sua vita precedente di pura essenza e onniscienza ed è pronto ad entrare nell’esercito diconsumisti, sfruttatori di paesi poveri, distruttori di habitat naturali del quale facciamo tutti parte.

Finché alla fine del ciclo vitale non torneremo al principio e di nuovo capiremo tutto e poi ancora verremo riproiettati su questa terra e la Storia si ripeterà, befferda, infame e incasinata come sempre, come fa da millenni, anzi da molto di più e come farà in eterno, in forme che oggi non possiamo neanche concepire.

Ma che i bambini conoscono perfettamente.

(Per invitarmi ai tolc sciò, telefonate alla mia segretaria sordomuta e maggiorata o mandate una mail via posta ordinaria)

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Piovono ombrellate (divertismàn)

12 Feb

Avevo detto che avrei scritto di più se avessi trovato tempo e/o ispirazione.

Allora, l’ispirazione l’avevo trovata, era fichissima, l’ho appoggiata un attimo su una panchina per cercare carta e penna nella borsa poi mi sono ricordato che carta e penna sono obsoleti e che la borsa non era mia e anzi la signora che la teneva in grembo si è molto risentita e prima me l’ha sbattuta in faccia, poi ha preso l’ombrello di Luis Vitton e ha iniziato a colpirmi con quello ma il signor Luis Vitton, omonimo di un altro Luis Vitton che faceva il parrucchiere a Marsiglia ed era a sua volta omonimo di Luis Vitton quello delle borse (si chiama “omonimia indiretta” o “omonimia live” – questa è brutta, se hai un minimo di autostima cancellala quando rileggi, se trovi il tempo per rileggere) si è incazzato perché stava piovendo e così si bagnava il cappotto buono e comunque in effetti l’ombrello era il suo ma le signore non si picchiano, salvo pochissimi casi e questo non era uno di quelli, quindi cominciò ad insultarla così pesantemente che ad un certo punto, nonostante le ombrellate continuassero a piovermi in testa (in un paradosso linguistico ai limiti del premio Nobel per la letteratura) presi le difese della signora sostenendo che il Vitton da vittima aveva travalicato ed era passato dalla parte del Torto ma a quel punto Er Torto, che tutti sappiamo essere un pezzo di merda, si è messo in mezzo e ha iniziato a spintonarmi dicendo che quelli dalla parte sua li devo lascia sta’ perché sinnò te spacco la faccia e tutte quelle coattate che dicono i delinguentelli di strada ma la signora a sua volta ha preso le mie difese e ha iniziato a dargli giù di ombrellate e borsettate finché tutto il contenuto della borsa si è rovesciato in strada e l’attenzione di tutti, gente affacciata inclusa, è stata attirata da un dildo doppio gigante vibrante ma abbiamo sentito le sirene delle guardie e visto che quelle ogni tanto ammazzano qualcuno siamo scappati tutti in direzioni diverse (ma ho visto benissimo il signor Vitton che prendeva il dildo e lasciava l’ombrello alla signora) e quando mi sono ricordato dell’ispirazione sulla panchina e sono tornato una mezz’ora dopo ormai non c’era più, se la sarà presa qualcun altro che spero la usi per cambiare il mondo in meglio come faccio io ogni giorno grazie alle piccole cose tipo sorridere a tutte le persone che incontro, se queste hanno due grossi seni e una scollatura abbondante.

Buona giornata a chi perde tempo a cercare il tempo e quando lo trova lo spreca, come fosse talento.