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L’Italia è razzista solo sulla carta

15 Apr

L’Italia vista dall’Italia è molto meglio dell’immagine che mi ero fatto dal Fuckin’ Nordeuropa, filtrata dai giornali e dai social.

Da lontano mi pare un paese razzista, arrabbiato, impoverito culturalmente ed economicamente e conseguentemente incattivito. Il calore, l’allegria, la passionalità che ci hanno reso famosi in tutto il mondo (almeno secondo la nostra idea autoromantica) sembrano solo un ricordo in bianco e nero.

Poi c’è stato l’invito all’IFF (Inclusione Film Festival, dove la I significa anche identità, integrazione, intercultura) di Bergamo per presentare il mio Paters che, senza starmi a dare arie da regista vero, rappresenta comunque un punto di vista di italiani emigrati e quindi, seppur in modo leggero, parla di integrazione.

Tornando in Italia per una volta non in vacanza (durante la quale tutto è falsato dai manicaretti a tavola e/o dai perizomi in spiaggia) ho trovato un paese molto migliore di quello che percepivo da lontano. Fuori dalle pippe sensazionaliste e marchettare dei giornali, fuori dalla perenne campagna elettorale di un governo inetto e dannoso, fuori dalle polemiche sterili degli attivisti da tastiera, ho scoperto che esiste il famigerato paese reale.

Ed è un bel posto!

Persone che fanno cose belle. Gente che ha dei sogni e li persegue e li realizza e li diffonde. E diffondere sogni significa dare una pennellata di colore a quei ricordi in bianco e nero che così tornano attuali, in una società che mai è stata tanto colorata. La solidarietà, l’interesse per gli altri, la contaminazione reciproca che sta ALLA BASE della nostra cultura e della stessa italianità (siamo frutto di un incredibile meltin’pot iniziato al tempo degli etruschi, solo gli ignoranti possono ignorarlo) e che ha fatto di noi quel popolo passionale, allegro e caloroso che diciamo di essere.

L’impressione che ho avuto è che ci sia uno strato di paurosi, taccagni, conservatori che gridano all’invasione e alla fine delle nostre tradizioni (ma quali? dio patria famiglia? abbiamo già dato, grazie) e poi ci sia la forza della realtà, fatta di bambini che crescono con amichetti di tutti i colori che anche solo parlando e raccontandosi tra loro avranno tanta più conoscenza di questo mondo rispetto ai loro genitori.

Di fronte alle bellissime giovani coppie miste o alle comitive multiculti che parlano nei vari dialetti locali, tutti gli slogan di odio si riducono a patetici sussurri di chi non sa bene chi sia e quindi ha paura degli altri e non ha idea di come reiventarsi e vorrebbe che tutti restassero fermi intorno a lui per farlo sentire al sicuro, poveretto.

Per fortuna invece la vita è impetuosa e vuole saltare in avanti e scoprire più cose possibili per rendersi più divertente, più interessante, più bella e sorprendente. Per le nuove generazioni l’amichetto del cuore sarà Samir “quello con la felpa gialla” non “quello con la pelle scura” e la cameriera del bar non sarà “la cameriera cinese”: sarà semplicemente “la cameriera”.

Trovando così tante belle persone ognuna delle quali, direttamente o indirettamente, dà il suo contributo per diffondere l’idea che se stiamo tutti bene stiamo bene tutti, ho avuto finalmente l’impressione di una rinascita del paese.

Una rinascita inarrestabile, lontana dalle notizie viziate da emergenze inesistenti che alimentano solo il triste gioco tra politici e giornalisti, sempre più chiusi in sé stessi e lontani dalla reltà. Una rinascita talmente semplice da essere la più potente di tutte. Una rinascita generazionale, fatta di amicizie e di amori che nessuno slogan post-fascista o titolone acchiappa-clic potrà scalfire.

Quella sera a Bergamo, guardando Fatima che ridendo scattava una foto a Mohammed e Yoon, uniti dalla passione per il cinema, dall’impegno sociale e dalla lingua italiana, ho capito che i conservatori aggrappati ad un passato che esiste ormai solo nelle loro menti possono gridare quanto vogliono in questo presente caotico e cangiante perché tanto il futuro è già qui e di certo non li ascolta.

Ed è infinitamente più bello di loro.

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Figli di padri sposati

19 Mar

Giuseppe è stato fatto santo perché nonostante tutto è rimasto con Maria, ha riconosciuto il figlio e manco ha corcato de botte l’arcangelo Gabriele.

Oggi, come ogni 19 marzo dall’anno zero lo ricordiamo con i bigné alla crema perché evidentemente nonostante l’aspetto un po’ grezzo tipico del falegname galileano, dentro era molto dolce. Ed era innamorato fritto della sua giovine sposa sedicente vergine.

Ma senza andare così indietro nel tempo, e scendendo un po’ più nel personale, il 19 marzo è una data molto importante in quanto 49 anni fa due persone, oggi anziane ma di bell’aspetto e buona salute, si conoscevano e si innamoravano e decidevano di sposarsi, tutto dalla mattina alla sera dello stesso giorno, per dare poi alla luce qualche anno più tardi, in un giorno diverso che non staremo a segnalare per non confondere le idee già abbastanza confuse, colui il quale adesso scrive questo post e che 36 anni dopo essere stato messo alla luce, in questo stesso giorno di quattro anni fa dava a sua volte alla luce, attraverso il corpo e l’utero e il dolore da parto dell’amata compagna, vergine anch’essa, colui il quale faceva si che egli potesse da quel dì a sua volta festeggiare la festa del papà, e che quest’anno lo fa pure con una figlia in più.

Insomma il 19 marzo è una giornata di estrema vitalità per la mia famiglia tra, in ordine di apparizione, anniversario dei genitori, compleanno del figlio, festa del papà.

Ma soprattutto per i bignè di San Giuseppe e la primavera incipiente. Se solo non stessi nel Fuckin Nordeuropa dove fanno i waffle e piove.

Buona giornata a tutti i papà che non sarebbero papà se non ci fossero mamme che non sarebbero mamme se non ci fossero figli, insomma buona giornata a tutti e basta.

Metereopatique

14 Mar

Il sole splende e scalda gli animi di chi lo accoglie su di sé, in chissà quale parte del mondo visto che qua in Fuckin’ Nordeuropa piove ininterrottamente da giorni, alternando anche grandine e raffiche di vento violentissimo, che devo tenere mio figlio per mano con lui che sta in aria tipo palloncino e poi a casa metterlo mezz’ora sul termosifone per scongelarlo.

Il vicino sta costruendo una misteriosa barca gigante in giardino e ha messo strani annunci per trovare coppie di animali eterosessuali. Nel dubbio mi sono iscritto insieme alla mia compagna.

Ma dietro quelle nuvole nere si cela un cielo azzurro. Che è come dire “dietro quei jeans si cela un perizoma interdentale rosa schoking”. Cioè, che me frega di sapere che c’è qualcosa nascosto se non posso goderne? Ma dice che bisogna essere positivi e ho deciso di reagire: infatti oggi indosso un perizoma interdentale rosa shocking.

Buona giornata a chi si bagna e se ne lagna ma poi magna ‘na lasagna, che messa su un ritmo tropicàl potrebbe essere il tormentone dell’estate. Titolo: Reggaeton a l’amatrichana.

Alle donne (2019 version)

8 Mar

A Natale c’è “Una Poltrona Per Due”,
l’otto marzo c’è “Alle Donne”.

Alle Donne (2019)

Auguri alla prima donna che ho incontrato, quella che mi ha dato la vita.
Auguri a quella con la quale questa vita la voglio dividere.
E che ha dato la vita ad un’altra piccola donna, alla quale quest’anno faccio più auguri che alle altre, non me ne abbiate.

Auguri a quelle che ho conosciuto, che conoscerò e che ho dimenticato.
Auguri a quelle che mi hanno voluto bene e anche a quelle che non mi hanno voluto, che non sanno cosa si sono perse.

Auguri alle amiche, alle parenti, alle conoscenti, alle vicine e alle colleghe.
Auguri alle nonne, alle mamme, alle figlie.

Auguri alle stronze, a quelle col cuore spezzato, alle incredibili romantiche, a quelle che amano divertirsi grazie al sesso, a quelle che sognano il matrimonio, a quelle che sposano un vecchio pieno di soldi, a quelle che sono fedeli al proprio uomo, a quelle che lo tradiscono, a quelle che scelgono sempre l’uomo sbagliato.

Auguri alle donne che amano le donne.

Auguri alle donne che usano il proprio corpo per fare successo, a quelle che lottano affinché il corpo di una donna non sia una merce, a quelle che odiano i maschi perché nessuno se le scopa, a quelle che non si piacciono anche se non ce n’è motivo.

Auguri alle donne che non hanno tempo di pensare ad una gravidanza perchè sennò devono saltare la palestra, a quelle che dedicano la propria vita alla famiglia, a quelle che hanno una propria vita, una propria famiglia e vanno pure in palestra.

Auguri alle donne che sanno di essere belle, a quelle che lo sono ma non lo sanno e a quelle che credono di esserlo ma non lo sono. Auguri alle donne che se ne fregano di come sono e riescono ad essere molto più piacevoli di tante altre.

Auguri alle strafiche.
Auguri ai catamarani.

Auguri alle donne che vogliono fare gli uomini, a quelle che li detestano, a quelle che non riescono a farne a meno, a quelle che si sentono superiori, a quelle che si sentono inferiori, a quelle che si sentono uguali, a quelle che si sentono diverse.

Auguri alle donne che hanno cambiato la storia del mondo, che ci hanno fatto sognare, che ci hanno fatto innamorare. A quelle che restano sempre nell’ombra, a quelle che si espongono in prima linea, a quelle che fanno la differenza, a quelle che sono morte per farla.

Auguri a quelle che se la tirano e a quelle che la danno sportivamente.

Auguri alle donne intellettuali, a quelle simpatiche, a quelle sensuali, a quelle alla moda, a quelle alla moda alternativa che è sempre moda ma non è percepita come tale, a quelle femminili, alle “maschiacce”, a quelle sempre in tiro, a quelle sempre in tuta.

Auguri alle donne che sanno far ridere, che sanno eccitare, che sanno far riflettere e sanno cucinare.
Auguri alle cretine, a quelle che fanno finta di essere cretine, a quelle che non sanno neanche fare il caffè.

Auguri alle shampiste, alle professioniste, alle suore e alle mignotte.

Auguri alle donne che non possono denunciare un marito o un padre brutale, a quelle che subiscono molestie sul lavoro, a quelle che non potranno mai più dimenticare una violenza.

Auguri alle donne che sopportano, che rispondono, che reagiscono.
Auguri a quelle che non ci riescono.
Auguri alle donne che vengono vendute, comprate, maltrattate, uccise e mutilate.
Auguri alle donne lapidate, incarcerate, schiavizzate ed umiliate.

Auguri alle donne vittime di una cultura che va avanti da millenni, che crea una giornata mondiale per far guadagnare i fiorai, le pizzerie e i locali di strip maschili.

Auguri alle donne di tutto il mondo che di una giornata come questa non se ne fanno un cazzo. Auguri a tutte le donne che non credono in questa festa, perchè le battaglie per i diritti si combattono giorno per giorno, non una volta l’anno.

Ma che comunque se ricevono un mazzetto di mimosa sono contente e ti sorridono.

Perchè sono donne.

E sono la cosa più bella che esista a questo mondo.

No Good

4 Mar

Aim de trabol starta, pankin instigheita.

Un tunnel in bianco e nero, un loop incredibilmente semplice e semplicemente incredibile. Due creste, una lingua, una felpa a stelle e strisce.
E Keith Flint è entrato al primo colpo di cassa di Firestarer nell’olimpo degli idoli dei giovani della mia generazione.

Li ascoltavo dai tempi di Out of Space (ammetto che Chase the Devil l’ho scoperta grazie a loro, che a me il raggae mi rompe il cazzo), li ho adorati con Music for the Jilted Generation (il loro album più bello, secondo me) ma con quel video li ha conosciuti tutto il mondo, com’era giusto che fosse.

I Prodigy erano techno ed erano punk. Erano la sintesi dei due generi con i quali cercavo di caricarmi per combattere quel mondo ottuso e arido che invece continua ad essere sempre qua. Oggi con un idolo in meno.

Nello stesso giorno sono morti Luke Perry e Keith Flint, che all’epoca non mi sarei mai sognato manco lontanamente di mettere insieme. Oggi lo faccio per una mera questione nostalgica. Quando se ne vanno simboli più o meno importanti della tua giovinezza si prova quella leggera morsa allo stomaco, quel battito del cuore in meno, quel sospiro più lungo del dovuto.

Tu sei ancora qui, diverso eppure uguale. E dentro di te, da qualche parte, in mezzo allo stress da mondo ottuso e arido, sotto le gioie più mature, dietro la malinconia acutizzata, nascosto dalle nuove inderogabili responsbilità, c’è ancora quel ragazzino che saltava e pogava e ballava una notte intera e se guardava pure Beverly Hills all’ora di pranzo ed era sicuro che avrebbe vinto lui, che la vita era troppo bella per lasciarla in mano ai cattivi, che con la musica a palla si sarebbe risolto tutto.

Poi gli hanno fatto credere che i cattivi non erano così cattivi, che l’ottusità serviva a raggiungere gli obbiettivi, che l’aridità proteggeva dai dolori.
Tutte stronzate. Quel ragazzino diceva che gli adulti non capivano un cazzo e aveva dannatamente ragione.

Gli adulti non capiscono un cazzo.
Gli adulti pensano solo a sé stessi.
Gli adulti pensano di sapere più dei giovani solo perché hanno dimenticato chi sono stati.
E hanno creduto agli adulti.
Che non capiscono un cazzo.

You’re no good for me, I don’t need nobody
Don’t need no one, that’s no good for me.

Ciao Keith, insegna agli angeli a brì de prescia.

E voi giovani di oggi, sbrigatevi a strapparci il mondo dalle mani perché non ci stiamo capendo un cazzo!

La teoria dei bambini onniscienti

15 Feb

Ho elaborato una teoria sul pianto dei bambini.

Non sono né pediatra, né neuroscienziato, né psicologo anzi facciamo prima a dire che non ho fatto l’università, anche se prima o poi me la daranno ad honorem, proprio un’università dico, non solo la laurea, ma mi pare di capire che ultimamente meno sai le cose più devi spiegarle agli altri perché l’importante è ripeterle più volte possibile, non serve aver studiato né tanto meno aver ragione che alla fine la gente ti crede. E ti vota anche.

Anyway.

La teoria è nata guardando Linda che ogni tanto diventa tutta rossa e si muove a scatti come se avesse l’urgenza di dire qualcosa ma non ne avesse la capacità. E’ molto metafisica la cosa eh.

Tutti si preoccupano della morte, di cosa ci sarà dopo, ma in pochi si interrogano sul “prima”. Veramente vogliamo credere che semplicemente eravamo scissi tra le palle di papà e le ovaie di mamma e poi questi ultimi hanno fatto all’amore (o sono andati in centri specializzati, o hanno affittato un utero insomma ci siamo capiti) e una specie di girino ha bucato una specie di uovo e siamo nati noi? Dai, è come accettare ciecamente che la terra sia rotonda e giri intorno al sole: roba da medioevo.

E l’anima dove la mettiamo?
E il soffio della vita?
Appunto.

La mia teoria è che i bambini provengano da quello spazio-tempo eterno nel quale forse andremo a finire anche noi dopo la morte, in cui passato presente e futuro si mescolano in un caos assurdo che manco il raccordo venerdì sera. Quel momento in cui, mi piace credere, torni a far parte del tutto e tutto prende un senso.

Anche se questo tutto, un senso non ce l’ha.

Ecco, secondo me la vita è talmente una beffa che i bambini, appena nati, hanno una memoria chiarissima del posto dal quale provengono e hanno ancora la conoscenza infinita e quando si rendono conto del dove e del quando sono arrivati gli prende un colpo e cercano disperatamente di spiegarci come fare per salvare l’umanità, gli animali, la vegetazione, gli oceani, per evitare le guerre, la fame, la povertà, le ingiustizie… Solo che non possono perché sono intrappolati in questo corpicino terrestre che inizialmente ha solo funzioni basiche. Quindi sono lì che si sbattono per dirci di fare attenzione, di non fare cazzate che stiamo sbagliando tutto, ma quello che esce sono solo dei fortissimi “Uèèè… Uèèè” e noi che gli facciamo le faccine buffe e cerchiamo di consolarli mentre loro tentano di salvarci.

Poi pian piano la fontanella (che funge da ricettore interdimensionale, lo sanno tutti) si richiude, le informazioni terrestri e quindi terra-terra invadono il cervello e nel tempo in cui il bambino ha imparato ad esprimersi non si ricorda più niente della sua vita precedente di pura essenza e onniscienza ed è pronto ad entrare nell’esercito diconsumisti, sfruttatori di paesi poveri, distruttori di habitat naturali del quale facciamo tutti parte.

Finché alla fine del ciclo vitale non torneremo al principio e di nuovo capiremo tutto e poi ancora verremo riproiettati su questa terra e la Storia si ripeterà, befferda, infame e incasinata come sempre, come fa da millenni, anzi da molto di più e come farà in eterno, in forme che oggi non possiamo neanche concepire.

Ma che i bambini conoscono perfettamente.

(Per invitarmi ai tolc sciò, telefonate alla mia segretaria sordomuta e maggiorata o mandate una mail via posta ordinaria)

Piovono ombrellate (divertismàn)

12 Feb

Avevo detto che avrei scritto di più se avessi trovato tempo e/o ispirazione.

Allora, l’ispirazione l’avevo trovata, era fichissima, l’ho appoggiata un attimo su una panchina per cercare carta e penna nella borsa poi mi sono ricordato che carta e penna sono obsoleti e che la borsa non era mia e anzi la signora che la teneva in grembo si è molto risentita e prima me l’ha sbattuta in faccia, poi ha preso l’ombrello di Luis Vitton e ha iniziato a colpirmi con quello ma il signor Luis Vitton, omonimo di un altro Luis Vitton che faceva il parrucchiere a Marsiglia ed era a sua volta omonimo di Luis Vitton quello delle borse (si chiama “omonimia indiretta” o “omonimia live” – questa è brutta, se hai un minimo di autostima cancellala quando rileggi, se trovi il tempo per rileggere) si è incazzato perché stava piovendo e così si bagnava il cappotto buono e comunque in effetti l’ombrello era il suo ma le signore non si picchiano, salvo pochissimi casi e questo non era uno di quelli, quindi cominciò ad insultarla così pesantemente che ad un certo punto, nonostante le ombrellate continuassero a piovermi in testa (in un paradosso linguistico ai limiti del premio Nobel per la letteratura) presi le difese della signora sostenendo che il Vitton da vittima aveva travalicato ed era passato dalla parte del Torto ma a quel punto Er Torto, che tutti sappiamo essere un pezzo di merda, si è messo in mezzo e ha iniziato a spintonarmi dicendo che quelli dalla parte sua li devo lascia sta’ perché sinnò te spacco la faccia e tutte quelle coattate che dicono i delinguentelli di strada ma la signora a sua volta ha preso le mie difese e ha iniziato a dargli giù di ombrellate e borsettate finché tutto il contenuto della borsa si è rovesciato in strada e l’attenzione di tutti, gente affacciata inclusa, è stata attirata da un dildo doppio gigante vibrante ma abbiamo sentito le sirene delle guardie e visto che quelle ogni tanto ammazzano qualcuno siamo scappati tutti in direzioni diverse (ma ho visto benissimo il signor Vitton che prendeva il dildo e lasciava l’ombrello alla signora) e quando mi sono ricordato dell’ispirazione sulla panchina e sono tornato una mezz’ora dopo ormai non c’era più, se la sarà presa qualcun altro che spero la usi per cambiare il mondo in meglio come faccio io ogni giorno grazie alle piccole cose tipo sorridere a tutte le persone che incontro, se queste hanno due grossi seni e una scollatura abbondante.

Buona giornata a chi perde tempo a cercare il tempo e quando lo trova lo spreca, come fosse talento.