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Prospettiva

31 Mag

A volte basta cambiare prospettiva per rendersi conto che in fondo è tutta una questione di prospettiva.

Se c’è un ostacolo e continui a fissarlo con odio sibilando bestemmie non risolvi niente. Prova ad alzarti, spostati un po’, guardalo dall’alto e poi dal basso, poi girati e guarda l’orizzonte, fatti un caffè, respira a fondo la brezza marina, o la rugiada di collina, o lo smog dell’incrocio a seconda dell’habitat che ti circonda, poi telefona ad una persona che ami e dille quanto le vuoi bene e poi chiedi di raggiungerti e di portare con sé gli amici più grossi che c’ha e verdai che quando vi presentate tutti e sei sette con le facce ingrugnite scrocchiando le nocche (gli osteopati di solito lo sconsigliano ma per le minacce è tollerato anche da loro) vedrai che l’ostacolo si scusa e se ne va da solo senza neanche bisogno di spargimenti di sangue.
E lo vedrai allontanarsi e diventare sempre più piccolo, in prospettiva.

Si prospetta un lungo periodo di riflessione su prospettive, progetti, ostacoli, oracoli, testicoli e tutte quelle piccole cose che infilate una appresso all’altra formano la collanina della nostra vita. E la cavigliera della nostra amica, un po’ anni 80.

Buona estate a quelli che se il sole non c’è se lo costruiscono da soli e infatti restano ustionati e il palazzo prende fuoco e i pompieri già c’hanno tanti cazzi per gli incendi dolorosi perché fa sempre così male vedere il verde che brucia in questo mondo di plastica che era meglio andare al solarium, come nel ’99.

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Europassword

27 Mag

– Buongiorno, vorrei la password annuale per il wifi per i giornalisti dell’europarlamento.

– Mi facci vedere il badge.

– Ecco il badge.

– Ah, ma questo scade a febbraio 2020.

– Si, è il badge annuale, per quello chiedo la password annuale.

– Eh, ma se gliela do oggi poi vale fino a maggio 2020.

– Ah. E quindi… ?

– Quindi il suo badge scade prima, quindi non posso dargliela.

– Aspetti un attimo. Questo è il badge da giornalista che si rinnova ogni anno a gennaio e che da diritto al wifi per i giornalisti giusto?

– Giusto.

– Allora non colgo il problema.

– Il problema è che lei avrebbe dovuto richiedere la password appena fatto il badge.

– Ma prima di oggi non ne ho mai avuto bisogno. E ho un cazzo di badge annuale.

– Non facci polemica per favore. Se io le do la password annuale oggi quella poi vale fino a maggio 2020 e se lei a gennaio non rinnova il badge come la mettiamo?

– Non la seguo…

– Non posso darle una password che duri più del suo badge.

– Ma perché? Se non rinnovo il badge tanto non posso entrare e quindi non posso usare la password. Se invece lo rinnovo avrò diritto ad usarla, quale cazzo è il suo problema?

– Signore non si scaldi, forse non si rende conto che sta parlando con un funzionario della burocrazia belga?

– È vero, mi scusi, vado a ragionare con quella pianta di plastica.

– Ecco appunto. Intanto le do una password valida quattro mesi. Poi a settembre gliene do un’altra, se si comporta bene.

– Grazie, lei è molto gentile. Ed io odio questo paese ogni giorno di più ma tanto in Italia c’è Salvini quindi alla fine meglio scemi che fasci.

– Veramente anche qui hanno vinto i fasci.

– Si ma io sono un emigrato quindi me ne sbatto della società locale, vivo di pastasciutta e mandolino insieme ai miei connazionali e mi struggo al ricordo di un’Italia che ormai non c’è più da decenni.

– Maledetti emigranti economici, mi saluti la pianta di plastica.

– Presenterò.

Adultità (quarantanni)

12 Mag

Quand’è che si diventa adulti?

Quando fumi la prima sigheretta? Quando finalmente fai all’amore? Quando inizi a lavorare? Quando vai a vivere da solo? Quando fai un figlio? Quando i figli vanno a vivere da soli? Quando vai in pensione?

Cosa significa esattamente essere “adulti”?

Avere tutte le risposte? Sapere chi sei e cosa vuoi? Ascoltare la musica a volume più basso? Pensare al futuro? Avere più responsabilità che sogni? Non capire i giovani di oggi? Avere la pretesa di insegnare ai bambini invece di imparare da loro?

Sono quarantanni che mi pongo queste domande. Anzi no, saranno venti. Ma de che, forse dieci. Ora che ci penso è solo qualche mese. Maledette convenzioni anagrafiche. E maledetta crisi dei quarantanni.

A quarantanni vuoi o non vuoi (non vuoi) ti succede qualcosa dentro. Sai che non cambia niente, sai che tutto è cambiato, sai che tutto cambierà, ma non sai bene se in meglio o in peggio. Ma a quarantanni sai pure che la vita è un continuo cambiamento e incastrarsi sugli schemi “bene male meglio peggio” non ha senso.

Todo cambia, punto. Funziona così, è il gioco della vita, è bello così anche perché non può essere altrimenti.

A ventanni pensavo di aver capito tutto. A trentanni pensavo di aver capito tutto. Oggi penso di aver capito che fino alla morte nessuno ci capisce un cazzo.

Non so cosa significa sentirsi “realizzato” ma mi da l’idea di qualcosa che sia giunto a compimento, cioè alla fine, e non fa per me. A quarantanni anche se non ho capito troppo della vita ho imparato a conoscermi e credo che quello sia fondamentale. Se ti conosci, ti accetti, ti metti in discussione e cerchi di migliorarti, sei a buon punto.

Da bambino immaginavo che gli adulti avessero in tasca una soluzione per tutto. Da adulto (ma cos’è un adulto?) mi rendo conto che non sono altro che quel bambino, con anni di esperienze in più ma che in tasca al massimo c’ha un fazzoletto usato.

Quarantanni, come trenta, come sessanta, in fondo sono solo una tappa nella continua ricerca della felicità, del senso della vita, della pentola d’oro ai piedi dell’arcobaleno: l’importante è non smettere mai, anche se tutti ti dicono che non esiste.

Non so se piacerei al me di vent’anni, ma tanto sti giovani pensano solo a ballare e sballarsi…

Rifarei tutto quello che ho fatto, non ho grossi rimpianti, sono felice di quello che ho e se mi guardo indietro mi viene il torcicollo quindi è meglio che non lo faccio. Fisicamente sono cambiato molto ma continuo ad amare le stesse cose di sempre, anche se adesso magari i perizomi delle ventenni in spiaggia mi tocca guardarli con estrema discrezione.

Basta un drink fresco e abbastanza alcolico, una bella canzone fuori dal meinstrim, una compagnia di amici con i quali ridere e pianificare la rivoluzione, realizzare che forse vent’anni fa avrei messo prima gli amici poi la musica e poi l’alcol – ma magari è solo un caso – ed ecco che in fondo sti quarantanni non sono niente di che.

Anzi no, sono importantissimi, perché sono il presente della mia vita, che è il momento più importante della cosa più importante che ho. E della quale fa parte un sacco di gente fantastica che nonostante i notiziari, nonostante la situazione politica, nonostante l’orrido sistema economico che tutti quanti alimentiamo mi fa pensare con convinzione che il mondo è un posto meraviglioso, che insieme possiamo e dobbiamo rendere meglio di così.

Quand’è che si diventa adulti? Quando si smette di scrivere post lunghissimi nei quali non sai manco dove andare a parare? O quando si scopre che ogni giorno puoi imparare qualcosa di nuovo da chiunque, senza pregiudizi?

Io non lo so, ho solo quarantanni, ma posso chiederlo a quelli più grandi, loro sicuramente avranno la soluzione in tasca.

Spazio

24 Apr

So che quando non scrivo per un po’ le azioni di wordpress crollano e gli azionisti mi mandano le madonne e so anche che avevo scritto che avrei scritto di più ma d’altronde sono in tanti a dire che faranno qualcosa e poi non la fanno e anzi peggiorano la situazione e però scrivono che è colpa dei media corrotti e che in realtà va tutto bene ma in realtà non va bene un cazzo ma tanto loro continuano a percepire i loro cospicui stipendi e nessuno di loro verrà malmenato o finirà in galera quindi in fondo magari fanno bene loro anche se non capisco quelli che li sostengono e che se gli dici qualcosa ti dicono eh perché invece il PD come se tu sostessi il PD che manco l’hai mai votato il PD anzi per te il PD è uno dei mali che hanno portato alla situazione attuale in cui non va bene un cazzo ma in fondo non volevi parlare di politica quindi ora o cancelli tutto e ricominci (che tanto i lettori non sanno che l’hai già fatto venti volte in venti maniere completamente diverse e stavi per rinunciare ma poi ti sei detto che per scrivere bisogna scrivere e quindi ti sei buttato in un flusso di incoscienza improvvisato) oppure metti un punto anche perché il punto l’hai perso insieme al filo quindi è meglio che basta.

Ecco.

Il fatto è che si parla tanto di crisi economica e crisi dei migranti e crisi culturale ma nessuno mi aveva parlato della crisi dei quarantanni. Non che li abbia ancora compiuti, ci mancherebbe, sono ancora giovanissimo per qualche settimana. Ma mettici quelli, mettici due figli, mettici il lavoro, mettici la burocrazia, non c’è più spazio per metterci niente.

Ecco.

Mi manca un po’ di spazio.

Sto vivendo uno dei periodi più interessanti del film della mia vita, ricco di colpi di scena, di momenti di felicità pura, mi sento abbastanza libero, sono fortunato, consapevole, innamorato, ho ricominciato a fare le flessioni quindi sono bellissimo e sti giorni c’è anche il sole.

Manca solo un po’ di spazio.
Quel silenzio lento nel quale fluttuare con la mente per creare qualcosa, anche solo per me.

O per te.

Ma per scrivere bisogna scrivere, per disegnare bisogna disegnare, per fare bisogna fare e per amare bisogna amare. A (quasi) quarantanni sto in overdose d’amore ed è bellissimo.

Ma aspetto il ritorno dello spazio.
So già che tornerà.
E’ che non so come saranno le cose.
Dall’altra parte.

Maledette convenzioni anagrafiche.

Buona giornata a chi sale sulla bilancia per fare un bilancio ma poi pensa che sia meglio uscire a fare una passeggiata, finché si può.

L’Italia è razzista solo sulla carta

15 Apr

L’Italia vista dall’Italia è molto meglio dell’immagine che mi ero fatto dal Fuckin’ Nordeuropa, filtrata dai giornali e dai social.

Da lontano mi pare un paese razzista, arrabbiato, impoverito culturalmente ed economicamente e conseguentemente incattivito. Il calore, l’allegria, la passionalità che ci hanno reso famosi in tutto il mondo (almeno secondo la nostra idea autoromantica) sembrano solo un ricordo in bianco e nero.

Poi c’è stato l’invito all’IFF (Inclusione Film Festival, dove la I significa anche identità, integrazione, intercultura) di Bergamo per presentare il mio Paters che, senza starmi a dare arie da regista vero, rappresenta comunque un punto di vista di italiani emigrati e quindi, seppur in modo leggero, parla di integrazione.

Tornando in Italia per una volta non in vacanza (durante la quale tutto è falsato dai manicaretti a tavola e/o dai perizomi in spiaggia) ho trovato un paese molto migliore di quello che percepivo da lontano. Fuori dalle pippe sensazionaliste e marchettare dei giornali, fuori dalla perenne campagna elettorale di un governo inetto e dannoso, fuori dalle polemiche sterili degli attivisti da tastiera, ho scoperto che esiste il famigerato paese reale.

Ed è un bel posto!

Persone che fanno cose belle. Gente che ha dei sogni e li persegue e li realizza e li diffonde. E diffondere sogni significa dare una pennellata di colore a quei ricordi in bianco e nero che così tornano attuali, in una società che mai è stata tanto colorata. La solidarietà, l’interesse per gli altri, la contaminazione reciproca che sta ALLA BASE della nostra cultura e della stessa italianità (siamo frutto di un incredibile meltin’pot iniziato al tempo degli etruschi, solo gli ignoranti possono ignorarlo) e che ha fatto di noi quel popolo passionale, allegro e caloroso che diciamo di essere.

L’impressione che ho avuto è che ci sia uno strato di paurosi, taccagni, conservatori che gridano all’invasione e alla fine delle nostre tradizioni (ma quali? dio patria famiglia? abbiamo già dato, grazie) e poi ci sia la forza della realtà, fatta di bambini che crescono con amichetti di tutti i colori che anche solo parlando e raccontandosi tra loro avranno tanta più conoscenza di questo mondo rispetto ai loro genitori.

Di fronte alle bellissime giovani coppie miste o alle comitive multiculti che parlano nei vari dialetti locali, tutti gli slogan di odio si riducono a patetici sussurri di chi non sa bene chi sia e quindi ha paura degli altri e non ha idea di come reiventarsi e vorrebbe che tutti restassero fermi intorno a lui per farlo sentire al sicuro, poveretto.

Per fortuna invece la vita è impetuosa e vuole saltare in avanti e scoprire più cose possibili per rendersi più divertente, più interessante, più bella e sorprendente. Per le nuove generazioni l’amichetto del cuore sarà Samir “quello con la felpa gialla” non “quello con la pelle scura” e la cameriera del bar non sarà “la cameriera cinese”: sarà semplicemente “la cameriera”.

Trovando così tante belle persone ognuna delle quali, direttamente o indirettamente, dà il suo contributo per diffondere l’idea che se stiamo tutti bene stiamo bene tutti, ho avuto finalmente l’impressione di una rinascita del paese.

Una rinascita inarrestabile, lontana dalle notizie viziate da emergenze inesistenti che alimentano solo il triste gioco tra politici e giornalisti, sempre più chiusi in sé stessi e lontani dalla reltà. Una rinascita talmente semplice da essere la più potente di tutte. Una rinascita generazionale, fatta di amicizie e di amori che nessuno slogan post-fascista o titolone acchiappa-clic potrà scalfire.

Quella sera a Bergamo, guardando Fatima che ridendo scattava una foto a Mohammed e Yoon, uniti dalla passione per il cinema, dall’impegno sociale e dalla lingua italiana, ho capito che i conservatori aggrappati ad un passato che esiste ormai solo nelle loro menti possono gridare quanto vogliono in questo presente caotico e cangiante perché tanto il futuro è già qui e di certo non li ascolta.

Ed è infinitamente più bello di loro.

Figli di padri sposati

19 Mar

Giuseppe è stato fatto santo perché nonostante tutto è rimasto con Maria, ha riconosciuto il figlio e manco ha corcato de botte l’arcangelo Gabriele.

Oggi, come ogni 19 marzo dall’anno zero lo ricordiamo con i bigné alla crema perché evidentemente nonostante l’aspetto un po’ grezzo tipico del falegname galileano, dentro era molto dolce. Ed era innamorato fritto della sua giovine sposa sedicente vergine.

Ma senza andare così indietro nel tempo, e scendendo un po’ più nel personale, il 19 marzo è una data molto importante in quanto 49 anni fa due persone, oggi anziane ma di bell’aspetto e buona salute, si conoscevano e si innamoravano e decidevano di sposarsi, tutto dalla mattina alla sera dello stesso giorno, per dare poi alla luce qualche anno più tardi, in un giorno diverso che non staremo a segnalare per non confondere le idee già abbastanza confuse, colui il quale adesso scrive questo post e che 36 anni dopo essere stato messo alla luce, in questo stesso giorno di quattro anni fa dava a sua volte alla luce, attraverso il corpo e l’utero e il dolore da parto dell’amata compagna, vergine anch’essa, colui il quale faceva si che egli potesse da quel dì a sua volta festeggiare la festa del papà, e che quest’anno lo fa pure con una figlia in più.

Insomma il 19 marzo è una giornata di estrema vitalità per la mia famiglia tra, in ordine di apparizione, anniversario dei genitori, compleanno del figlio, festa del papà.

Ma soprattutto per i bignè di San Giuseppe e la primavera incipiente. Se solo non stessi nel Fuckin Nordeuropa dove fanno i waffle e piove.

Buona giornata a tutti i papà che non sarebbero papà se non ci fossero mamme che non sarebbero mamme se non ci fossero figli, insomma buona giornata a tutti e basta.

Metereopatique

14 Mar

Il sole splende e scalda gli animi di chi lo accoglie su di sé, in chissà quale parte del mondo visto che qua in Fuckin’ Nordeuropa piove ininterrottamente da giorni, alternando anche grandine e raffiche di vento violentissimo, che devo tenere mio figlio per mano con lui che sta in aria tipo palloncino e poi a casa metterlo mezz’ora sul termosifone per scongelarlo.

Il vicino sta costruendo una misteriosa barca gigante in giardino e ha messo strani annunci per trovare coppie di animali eterosessuali. Nel dubbio mi sono iscritto insieme alla mia compagna.

Ma dietro quelle nuvole nere si cela un cielo azzurro. Che è come dire “dietro quei jeans si cela un perizoma interdentale rosa schoking”. Cioè, che me frega di sapere che c’è qualcosa nascosto se non posso goderne? Ma dice che bisogna essere positivi e ho deciso di reagire: infatti oggi indosso un perizoma interdentale rosa shocking.

Buona giornata a chi si bagna e se ne lagna ma poi magna ‘na lasagna, che messa su un ritmo tropicàl potrebbe essere il tormentone dell’estate. Titolo: Reggaeton a l’amatrichana.