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Walt Disney, gli Aittoatti.

1 Giu

– Papà, Aittoatti.

Lì per lì non ho capito ma vedendo il bambino col libretto versione Bignami degli Aristogatti tutto si fa più chiaro. Quindi certo amore, ti leggo gli Aittoatti. Anzi te li racconto.

Madame Adelaide, vecchia borghese ricchissima viveva con la bella gatta Duchesse e i suoi cuccioli. C’era pure un topo in casa, er Groviera, perché i francesi so’ zozzi pure da ricchi. E insomma questi gatti erano curati e pasciuti più di tutti i bambini delle banlieues messi insieme ed erano felicissimi finché un giorno arriva l’avvocato amico della sora Adelaide, uno di quegli illustri dinosauri con lo studio nella super villa sorvegliata da telecamere e pitbull con licenza di uccidere mentre i neolaureati lavano i piatti nei ristoranti, perché la signora vuole fare testamento. Edgar, il viscido maggiordomo che per una vita era stato al servizio della megera (nel quartiere si dice che fosse anche costretto a fare cose di tipo sessuale ma sono solo voci) ausculta la discussione tra i due convinto di sentire il suo nome come unico erede visto che Madame è sola al mondo e invece quella grandissima stronza decide di lasciare tutte le sue ricchezze ai gatti. Ai gatti, capito? La gente muore di fame e quella vecchia troia borghese lascia tutte le ricchezze ai gatti. Non ad enti benefici o al poro Edgar che sarà pure viscido ma è sempre un onesto lavoratore, magari con la clausola che si prendesse cura dei gatti, no, lei lascia TUTTO ai gatti fino alla loro morte e POI a Edgar. Allora Edgar sbrocca ma invece di affogare i felini nella vascadabbagno come avrebbe fatto qualunque persona sana di mente li addormenta e li abbandona in campagna. Lì conoscono Romeo, gattone romano (che in realtà era irlandese e infatti è roscio ma vabbè) super fricchettone che li porta nella Parigi vera, quella della monnezza per la strada, della puzza di piscio e dei concertini illegali nelle soffitte. La bella Duchessa è molto attratta da questo lato hardcore della città e dalla rozzezza di Romeo ma alla fine il richiamo della classe sociale ha la meglio e così rifiuta il miglior amplesso della sua vita per tornare alla toletta quotidiana e alla morbida moquette della villa di Madame Adelaide. Romeo è deluso e arrapato ma da bravo uomo libero col cuore d’oro riaccompagna gli aristogatti alla magione. Quando Edgar li vede non ci vuole credere ma invece di prenderli e affogarli finalmente nella vascadabbagno come a questo punto avrebbe fatto pure Madre Teresa, li mette in un sacco e chiama DHL per spedirli a Timbuctù, che gli costerà pure una fortuna, ma er Groviera corre a chiamare Romeo il quale pensa che magari se salva Duchessa poi almeno una pippa ce la svolta e insieme a tutta la banda di randagi libera i felini e spedisce il maggiordomo in Africa. A quel punto Romeo entra ufficialmente nella Parigi-bene, mettendosi pure un ridicolo papillon da gatto bo bo, facendo un pernacchione a tutti quei bei discorsi da giovane con gli amici mentre si passavano gli spinelli e parlavano di lotta di classe. Il testamento viene modificato e tutte le ricchezze vengono devolute, non più ingiustamente ai gatti ricchi della signora ma a tutti i gatti randagi del quartiere, in barba ai bambini senza scarpe coi piedi neri che venivano ad elemosinare briciole ogni mattina. Madame Adelaide firma il testamento, fa il gesto dell’ombrello verso le banlieues e finalmente tira le cuoia e va all’inferno.

Amore perché piangi?