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Tre anni dal Bataclan

15 Nov

Sono passati tre anni.

Tre anni fa, un venerdì sera, ad un concerto rock, più di cento ragazzi venivano uccisi dalla follia del terrorismo. Invece di piangere in silenzio ognuno aveva gridato la sua, sui social e in TV, senza sapere né capire un cazzo, me incluso, capi di governo inclusi.

Due anni fa si inscenava una tristissima recita in favore di telecamere, ovviamente live, riaprendo il Bataclan in un quartiere blindato coi poliziotti in assetto da guerra e proclamando il “ritorno alla normalità”. La normalità per fortuna era tornata dal giorno dopo la strage fino al giorno prima dell’anniversario, per poi riprendere l’indomani.

Dopo il Bataclan ci sono stati gli attacchi a Bruxelles.
Poi Nizza, Barcellona, Manchester, la Germania, non so più in che ordine.

Le candele si sono consumate, i fiori, le foto e le dediche sono state rimosse. Si diceva “l’Europa non dimenticherà i suoi morti” ma forse non vedevamo l’ora di farlo, per tornare ad essere sereni nei centri commerciali, cercando i saldi sulla felicità. E’ giusto essere andati avanti, è giusto godere del fatto di essere vivi, è giusto cercare la leggerezza in questo mondo pesante.

Ma è giusto anche ricordare per un istante.
Ricordare i fiumi di parole, l’ondata di odio, il razzismo dilagante, la paura e lo sgomento, il senso di impotenza e il dolore per quelle vittime che potevamo essere noi.

E rendersi conto che non è cambiato niente di niente di niente e che la realtà è la cosa più difficile da riconoscere in mezzo a questo bombardamento di notizie sempre nuove ma sempre uguali, di immagini sempre più belle ma sempre più vuote, di bisogni sempre più indotti ma sempre più necessari, di astrazioni sempre più iperboliche ma sempre meno umane.

Mi ricordo la solidarietà ed il senso di unione in mezzo a tutte quelle lacrime.
Quello non voglio dimenticarlo.
La voglia di abbracciare tutti quelli che come me non contano un cazzo e che saranno sempre vittime dei brutti giochi dei potenti, sia da una parte che dall’altra.

E la rabbia per un sistema malato di cui siamo sia prodotti che produttori.

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CesKoZ intervista INUDE

25 Ott

Mi sono stati descritti come gruppo di ragazzi leccesi in un mini tour europeo grazie ad un progetto della Regione Puglia ed il mio pregiudizio ha subito pensato alle tanto detestate pizzica e/o taranta.

E invece.

Sono arrivato durante il sound-check al Vk, la sala concerti di Molenbeek (Bruxelles) e sono rimasto rapito dalle loro sonorità e dalla splendida voce di Flavio. Mi hanno fatto pensare all’anima più elettronica dei Radiohead con un’aggiunta di MDMA.

E a quel punto gli ho rotto i coglioni per intervistarli.

Se non li conoscete seguiteli, meritano di fare strada, possibilmente fuori dall’Italia, dove Gabbani sbanca.

Ceskoz intervista Samuel

24 Ott

Samuel Romano è uscito dal gruppo. Ma solo temporaneamente.

Aveva voglia di esprimere la sua più personale sensibilità artistica, mettersi in gioco in un mondo diverso dai Subsonican, costruirsi una nuova identità musicale ma soprattutto voleva venire a Bruxelles per farsi intervistare da me.

Primavera, poifinta.

18 Mag

Bruxelles è un luogo magico che ti fa sentire più vicino a Dio. Parliamo ovviamente di magia nera. E non è riferito al quartiere congolese.

Ieri faceva caldissimo e proprio nel suddetto quartiere, sudando come un rinoceronte in sauna e rischiando continui incidenti in bicicletta per non perdere neanche una scollatura d’ebano o afrominigonna ondeggiante ma cercando anche di evitare frontali con auto e investimenti personali, nel senso di mettere sotto persone, che voi con la mente economica chissà che avete pensato, mammamia come siete attaccati al danaro, insomma ero lì in bici con la testa tipo spettatore di partita di tennis a tripla velocità e ringraziavo Vostro Signore per averci donato il sole, il cielo azzurro, i fiori ma soprattutto quelle creature che quando sbocciano loro in primavera anche i fiori si girano a guardarle e poi esternano pollini di felicità e pensavo che di questa città è facile parlar male ma è un posto incredibile dove nel giro di un giro in bici in una giornata assolata a metà maggio puoi riempirti gli occhi e il cuore con tutte le etnie possibili, incroci inclusi e innamorarti per qualche secondo di capelli biondi, occhi nerissimi, pelli salmonate, sguardi a mandorla, sorrisi lentigginosi, treccine elaborate, acchitti nostrani, e tutti gli eufemismi che si potrebbero riassumere in multietnofregne ma risulterebbe meno aulico e qualcuno potrebbe non cogliere la poesia che si cela dietro tette e culi primaverili ma per farla breve ieri ero felice.

Oggi ci sono dieci gradi in meno e piove, in giro ci sono solo uomini vestiti male con le facce incazzate e chiaramente si tratta di una maledizione, cioè magia nera, da cui il luogo magico dell’inizio del post e come dicevo sto facendo di tutto per avvicinarmi a dio, perché se riesco ad acchiapparlo…

Buona giornata a chi ha la primavera dentro ma soffre d’allergia e starnutisce l’anima. E a chi abita nel sud del mondo dove non c’è lavoro, non ci sono servizi, ma ci sono le cosce di fuori.

Ce Matin

26 Apr

Stamattina finalmente a Bruxelles è spuntato il sole e il cielo è azzurro. Apro la finestra per godere della frizzante brezza primaverile e invece è come se ci fosse una lastra di ghiaccio al posto dell’aria.

L’aria è freeze-ante.

(la freddura poliglotta)
(la parola “freddura” in questo caso è nel ruolo di sè stessa)
(il suffisso “ante” è nel ruolo della finestra)

C’è un’escursione termica paurosa tra sole e ombra. Andando in bici sotto al sole ho anche sudato, poi sono entrato in un cono d’ombra, quindi un cono gelato, e sono uscito con la brina sui baffi e una cialda sull’orecchio. Si, volevo scrivere “nel culo” ma poi mamma e papà mi dicono che uso troppe parolacce.

Ora mi sono rifugiato in un negozio di termosifoni e creme solari e cerco di organizzare le idee per affrontare al meglio questa nuova giornata ancora senza guerra atomica.

Buona giornata a chi crede alle mezze stagioni, vota le mezze calzette e ordina le mezze porzioni.

CesKoZ intervista Dente

21 Mar

Neanche Dente è riuscito a sfuggire alla mia intervista pre-concerto a Bruxelles.

L’esuberante cantautore non-hipster e non-indie si è aperto parlando di musica, di capelli e di tarzanelli, il tutto in bianco e nero, fino alla colorata gag finale.

Ora clicca sul video per fare traffico e se ti va guardalo pure.

Devo trovare un ufficio stampa migliore.

 
PieSse:
trova l’aggettivo sbagliato nel testo sovrastante.

CesKoZ intervista i Punkreas

6 Mar

Dopo 28 anni di carriera continuano ad essere puramente punk e vanno in giro sui palchi italiani e non solo a far pogare, saltare e incitare i giovani indie intellettuali a mostrare il lato ruvido. Con la stessa energia di sempre.

Loro sono i Punkreas, intercettati a Bruxelles nell’ultima tappa del tour europeo grazie a BeitLive.

Un’intervista più radiofonica che video dato che le immagini sono inguardabili ma l’importante non è la forma: è la sostanza. Soprattutto se viene da Amsterdam.