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Un po’ di musica

12 Mar

Una parte di me vorrebbe tornare indietro
a quando c’erano i capelli
e tutto era più leggero
tranne la musica.

Una parte di me vorrebbe saltare in avanti
a quando il mondo avrà deciso
se divorare sé stesso
o cambiare la musica.

Ogni parte di me spinge o tira
in direzioni differenti
mentre seduto in poltrona
metto un po’ di musica.

(tratto da “Poesie improvvisate”, edizioni mentali, 2018)

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Devi votare il meno peggio

27 Feb

Dice devi votare.
Dice devi votare il meno peggio.
Dice devi votare l’unico partito in grado di guidare l’Italia (dove, non si sa).
Dice guardiamoci negli occhi, anzi nelle palle degli occhi, anzi nelle palle e basta e poi martelliamocele.

Dice che è tutta colpa degli immigrati e delle unioni tra persone dello stesso sesso.
Dice che Berlusconi con la Mafia non c’entra niente.
Dice che Renzi non è il centrosinistra che il centrosinistra è quell’altro.
Dice che c’è pure D’Alema.
Dice D’Alema e Berlusconi mi ricorda qualcosa che preferisco dimenticare.

Dice che bisogna ridursi lo stipendio ed essere onesti, non importa saper fare politica.
Dice che poi l’Italia si riprende, le aziende si riprendono, il morale si riprende.
Dice meno tasse e più lavoro.
Dice reddito per tutti.
Dice un milione di posti di lavoro.
Dice più Europa e meno spesa pubblica.
Dice no all’euro anzi si anzi forse.
Dice ognuno quello che vuole tanto nessuno poi andrà a chieder conto, come sempre.

Dice che quelli che avrei votato non sono riusciti a presentarsi all’estero.
Dice che la dice lunga anche se dice che l’hanno ostacolati.

Dice comunque devi votare perché è un dovere.
Dice che gli altri so’ tutti ladri.
Dice che se voti quelli butti il voto.
Dice che comunque votare è un diritto.

Dice che il voto è segreto.
Dice che se non voti bene lasci il paese alla destra.
Dice che siamo in democrazia.
Dice che alla fine un popolo ha quello che si merita.

Dice che io voto come cazzo me pare e poi non ne voglio più parlare.

Poesia per Guido Catalano

30 Ott

Guido Catalano scrive poesie sui libri
E legge queste poesie in pubblico
E il pubblico compra i suoi libri
In un perfetto circolo letterario

Guido Catalano voleva fare la rockstar
CesKoZ voleva fare l’artista a tre e sessanta*
Il primo è diventato un poeta vivente
Il secondo ora intervista i cantanti **

Guido Catalano finisce il tour a Bruxelles
CesKoZ ivi si trasferì nove anni or sono
Forse l’uno non sapeva di quell’altro
Ma quell’altro tramava per parlargli

Guido Catalano entra in questa libreria
Che poi è anche bar e ritrovo di emigrati
E con una birra e il suo sciàrm poetico
Si ritrova con camera e microfono puntati

* Non è una licenza poetica, non vuole dire proprio niente. O vuol dire tutto, che è uguale.
** Pagato in bevande alcoliche e spettacoli gratis, ma questi sono dettagli

Tutti sti versi sprecati solo per dire che qui sotto potete assaporare la mia intervista a Guido Catalano, un video che trasuda letteratura e sensualità.

Autunno

22 Set

Autunno.
Cadono le foglie.
E i capelli.
L’estate è finita e si tira fuori la giacchetta.
A Bruxelles pure i piumini, lo scalda-sonno, la legna da bruciare la notte intorno al letto, il bue e l’asinello.
Il mare è un ricordo lontano.
Ma sta per arrivare l’inverno.
E presto sarà Natale.
Non ci saranno i soldi per andare in settimana bianca.
E farà così freddo che non si potrà più uscire di casa.
Ci nutriremo del bue e dell’asinello alla brace.
La natura sembrerà morta sotto il manto nevoso.
Gli animali si preparano per il letargo.
Il sole sarà pallido e tiepido.
Ma non si deve perdere la speranza.
Perché forse prima dell’inverno ci sarà la guerra nucleare.
E finalmente potremo scaldarci.
Ma intanto godiamoci l’allegra malinconia autunnale.
Portatrice di meravigliosi colori, di profumo di foglie bagnate, di castagne e vino rosso e di antidepressivi in supposte giganti.

Buon autunno a chi sotto la scorza di cinismo ha ancora un cuore caldo che batte.
Potremmo mangiarglielo in caso di necessità.

Devi cercare il sole

29 Giu

Devi cercare il sole.
Guardare in alto verso quell’antica divinità che ci da luce e calore e vita stessa.
Dicevano.
Ora vedo tutto a macchie gialle e viola.
Bisogna essere chiari quando si usano le metafore o i modi di dire.
Come quello che si presenta dalla bella con un raggio di sole e lei muore ustionata.
Un colpo di calore, hanno detto.
E’ una freddura, hanno detto.
Ma se stamo a parla’ de sole e de calore come fa ad essere una freddura?
Io a volte non vi capisco.
Dicevano.
A volte non mi capisco manco io.
E smetto di parlarmi per giorni.
E se non parli da solo finisci per impazzire.
E guardi il sole cercando calore trovando solo macchie di colore e freddure bollenti.
A volte è meglio non dire.
Si potrebbe trattare di bisogno d’amore.
O d’amaro.
O da Mara.
Vediamoci là quando calienta el sol.
Mara la bibliotecaria che organizza le serate di poesia?
Chiedono.
No no, Mara la Buzzicona, quella che frigge pure er vino.
Ah, dicono.
E l’ultimo paga l’amaro.

(UnGarelli, il poeta a motore, scoppiato)

MMDCCLXX a.U.c. – 2770esimo Natale di Roma

21 Apr

Da du’ baracche accanto ar fiume bionno
Te sei ingrossata fino a mezzo monno
Poi sei caduta eppoi risollevata
E t’aritrovi mo’ Pentastellata

Ce sta quarcuno che sta male e che se lagna
E quarcun antro che intrallazza e che ce magna
Ce sta la Mafia a organizza’ l’apparti
E ce sta er Papa a riempi’ li sparti

Vengheno i zozzi a festeggia’ i trattati
E a chiede un po’ de pane l’immigrati
Vengheno a lascia’ er core li turisti
E nun se sfileno dar cazzo li fascisti

La corruzzione te divora l’intestini
Mentre li sorci mozzicheno li regazzini
Ce so’ li buchi su le strade e ne li conti
L’aria è annerita e la monnezza a monti

Eppure…

Eppure si te guardo, mia città
Me se gonfia er core e devo sospira’
Perché puro si è facile a parla’ male
Nun se ne trova ar monno n’antra ugguale

Dovunque li probblemi so’ li stessi
Chi cià er potere pensa all’interessi
E noi poracci stamo sempre a lavora’
Pe’ le bollette e le altre tasse da paga’

Ma armeno a Roma potemo sorti’ fori
E fasse un giro verso Campo de’ Fiori
Nun c’avremo i sordi pei regali
Ma annamo a spasso a li Fori Imperiali

Le vacanze quest’anno so’ più brevi
Ma potemo anna’ a vede’ Fontan de Trevi
La machina oramai nun è più bona
ma annamo a piedi fino a Piazza Navona

E si s’aggrava poro nonno che scatara
Je famo pija’ aria a Villa Sciara
E pure si dormimo sotto a li ponti
Se famo er bidé a Trinità dei Monti

Inzomma…

Inzomma è chiaro, è questo qua l’andazzo
Stanno bene solo l’amici de Stocazzo
Pe’ tutti l’antri nun c’è trippa pe’ felini
E questo vale da Nuiòrc a Montecatini

Perciò in mezzo a tutta sta monnezza
Mejo rifasse l’occhi e er core de bellezza
E quindi sia ner bene che ner male
T’ho scritto tanti auguri de Natale!

Ricettivismo (titolo insensato)

31 Ott

Raccogli la tristezza a mani nude
mettila in una bacinella e ricoprila di coriandoli
aggiungi una manciata di entusiasmo
e un pizzico di malinconia.

Lasciala riposare sotto cassa per un paio d’ore
alternando pianoforte ambientale
a quattro quarti elettronici
più un pezzo punk a scelta.

Prendi il coraggio a quattro mani
che chi fa da sé fa per tre
quindi ti restano ancora due mani libere
con le quali applaudirti.

Scegli il senso giusto per cercare la felicità
(ne hai cinque a disposizione più altri infiniti)
e quando la trovi vedi di esserne felice
altrimenti hai perso tempo ed energie.

Riprendi la bacinella e agita tutto a 160 bpm
versa in un bicchiere d’acqua fresca
e mentre bevi pensa che la vita è bella
anche se non ci hai mai capito un cazzo.