Bataclan, un anno dopo.

14 Nov

Parigi è finalmente tornata a vivere.

Per un concerto si sono blindati due isolati dell’11esimo arrondissement, si è chiuso un giardinetto, ci sono più poliziotti che piccioni, i cani antibombe sniffano ogni cosa e chi abita in zona non può aprire le finestre per tutta la durata del concerto che celebra il ritorno alla normalità.

Parigi questo sabato è tornata a vivere, a detta delle telecamere di tutto il mondo.

Come se per un anno i francesi non fossero più andati a lavoro o al cinema o al bar. Onorare le vittime significa dimostrare che la loro assurda fine non sia stata una vittoria per quei pazzi criminali e che la vita trionfa davvero. Cosa ampiamente dimostrata da una città che dal giorno dopo ha creato l’hashtag #jesuisenterrace e invece di bersi la paura subdolamente razzista vomitata dai media, usciva di casa a bersi birra e realtà.

Il terrorismo è un biglietto perdente della lotteria. Una lotteria folle e macabra che da anni stiamo alimentando facendo finta di non vederlo. La politica, le autorità, le istituzioni, i diciottenni in mimetica col mitragliatore e i poliziotti a brutto muso sono parte integrante del gioco d’azzardo.

I servizi segreti ungheresi (?) rivelano che i terroristi sono arrivati mischiati agli immigrati. Tipo: “una ricerca di McDonald’s dimostra che il BigMac fa dimagrire”. Magari semplicizzo un po’ però daje su…

Ma le targhe, le cerimonie, le misure eccezionali di sicurezza postume, la militarizzazione, sono un’ipocrisia e una ridicola ostentazione che è un insulto a quei poveracci usciti un venerdì sera (o in metro un martedì mattina o su una spiaggia o ad un mercato) e mai ritornati a casa. L’unico modo per celebrarli davvero è continuare ad uscire, cantare ai concerti, sdraiarsi al parco, andare a lavoro e al mercato. Cosa che abbiamo tutti continuato a fare dal giorno dopo senza nessuna interruzione, lontani dalle telecamere che inquadrano solo il potere e i simboli posticci di una società che ormai sta correndo bendata in un labirinto di specchi. L’abbiamo fatto perché non dobbiamo dimostrare niente a nessuno, perché siamo quelli che potevano finire come quelle vittime.

La vita trionferà sempre e la vita siamo noi, quelli che davanti al bar non vogliono i soldati ma i saltimbanchi, quelli che muoiono per brutti giochi organizzati da altri, quelli che non contano niente ma che dall’alba dei tempi mandano avanti il mondo.

Spegnete la TV, il mondo reale è mille volte più bello di quello che vorrebbero farci credere.

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Una Risposta to “Bataclan, un anno dopo.”

  1. Mari 15/11/2016 a 15:47 #

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