Il linguaggio universale

26 Ott

Nella stanza dormono tutti, dalla tenda tirata entra poca luce. L’aria è appesantita dai fiati e dai peti di tutti quei corpi che russano. C’è della musica classica in sottofondo, concilia il sonno.

Lui adesso è sveglio.

Si guarda intorno nella penombra e per un attimo non riconosce dove si trova. Gli viene in mente casa sua e avrebbe voglia di gridare o di piangere ma si accorge che è sveglia anche lei.

Lei sta leggendo un libro e ascolta la musica classica vicino alle casse. Alza lo sguardo dal libro, incrocia lo sguardo di lui, nasconde il sorriso dietro la copertina ma gli occhi non possono mentire. Sorride anche lui, in quel modo irresistibile.

Lei torna a leggere ma con la coda dell’occhio lo controlla. Lui rimane un po’ imbambolato, sbadiglia e poi si alza. Si fa strada barcollando tra i materassi, le coperte, le gambe e le braccia disordinate sul pavimento, fino a raggiungerla.

Si siede accanto a lei non smettendo di sorridere e inizia a parlare.

Le racconta quello che ha fatto prima di arrivare in quel posto e quello che farà quando ne sarà uscito. Le racconta le cose che ha visto, forse inventando qualcosa, forse raccontando semplicemente quello che ha immaginato. Lei lo ascolta rapita e poi è il suo turno. Gli parla della sua famiglia, della sua casa, del suo gatto. Poi inventa qualcosa anche lei, o comunque tinge la realtà di “più bello”, come solo loro sanno fare.

Qualcuno da dietro la porta li sta osservando. Aveva sentito dei rumori e pensava di dover intervenire ma non ha il coraggio di alterare quella situazione di calore umano così spontaneo e puro.

Forse il vero amore, forse la vera umanità.

Passano venti minuti così, sospesi nel tempo e nello spazio delle storie che si stanno raccontando nel linguaggio universale. Il più primitivo e al tempo stesso il più divino.

Pian piano si svegliano anche gli altri e a quel punto la donna entra nella stanza senza fare caso a quell’odore forte, ormai ci è abituata. Apre la finestra per far entrare un po’ di luce e un po’ d’aria. E’ tutto uno sbadiglio e uno stiracchiamento. Lui e lei si lanciano uno sguardo d’intesa e poi corrono alle seggiole intorno al tavolo per fare merenda. Oggi la maestra ha preparato una macedonia.

La storia è vagamente romanzata, lei è bionda e ha due anni, lui ha diciannove mesi ed è mio figlio.

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3 Risposte to “Il linguaggio universale”

  1. Stefano 27/10/2016 a 09:42 #

    Tutto suo padre!

  2. ElenaRigon 26/10/2016 a 12:48 #

    Dai fiati e dai peti è bellissimo

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