Holiday on Ice Cream (Opera)

19 Ago

L’estate è come un gelato mangiato sotto al sole di ferragosto.

Una frase così, corredata di parentesi col mio (nome e cognome) potrebbe benissimo finire nei diari degli adolescenti disadattati o a mo’ di didascalia sotto foto semi sexy di fanciulle in bikini leccanti sul bagnasciuga. Il bello degli aforismi (belli) è la loro completezza, il non dover aggiungere niente perché è tutto già spiegato nella frase istessa che poi ognuno interpreta in maniera leggermente diversa dagli altri a seconda del proprio livello di sensibilità o dello storico di esperienze personali o della taglia di reggiseno.

Ma questo diario virtuale di post-adolescente disadattato imprigionato nel corpo di un bellissimo giovane uomo alto e stempiato è famoso – per lo meno tra la nicchia di fortunatissimi dei quali fai parte anche tu se stai leggendo codeste righe – per rovinare ogni cosa ben iniziata.

Chi ben comincia è a metà dell’opera.

Ma magari aveva pagato il biglietto intero e si sa che i biglietti dell’opera costano un casino quindi gli rode pure il culo essersi perso tutto l’inizio. Tra l’altro già non si capisce un cazzo quando cantano tenori e soprani che si mangiano tutte le consonanti, in più ti ritrovi che non sai bene come si è arrivati a quella scena e non puoi neanche chiedere al vicino “scusi che è successo finora?” che quello dice “ah ci’ col casino de euri che ho pagato te devi sta’ zitto” e allora quello dietro fa “ssssst” e il tuo vicino dice “guardi che ha iniziato lui” e quello dice “non mi frega un cazzo chi ha iniziato basta che la finite che ho pagato un casino di euri” e allora un altro dice “a purciari qua già non ce se capisce un cazzo che questi se magnano tutte le consonanti, se non c’avete i soldi pe veni’ all’opera annate a vede’ Checco Zalone” e allora il vicino si altera e fa “guardi che Zalone mette in scena un’intelligente critica al malcostume italiano un po’ come il grande Albertone” e allora si alza un intellettuale di sinistra citando Nanni Moretti “ma che stiamo su un film di Alberto Sordi?” e finisce in rissa prima verbale poi fisica, con gli attori che restano basiti a guardare il pubblico che fa a botte mentre l’orchestra enfatizza la bagarre con un sostenuto andante imperioso.

Quindi, tornando alla storia del gelato, l’idea iniziale del post era rappresentare con un’immagine la brevità appagante della stagione preferita da tutte le persone normali. Ma non basta la frase in sé. Magari su un diario rosa si, ma non qui. Qui dobbiamo scavare a fondo. Come fanno i bambini nella sabbia cercando l’acqua ma sognando il petrolio, piccoli capitalisti incoscienti.

Mentre lecchi il gelato che ti rinfresca dall’arsura in una sfida di velocità contro i raggi del sole che con le loro leccate bollenti lo riducono in gocce, sei anche vestito. Indossi una Polo bianca e pantaloni di Lino Beige. Lino Beige te li ha prestati volentieri ma si è raccomandato di non sporcarli perché poi per lavare la lana sono cazzi. Quindi la goccia di cioccolato scivola prima sulla Polo bianca, lungo tutta la carrozzeria, sul parabrezza e poi cola dal fanale sulla coscia dei pantaloni di lana. Imprechi e ti chini per cercare di riparare il danno quando il bambino che sta giocando vicino a te manda una spruzzata di sabbia sul gelato, si volta per chiederti scusa ma rimane in silenzio a guardarti una manciata di secondi poi inizia ad indietreggiare lentamente mantenendo lo sguardo terrorizzato su di te mentre cerca la mamma. Lo senti bisbigliare “mamma quello è un transformer pazzo?” ma la mamma lo prende per mano e si allontanano velocemente in cerca del bagnino o della polizia. Stramaledici il tuo amico Lino Beige e il tuo amico Franco Italiano, che poi sono la stessa persona, per averti prestato un paio di pantaloni di lana a ferragosto ma soprattutto quel tuo maledetto gusto per gli stupidi giochi di parole che manco gli adolescenti disadattati sotto trip prenderebbero in considerazione. Eppure hai trovato il modo di indossare un’automobile Volkswagen pensando di far ridere qualcuno.

L’estate sta finendo, non c’è un cazzo da ridere.

Il gelato è appagante ma ti ha macchiato il vestito e siccome l’hai mangiato di fretta per non farlo squagliare ti si è piazzato sullo stomaco. Ecco, tutto questo era per spiegare didascalicamente l’aforisma iniziale.

L’estate è come il gelato: hai un senso di appagamento, ti porti addosso qualche segno e qualcosa ti brucia nello stomaco.

E vorresti altri mille gelati.

(Nome Cognome)

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