Cold Story

10 Ago

Mille idee, mille progetti, mille alternative possibili.

Finite le vacanze estive torno a casa nel Fuckin’ Nordeuropa pieno di entusiasmo e voglia di fare e per superare il trauma del repentino cambio climatico – prendere un volo Roma/Bruxelles è come viaggiare nel tempo: parti ad agosto e atterri a novembre – mi butto subito su una bella birra ghiacciata, l’unica cosa per cui sono contento di stare in questo paese.

Mille idee nella testa da portare fuori di lì.

Spalanco il frigo e una ventata di aria calda e odore di cipolle morte mi si infila nel naso, sale nel cervello e mi si tuffa nel cuore. Il frigo è rotto, le birre sono calde, l’umore si scioglie come il guazzetto nel congelatore (per fortuna vuoto).

Mille progetti da plasmare con le mani.

Frigo a incasso in colonna con microonde, per tirarlo fuori devo smontare tutto. Respiro polvere, produco sudore, sogno sempre di più la birra ghiacciata. Quando sono tutto sporco e affaticato mi ricordo di essere un maschio beta, di quelli che scrivono poesie seduti su uno scoglio mentre gli alfa cacciano mammut a mani nude, quindi chiamo un tecnico.

Mille alternative possibili per trasformare questa realtà.

Il tecnico arriverà dopo le due, quindi ho tempo di prepararmi il pranzo, pasta al sughetto di pomodoro e mammut affumicato. Butto la pasta e il tecnico arriva, con un’ora di anticipo. Entra, saluta, posa la cassetta, si sdraia sotto al frigo, da un paio di cazzotti al motore, poi si alza con la faccia come a dire “mi dispiace, non c’è niente da fare” e mi dice: “mi dispiace, non c’è niente da fare”. Ma subito dopo aggiunge: “sono settanta euri per la chiamata”.

Mille sogni da realizzare, mille idee da fissare, mille santi da tirare giù a fucilate.

Pago, prendo la ricevuta, cerco di spegnere il suo sorriso con lo sguardo ma è impossibile farlo con uno che in 10 minuti ha guadagnato 70 euri. Sè la vì, dicono i franzosi. Il tecnico va via, do un occhio ai prezzi dei frigoriferi e lascio il fucile che avevo rivolto ai santi per prendere un bazooka. Ma non è colpa loro. Non è colpa di nessuno. Poi mi ricordo la pasta.

Mille bozzoli mentali da dischiudere, mille possibilità da indossare, un piatto di pasta scotta dal gusto amaro da mangiare.

Questa volta la colpa è solo di una persona. E’ inutile prendersela con gli altri quando si fa qualche cazzata. I santi non c’entrano niente. Qui c’è lo zampino di Vostro Signore in Persona.

Ma c’è un colpo di scena positivo: ho il congelatore separato, dove avevo inserito un paio di 33cl poco prima. La freschezza onomatopeica del FZSSS accompagnato dalla schiumetta che imbianca la lattina. Raffreddo la rabbia, rassodo la pasta, disseto l’umore.

Le idee, i sogni e i progetti comunque sono sempre lì, in attesa di un frigo nuovo.

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