Roma, giorno 10

13 Giu
Non è vero che a Roma non piove mai. Ma quando piove a ‘na certa smette. E comunque è bella pure bagnata. E mi fermo qui.
 
–flashback giorno 8–
La mattina di sabato ho assistito alla simbolica rioccupazione temporanea del Teatro Valle, che a due anni dallo sgombero è rimasto tale e quale: inutilizzato. Così come il cinema America, il cinema Aquila, il Rialto, il primo Angelo Mai e per andare a decine di neuroni fa, il Blue-Cheese. Spazi in cui la mia generazione e quella dopo hanno potuto essere felici e spensierate, a prezzi modici, fuori dal mainstream dei “ragazzi dei centri commerciali”. Spazi di vita colorata e artistoide nel grigio di una città meravigliosa lasciata morire ogni giorno, ostaggio di mafie, intrallazzi e pigrizia atavica. Ma una realtà vivida, intelligente, aperta, indipendente o anche semplicemente allegra può rappresentare una pericolosa metastasi benigna. E allora si deve curare col rigido manganello della legge, perché l’occupazione è illegale, perché la sicurezza non è a norma, perché le nuove idee sono pericolose. Gli anticorpi della fortezza romana si svegliano, sgomberano, sigillano e poi tutti possono continuare a dormire, tra passaggi di bustarelle e strette di mani viscide. Che l’importante è fare shopping.
–fine flashback giorno 8–
 
Sto capendo che sta città ormai è fatta per i ricchi. Chi ha casa in centro, la tata che segue i bambini, un lavoro ben pagato che non duri 12 ore al giorno e qualche visita nelle cliniche private dice che è la città più bella del mondo. Gli altri bestemmiano.
 
Il fascino dell’antico abbandonato in una modernità che non è mai cominciata, la ricerca delle regole nella capitale più zozza d’Europa, gente che ruba gli straordinari e vota cinquestelle perché so’ onesti. Ricchi e Poveri sempre più distanti. E però ci stanno togliendo tutti gli spazi per sfogarci. A parte i centri del divertimento pilotato e dello shopping da poracci fatti con lo stampino made in Bangladesh.
 
D’altro canto lavorare a Roma è pure fare un servizio sulla riapertura di un palazzo storico, con visita guidata e buffet a base di cucina popolare ottocentesca. Leggi “pasta e facioli, trippa e vinello”.
 
Mancano due settimane alla fine del mio soggiorno romano ma la nostalgia è già tanta, perché comunque Roma è lontanissima.
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