Flusso lunedico

12 Ott

La sveglia che suona alle 6.La mattina che è ancora notte.

L’auto affittata super coatta.

L’autunno che inverna.

L’autostrada che nebbia.

Gli aggettivi che sostantivizzano, gli oggetti che si assoggettano, i vice che si versano.

La grammatica rivisitata dalla stanchità.

Errori neologistici che sono poeti licenziati.

Le dita che vanno senza ascoltare il cervello.

Gentiloni che dice che per ora non bombardiamo.

Discutiamo coi turchi.

Mentre armiamo i curdi.

I turchi dicono che i curdi sono tutti terroristi.

I curdi combattono in prima linea contro l’Isis.

Forse anzi so’ gli unici che lo combattono davvero.

Quasi corpo a corpo.

Senza abbattere ospedali.

Ma gli altri arginano due milioni di siriani.

E noi siamo amici di tutti.

Tutto ciò nel Lussemburgo con la sua inutile ma paridisiaca fiscalità.

Nonché presidenziale semestre.

Chi me capisce è bravo.

E bello.

E se me spiega me fa un favore che non m’areggo in mente.

Né in piedi.

Bruxelles intanto si avvicina di nuovo.

Mentre una nuova giornata volge al termine.

Più vicini alla fine del mondo.

Di un giorno.

Che in confronto all’eternità è un millesimo de caccola.

E quindi niente, è lunedì.

E già sogno er uichènd.

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