L’era dei nostalgici

14 Mag

Viviamo tempi frenetici: corriamo a velocità supersonica per anticipare il futuro, pensando che il futuro sia un oggetto ultratecnologico che fa in metà tempo la stessa cosa che fa quello che già abbiamo e che getteremo per aumentare l’inquinamento, far lavorare i nuovi schiavi dei paesi lontani e alimentare il consumismo.

(tratto da “La Civiltà Occidentale riassunta in 3 righe”, di Francesco Cardarelli, stampato su un tomo di 700 pagine – di cui il resto sono bianche, questo è il testo integrale – in carta pesantissima ultra raffinata che per essere prodotta è costata lo sgombero di almeno 4 tribù di quegli indios nostalgici della foresta Amazzonica)

Insomma guardiamo sempre avanti e molto spesso “avanti” a noi c’è un televisore che ci flagella con le informazioni, ormai 24 ore su 24, cercando di fare a gara tra canali a chi fa più sensazionalismo, tanto che un banalissimo incendio all’aeroporto di Fiumicino è diventato più grave dell’attacco alle Torri Gemelle del 2001.

Ma in questo nostro guardare sempre avanti, mi chiedo perché non c’è mai nessuno che ad un certo punto si ferma, spegne il televisore e così, tanto per curiosità, anche solo per vedere se gli è caduto il portafogli, si guarda indietro.

C’è l’emergenza immigrazione perché “orde di disperati” stanno arrivando sulle nostre coste, c’è l’emergenza terrorismo perché un gruppo di jihadisti sanguinari tiene in scacco 3 paesi e minaccia le nostre case (grazie alle armi e ai mezzi americani, ma non stiamo a complicarci troppo la vita)…

Ma a nessuno viene in mente di domandarsi da dove vengano fuori queste emergenze?

Cioè a me, che per caso mi sono fermato un attimo ad allacciare una scarpa e – tra l’altro ho trovato un portafogli purtroppo senza documenti quindi me devo tene’ i soldi – quando sento i nomi dei paesi in cui stanno succedendo tutti questi casini, mi tornano in mente tutte le guerre che negli anni ci hanno convinto fossero giuste, che avrebbero salvato i popoli e che fossero un gesto di magnanimità verso chi non ha la nostra democrazia e quindi deve importarla a suon di bombe. Quindici anni fa c’era un movimento grande quanto il mondo, tutto colorato, che si ribellava e pensava che un altro mondo fosse possibile. Poi gli spararono addosso e gli fecero capire che i colori dovevano restare zitti. Poi caddero le due torri e la libertà divenne solo un ricordo.

Poi ci fu l’incendio di Fiumicino e si capì che più giù non si poteva andare.

Ma il popolo colorato, anche se a bassa voce, continuava a dire che una guerra non può mai essere giusta e non potrà mai risolvere niente.

Iraq, Afghanistan, Siria, Libia. Forse quel popolo colorato non aveva tutti i torti.

Abbiamo creato noi occidentali il casino che c’è adesso. E nessuno dei mandanti ha il coraggio di uscire allo scoperto chiedendo scusa al mondo intero e soprattutto a quei paesi. Come Italia non ci siamo mai tirati indietro, partecipando alle “missioni di pace”, mentre gli alleati seminavano morte e caos.

Ed ora arriva l’ISIS e arrivano i barconi dei disperati; qualcuno vuole addirittura creare l’emergenza “barconi dell’ISIS”.

Penso che le colpe della Storia alla fine si paghino e si DEBBANO pagare. Le grandi civiltà che studiamo a scuola sono sempre sorte, cresciute e alla fine sono cadute per fare spazio alle altre, non per forza migliori.

Ma io sono ottimista e spero che arrivi presto l’era in cui a governare il mondo saranno quegli indios nostalgici della foresta Amazzonica, che anche se non ce ne accorgiamo hanno TUTTO da insegnarci.

Ora vado a spendere i soldi trovati per comprare il nuovo modello supertecnologico superrimbambente di qualsiasi cosa sia, tanto non serve e comunque già ce l’ho.

Buon uichènd a chi aspetta la rivoluzione guardando un monitor.

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